Storia dei cimiteri di Parigi

Un breve dossier sui cimiteri della capitale francese: la loro storia, il loro assetto attuale e i personaggi illustri che qui hanno trovato la pace eterna


Oggi si gioca in casa! In effetti l'imperversare della pandemia ci obbliga a rimanere qui in Francia, anche se per il momento tra le 6 e le 18 è possibile muoversi su tutto il territorio nazionale; dopo di che scatta coprifuoco valido in tutto il Paese. Nel frattempo la vaccinazione procede regolarmente, nei limiti della disponibilità dei vaccini. Io stesso ho completato il ciclo visto che dal 18 gennaio gli ultra settantacinquenni (purtroppo il mio caso!) possono accedere al trattamento preventivo.

Non potendomi muovere per viaggiare all'estero, né per diporto né per visitare fiere che, causa di forza maggiore al momento non esistono, ho ripiegato sulla bella città dove vivo da ormai 44 anni che, pur se affascinante, soffre di due gravi difetti ai miei occhi triestini: l'assenza del mare e quella della nostra amata "bora", il vento che ci porta i ricordi della pianura pannonica e per la quale non esistono mezzi termini: o la si adora o la di detesta, come nel caso di Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal, nel breve periodo in cui è stato per tre mesi console a Trieste (dal 25 Novembre 1830) prima di trasferirsi a Civitavecchia.

Parigi offre comunque sempre buone opportunità di viaggio "in loco", in particolare per ri-scoprire o scoprire tout court necropoli mai frequentate prima. La "Lutetia Parisiorum" dei romani entra nella storia verso la metà del primo secolo a.C. quando le legioni di Labieno, luogotenente di Giulio Cesare, sconfiggono gli abitanti del luogo i quali però prima di fuggire incendiano la città. Cosa non sgradita ai Romani che potranno così ricostruirla su un impianto urbanistico (cardo e decumano) simile a quello di Roma. Non solo, ma il fatto che come in patria vi fossero sette colline ed un fiume, non poteva che solleticare la nostalgia dei nuovi padroni. Nasce così quella cultura "gallo-romana" prodotta della fusione tra l'etica ed il modo di vita romani in un contesto prettamente gallico. Essa durerà per cinque secoli ed in alcune regioni, come la Gallia Narbonense, fino al VII sec. d.C. Nel Nord romanizzato, occupato dai Franchi, si imporrà la dinastia regnante dei Merovingi che governerà dal 481 al 751 dando al Paese il primo re: Clovis (Clodoveo). Seguiranno i Carolingi dal 751 al 987 con Carlo Magno come esponente più significativo.

Come noto i Romani preferivano organizzare le sepolture extra muros: i maggiorenti venivano cremati, mentre gli altri erano deposti in fosse comuni. A Parigi la situazione era la stessa, ma man mano che la città si estendeva inglobava i siti che accoglievano i defunti e così per molti secoli vivi e morti hanno, bene o male, coabitato e ciò nonostante i miasmi mefitici che offendevano le narici dei viventi. Non solo, ma in prossimità di quei siti succedeva di tutto: crimini, gozzoviglie, orge vere e proprie... attività che si sono protratte nel tempo visto che questi luoghi, ed addirittura la morgue parigina, erano teatro di baccanali con prostitute ed altro che si lasciavano andare alla dissolutezza in prossimità dei cadaveri, come se si volesse esorcizzare in qualche modo la morte con l'atto che dona la vita.

Il cimitero dei Santi Innocenti

Siamo nel 1190 e Parigi conta soltanto 30.000 abitanti (oggi nella "Grande Parigi" siamo 12 milioni, quasi un quinto dei 66 milioni di francesi). Filippo II Augusto, settimo re della dinastia dei Capetingi, succeduta ai Carolingi, (prende il nome da Ugo Capeto e durerà, in linea diretta o con i rami cadetti, fino al 1848 con le parentesi dal 1792 al 1814 - periodo rivoluzionario e napoleonico - e quella dei Cento Giorni nel 1815) vede il nemico anglo-normanno a 100 km dalla capitale in progressione nella discesa lungo la valle della Senna. Parigi è sporca e puzzolente ed i suoi abitanti sguazzano tra melma ed escrementi. Dopo aver fatto lastricare le rues Saint-Denis, Saint-Jacques, Saint-Antoine e Saint-Honoré decide di cingere la città con un muro alto tre metri impiegando gli stessi blocchi di calcare, provenienti dalla vicina valle della Bièvre, usati già dal 1163 per costruire Notre-Dame.

Sin dal periodo dei Merovingi si trovava in quello che oggi è il quartiere delle Halles, uno spazio cimiteriale fuori dalle mura dove il Re Luigi VI il Grosso fece costruire verso il 1130 prima una cappella e poi una chiesa dedicata ai Santi Innocenti che diede il nome al sito. Filippo Augusto quando fece erigere le mura si ritrovò con la necropoli all'interno di esse e decise quindi, per timore di contagi, di circondare la zona con ulteriori mura alte anch'esse tre metri delimitanti uno spazio a forma di parallelogramma (130m x 65m.) provvisto di cinque ingressi. Si tratta probabilmente del più famoso dei camposanti esistiti a Parigi, in funzione fino al 1780 che nel corso dei secoli ha seppellito più di sei milioni di persone. Oggi a ricordare quel luogo è rimasta solo la fontana degli Innocenti in Place Joachim-du-Bellay. Esso accoglieva le salme provenienti dalle 22 parrocchie parigine, nonché quelli dei defunti nell'ospedale dell'Hotel-Dieu (il solo ospedale di Parigi fino al  Rinascimento), i morti di peste e gli anonimi trovati nella Senna o sulla pubblica via. Vi era una distinzione tra coloro che venivano posti nella zona centrale (i ricchi borghesi sistemati in bare di legno) ed i poveri inumati in fosse comuni periferiche che potevano contenere fino a 1500 corpi accatastati l'uno sopra l'altro.

Il 7 maggio 1780 le mura della cantina di un ristoratore nei pressi del cimitero crollarono e il povero cristo, sceso per spillare il vino, si ritrovò sommerso da una caterva di ossa e di cadaveri che con il loro peso avevano sfondato la parete. Fu tale accadimento ad accelerare la chiusura definitiva del cimitero l'1 dicembre 1780. La chiusura, del resto, era già stata decretata per ordinanza reale del 1776 vista la situazione di malasanità generata dall'ormai incontenibile numero di corpi sepolti in condizioni tali da divenire fonte di epidemie di varia natura, tanto che il luogo era chiamato "carnaio degli Innocenti" proprio a causa delle pessime sepolture effettuate nel corso dei secoli con conseguenti fuoriuscite di liquami e di materiali organici. Le parrocchie tentarono, senza successo, di opporsi a tale decisione che le privava del lucro sulle tasse di sepoltura, ma nel 1786 il cimitero venne svuotato, la chiesa abbattuta e le ossa trasferite in vecchie cave di pietra trasformate in catacombe situate sotto un sito detto de la Tombe Issoire nella zona di Montparnasse. Lo spettacolo del trasloco notturno dev’essere stato allucinante con 117 enormi sacchi ammucchiati su cinque carri ricoperti da lunghi drappi neri. Le ossa tintinnavano come un balafon (xilofono tipico dell'Africa occidentale sub-sahariana) mentre le carrette traballanti si recavano verso la Tombe-Issoire con il sego delle candele che colava copiosamente. Il trasferimento richiese 15 mesi di cortei quotidiani. Oggi le catacombe sono visitabili, l'ingresso si trova nella Place Denfert-Rochereau.

I cimiteri parrocchiali

Esistevano anche cimiteri parrocchiali. Oggi ne rimangono due. Quello più suggestivo, il più piccolo ed il più antico, è il Cemetière du Calvaire (i calvaires sono monumenti pubblici raffiguranti un crocifisso e diffusissimi in Bretagna) che occupa uno spazio ristretto di 600 mq. in quella che si suppone fosse stata un'antica necropoli merovingica. É adiacente alla chiesa di Saint-Pierre de-Montmartre, quindi sulla butte (collinetta) Montmartre, e conta solo 85 sepolture. Apre al pubblico unicamente il primo novembre di ogni anno. Qui vi si trovano sepolti il primo sindaco di Montmartre, Félix Desportes, il cuore di Louis Antoine de Bougainville capo di quella spedizione in Brasile in cui il botanico ufficiale Philibert Commercon scoprì la splendida bougainvillea (così chiamata in suo onore) e la famiglia dei Lecuyer, marmisti da sempre.

L'altro cimitero parrocchiale è quello di Charonne (0,4 ettari, 650 sepolture) dove riposano Robert Brasillach, letterato e giornalista fucilato nel 1945 per collaborazionismo con il regime petainista filo-tedesco di Vichy, e parte della famiglia di André Malraux (che dal 1996 si trova al Pantheon, la necropoli laica che accoglie i grandi personaggi della Francia), persona di cultura vastissima già ministro di De Gaulle oltre che uomo dalla vita avventurosa e saccheggiatore nel 1923 (finì in prigione per questo) in Cambogia dei templi della stupenda Angkor, capitale dei re Khmers per sei secoli, uno dei luoghi più affascinanti che mi sia mai capitato di visitare anche se in condizioni climatiche estreme.

La stessa ordinanza reale del 1776 che aveva decretato la chiusura del cimitero degli Innocenti, comportava anche il divieto di inumazione nelle chiese con qualche eccezione per vescovi, parroci, fondatori di cappelle etc. Essa prevedeva inoltre l'ampliamento dei cimiteri esistenti e la creazione di nuove necropoli imperativamente extra muros. Nel luglio 1790 l'Assemblea Nazionale conferma il divieto di inumazione in chiesa e nel maggio dell'anno seguente decreta la soppressione di tutti i cimiteri intra muros. Essi dovranno essere venduti come beni nazionali entro dieci anni e la proprietà di ogni cimitero verrà attribuita alle autorità comunali.

I cimiteri dei ghigliottinati

Le cose tuttavia si complicano nel 1792 quando il famosissimo boia Charles-Henri Sanson (il più famoso di una dinastia di boia) ed i suoi aiutanti si trovano a dover seppellire le vittime prima possibile. In tali condizioni vengono creati quattro "cimiteri rivoluzionari" riservati ai ghigliottinati: quello della Madeleine (dove vennero inumati Luigi XVI e la regina Maria-Antonietta, Charlotte Corday l'assassina di Jean-Paul Marat, i deputati girondini) e quelli di Picpus (ancor oggi esistente come unico cimitero privato il cui ospite più famoso è La Fayette assieme a dei nobili delle famiglie Noailles, Broglie, Dampierre, Grammont ma che ha accolto anche, alloggiate in fosse comuni, persone "normali") degli Errancis e di Santa Margherita.

Il cimitero della Madeleine viene abbandonato nel 1794. Con la fine di Robespierre, ghigliottinato pure lui dopo aver fatto tagliare la testa a tanti, la ghigliottina e Sanson si ritrovano disoccupati. Louis Desclozeaux, un fedele realista, compera il terreno dove accuratamente identifica ed annota il luogo di inumazione del re e della regina. Ciò permise di ritrovarne i resti e di trasferirli nel 1815 nella Basilica di Saint-Denis, dove venivano sepolti i reali di Francia, profanata dalla cieca furia rivoluzionaria che aveva distrutto i sarcofagi e disperso i resti dei defunti. Sosthène de la Rochefoucauld, aiutante di campo del futuro Carlo X (che morì a Gorizia e che è sepolto lì vicino a Castagnevizza del Carso, oggi Kostanjevica in Slovenia), propose di costruire una "Cappella Espiatoria". Luigi XVIII approvò il progetto e nella corte d'Onore della cappella riposano oggi le guardie svizzere massacrate nel 1792 in occasione della presa delle Tuileries. L’edificio uscì miracolosamente indenne dalla Commune di Parigi (il governo socialista che diresse il Paese dal 18 Marzo al 28 Maggio 1871 dopo le sconfitte della Francia nella guerra franco-prussiana) ed è visitabile al 29 rue Pasquier - Place Louis XVI nell'ottavo arondissement.

Il cimitero di Père Lachaise

Con la chiusura del cimitero degli Innocenti la penuria di spazi cimiteriali si fa pesantemente sentire. Il console Napoleone Bonaparte decreta quindi, nel 1800, che "ogni cittadino ha diritto alla sepoltura indipendentemente dalla razza o dalla religione" mettendo fine agli abituali e deplorevoli diktat della Chiesa che colpivano i miscredenti, gli scomunicati, i commedianti ed i poveri. Il decreto precisa che i nuovi cimiteri devono essere creati al di fuori della città (anche se come sempre finiranno per farne parte man mano che essa si estende). Il prefetto Nicolas Frochot fa valere il diritto di prelazione su di un terreno di 44 ettari ad Est della capitale occupato nel XVII secolo da un gesuita molto popolare: Père Lachaise. Nasce così nel 1804 quello che è ancor oggi il più grande cimitero di Parigi. All'inizio i cattolici parigini non vedono di buon occhio il fatto di venir sepolti lontani dalla propria parrocchia. Tutto cambia dieci anni dopo grazie all'idea di trasferirvi i resti di Molière e di La Fontaine. È un colpo pubblicitario geniale. Da un giorno all'altro il cimitero è lanciato. Tant'è che la sepoltura al Père Lachaise divverrà uno dei simboli del successo al pari dell'attribuzione della Légion d'Honneur.

La situazione attuale

Oltre al Père Lachaise vengono creati altri due grandi cimiteri: uno al Sud, il Montparnasse, ed uno al Nord, il Montmartre. Si va rapidamente delineando quella che è ancor oggi la configurazione cimiteriale della capitale. Nel 1860 Parigi estende i suoi limiti inglobando nel suo  territorio gli undici cimiteri dei villaggi annessi: Auteuil, Batignolles, Monceaux, Belleville, Bercy, Charonne, Grenelle, La Chapelle, La Villette, Passy e Vaugirard. Inoltre, siccome la popolazione aumenta vertiginosamente accompagnandosi alla generalizzazione delle concessioni individuali, tra il 1860 ed il 1886 il Comune crea, per mancanza di spazio, dei vasti cimiteri fuori le mura a: Bagneux, Ivry, Pantin, Saint Ouen, La Chapelle e l'ultimo, nel 1929, a Thiais. Tutti sono definiti come "cimetière parisien de ....seguito dal nome della località" e vengono retti da Parigi pur trovandosi al di fuori dei limiti comunali. Allo stesso tempo in quei Comuni esistono cimiteri amministrati dalla municipalità locale. Del pari, vi sono a Parigi camposanti appartenenti a Comuni esterni come il cimitero comunale di Gentilly vicino allo stadio di Charlety, quello di Montrouge alla Porte d'Orléans e quelli di Charenton le-Pont, Valmy et Saint-Mandé.
Per riassumere Parigi conta oggi 26 cimiteri: 14 intra muros, 6 extra muros, 1 privato e 5 amministrati da Comuni limitrofi alla capitale. A questi potremmo aggiungere il Pantheon, necropoli dei francesi illustri, la Cappella Espiatoria e la Basilica di Saint-Denis con quello che rimane dopo le scelleratezze dei rivoluzionari.
A proposito di Saint-Denis vale la pena di ricordare che Clotario, figlio di Clodoveo, era diventato re nel 511. Secondo il costume franco era poligamo e si ritiene abbia avuto sette mogli. Verso il 534 convola a giuste nozze con Aregonda che sarà la sua terza moglie e regina come la sorella maggiore Ingonda. Essa muore nel 580 e viene sepolta a Saint-Denis. Se il monumento funerario ha fatto le spese della furia cieca e vandalica della Rivoluzione, la sua tomba non ne ha sofferto. Essa è stata scoperta, intatta, nel 1959 da Michel Fleury in uno stato di conservazione straordinario. La formidabile quantità di gioielli ed di abiti rinvenuti testimonia la condizione delle dame dell'epoca. Aregonda fu la prima persona di lignaggio reale ad esservi sepolta, prima che Luigi XVIII ed il Duca d'Artois, ultimo figlio di Carlo X, non venissero a chiudere la serie.

Chi riposa nei cimiteri parigini?

Per i due cimiteri maggiori, il Père Lachaise e Montparnasse, rimanderei il lettore agli eccellenti articoli già apparsi su Oltre Magazine rispettivamente nel numero 1/2003 e nel numero 12/2011, facilmente consultabili su internet, limitandoci in questa sede solo ad un brevissimo ed essenziale elenco degli ospiti più famosi: Apollinaire, Colette, Marcel Proust, Honoré de Balzac, Oscar Wilde, Amedeo Modigliani, Frédéric Chopin, Gioacchino Rossini, Edith Piaf e Jim Morrison, iconico leader del gruppo musicale dei Doors, riposano al Père Lachaise, mentre al Montparnasse possiamo incontrare, tra le altre, le tombe di Samuel Beckett, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Guy de Maupassant, Charles Baudelaire, Serge Reggiani, Marguerite Duras, Jacques Chirac...

Anche per gli altri cimiteri dovremo contenerci (lo spazio ci è nemico!) a qualche cenno sui tratti più importanti e sui personaggi più noti sepolti in alcune delle restanti necropoli.
Il terzo cimitero di Parigi, Montmartre, si trova ai piedi della collina, non lontano da luoghi noti come Pigalle ed il Moulin Rouge. Posto su antiche cave di gesso e provvisto di una bella vegetazione (800 alberi) accoglie 20.000 sepolture su 10,5 ettari. Vi si trovano personaggi celebri in Francia ma poco noti in Italia. Il più conosciuto è sicuramente Stendhal, ma vogliamo citare anche Nijinsky, il ballerino e coreografo ucraino, ed il maresciallo Koenig. L'amministrazione ha previsto delle passeggiate tematiche. Particolarmente interessante è quella delle donne tra le quali la cantante italo-franco-egiziana Dalida, che a Montmartre vi abitava, la Goulue (Louise Joséphine Weber) la famosa ballerina di cancan della Belle-Époque che ispiró Toulouse- Lautrec, la ballerina-scultrice-pittrice Ludmila Tcherina, Juliette Récamier famosa salottiera francese nell'epoca del Direttorio e del Primo Impero e Marie Duplessis (Alphonsine Rose Plessis) l'arrampicatrice sociale ispiratrice di diverse opere letterarie (la Marguerite Gautier protagonista de La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio) e musicali (la Violetta Valéry de La Traviata, la celeberrima opera di Verdi).

Batignolles è quel cimitero che molti di coloro che si recano al Bourget per l'esposizione funeraria prendendo il boulevard périphérique (l'anello di 35 km. che circonda la capitale) avranno intravisto tra le porte di Clichy e quella di Saint-Ouen. Creato nel 1833, di superficie quasi equivalente a quello di Montmartre (10,4 ettari) è ombreggiato da 1000 alberi e accoglie 15.500 sepolture. Ha la caratteristica di trovarsi su due Comuni: Parigi e Clichy. È provvisto di una casa funeraria che si trova nella zona di pertinenza del Comune di Clichy visto che è vietato costruirne a Parigi città. L'arte di arrangiarsi ha fatto degli adepti anche in Francia! Che differenza con New York dove la Frank E. Campbell Funeral Chapel, probabilmente la casa funeraria più famosa degli USA, è situata in piena Manhattan, nella prestigiosa Madison Avenue, con il suo ingresso adiacente ad una norcineria di lusso da una parte e ad una rivendita di tabacco e sigari dall'altra! (sempre che le cose non siano cambiate dalla nostra utima visita). Tra gli ospiti illustri possiamo annoverare Verlaine, la cui tomba è negletta, e André Breton. Vi si trova anche un cenotafio in onore di Blaise Cendrars.

Andiamo ora nel XVI arondissement, che potremo definire un po' i Parioli di Parigi. Il cimitero di Passy (1820, 1,7 ettari, 2500 sepolture, 290 alberi), che dà sulla Place du Trocadéro, accoglie un numero enorme di celebrità. Dai capitani d'industria (Dassault e Bouygues) agli artisti (Marie Barshkitseff, Fernandel, Jean Louis Barrault, Madelene Renaud), dai personaggi di spicco dell'arte e della moda (Guerlain, Givenchy, Jean Patou, Debussy, Manet, Giraudoux …) alla famiglia di raffinati collezionisti franco-messicani dei Beistegui y Yturbe (Carlos Beistegui era un eccentrico milionario decoratore di interni, uno dei personaggi più sgargianti della prima metà del XX secolo).

Sempre nel XVI arondissement il piccolo cimitero di Auteuil (1800, 0,7 ettari, 1500 sepolture,12 alberi) abbonda di personaggi noti in particolare del mondo del cinema come Abel Gance e Pierre Granier-Deferre. Senza dimenticare il pittore Hubert Robert, il disegnatore Gavarni o il compositore Charles Gounod.

L' altrettanto piccolo cimitero di Saint-Vincent (0,6 ettari), giusto sotto la Butte, accoglie Marcel Aimé, Claude Pinoteau e Maurice Utrillo, il pittore di Montmartre. Quello di Vaugirard ospita invece i resti di Paul Doumer, il Presidente della Repubblica assassinato nel 1932, vicini a quelli del famoso cardinale Jean Danielou la cui fine scabrosa, nel 1974 in concomitanza con l'elezione di Valéry Giscard d'Estaing alla presidenza della repubblica, aveva fatto le delizie della stampa. Teologo conservatore, cardinale (nominato da Paolo VI) di vasta cultura (membro de l'Académie Française), mediatico e possibile papabile muore a 69 anni al 56 della rue Dulong. In un primo tempo le informazioni evocano un decesso improvviso in casa di amici ma subito dopo "Le Canard Enchaîné", il famoso giornale satirico che ha svelato, prove alla mano, decine di scandali francesi, annuncia che l'alto prelato non è morto presso degli amici ma nell'appartamento di una giovane bionda di 24 anni lavoratrice notturna in un cabaret. L'episcopato afferma che si fosse recato, con 3.000 franchi in tasca (oggi 500 euro), da Gilberte S. (attiva sotto il nome di Mimí o Gaby in un locale poco raccomandabile della rue Douai) per confessare, da buon gesuita attento alla salute spirituale delle pecorelle smarrite, la peccatrice. Si seppe, in realtá, che egli rendeva regolarmente visita a Mimí talvolta anche in compagnia di una inveterata frequentatrice dei marciapiedi dell'Avenue Carnot. Dopotutto il tre è il numero perfetto, dicono! Rimane il fatto che la sua ricerca del settimo cielo è stata brutalmente e misteriosamente, ma non tanto, troncata al quarto piano di un anonimo immobile in una oscura strada parigina. Ci sono morti peggiori. Amen.

Vale la pena menzionare pure il Cimetière parisien de Pantin che, anche se meno importante dal punto di vista storico o artistico, è, con i suoi 107 ettari (145.000 sepolture e 8.500 alberi), il più grande di Francia ed uno dei più grandi d'Europa. Dalla sua apertura, nel 1886, più di un milione di persone hanno trovato qui la loro ultima dimora.

Rimandiamo al prossimo numero di Oltre Magazine un focus sul cimitero di Sainte-Geneviève-des-Bois, il Cimetière Russe che, pur trovandosi fuori dal Comune di Parigi, per la sua rilevanza storico-culturale può essere considerato parte integrante della storia della capitale e meritevole di un approfondimento a sé stante.
 
Il Viaggiatore


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