- n. 6 - Novembre/Dicembre 2025
- Psicologia
Il requiem
La musica per i dolenti che può aiutare a contenere il dolore e regolare le emozioni.
L’esistenza umana è resa più tollerabile e piacevole anche perché esiste la musica: ogni evento importante della nostra vita è punteggiato da composizioni sonore adeguate al momento.
Esistono canzoni per ballare e stare in compagnia; canzoni struggenti per un amore che finisce, un’amicizia che s’interrompe; brani per la vittoria in guerra e per le marce pacifiste; pezzi per festeggiare un matrimonio, una nascita, un battesimo, una laurea…
Come evento normativo e non soltanto naturale e biologico, anche
la morte rientra in quegli accadimenti salienti che vengono punteggiati e sostenuti dalla musica, vera colonna sonora di tutto l’arco dell’esistenza individuale.
Se ciascuno di noi è libero di scegliere il tipo di musica che più gli piace e che meglio lo rappresenta e, dunque, anche durante il
lutto per la perdita di una persona cara si accosterà ai brani che maggiormente gli sapranno fornire conforto e consolazione, la morte, come altri eventi normativi importanti, esige un tipo di composizione adeguata alla cerimonia funebre che verrà celebrata per sancire il trapasso del defunto e prendere da lui commiato. Nella società occidentale questa forma musicale è rappresentata dal
requiem.
Cosa è il requiem
Si tratta di una composizione musicale legata alla
Messa da Requiem della tradizione cattolica, cioè la
Messa per i defunti; il termine
requiem proviene dall'incipit latino con cui si apre tale Messa: "
Requiem aeternam dona eis, Domine..." (Dona loro il riposo eterno, o Signore...).
Nato nel contesto della liturgia funebre cattolica, il
requiem aveva la funzione di accompagnare musicalmente il funerale, sottolineando i passaggi drammatici della cerimonia, ma veniva anche utilizzato durante la celebrazione della Messa per il Giorno dei Morti, a ricordo delle anime dei defunti. A partire dal Rinascimento, il
requiem come forma musicale viene a staccarsi dall’ambito liturgico-religioso, per divenire un tipo di composizione autonomo, eseguibile durante un concerto in teatro oppure durante una commemorazione pubblica.
Per il suo tono solenne e suggestivo, il
requiem è una forma musicale altamente drammatica, capace di toccare le corde più profonde dell’animo umano e di suscitare forti
emozioni in chi lo ascolta. Molto bella e molto completa la definizione di
requiem offerta dallo psicologo e artista poliedrico serbo-americano Vladimir J. Konecni, il quale scrive in un suo articolo “
Per comprendere cosa rappresenta [il requiem] nel senso più generale, bisogna considerarlo come un'unica totalità di suoni strumentali e vocali che collega ineluttabilmente il compositore, gli esecutori e gli ascoltatori (a casa, in chiesa o nella sala da concerto) all'intero complesso contesto della finalità, del trapasso, dei defunti (che a volte sono stati vivi fino a poco tempo prima), dell'ignoto e dell'inconoscibile: un profondo enigma filosofico, psicologico ed emotivo esplorato attraverso qualcosa che banalmente si chiama musica.” (Kone?ni, 2020, p. 116, trad. mia).
La storia
Sembra che le prime preghiere per i morti, da cui poi avrà origine la
Missa pro defunctis, si possano far risalire alle
catacombe dei protocristiani a Roma, come dimostrano alcuni graffiti ritrovati in questi luoghi sotterranei e difficilmente accessibili in cui si riuniva per officiare i suoi riti la prima comunità cristiana ai tempi delle repressioni imperiali. Ma se queste sono le origini, la Messa per i defunti vera e propria è franco-gallica (Kone?ni, 2020); nasce, infatti, con Carlo Magno, primo imperatore del Sacro Romano Impero.
Tra il XIII e il XIV secolo viene inserita la sequenza del
Dies irae, la parte più drammatica del
requiem, che suscita forti emozioni nell’ascoltatore: “[…]
il Dies irae è iniziato e veniamo trasportati da un mondo di contemplazione claustrale a quello dell'Inferno dantesco”, dice Deane (1981), parlando del primo
Requiem in Do Minore di Cherubini del 1817, rendendo bene l’idea dell’atmosfera di dolore, rabbia, senso di colpa e pentimento in cui precipita l’ascoltatore durante questo passaggio tonante.
La musica, dunque, ha il grande potere di provocare un sommovimento delle emozioni nell’animo umano e, secondo Kone?ni, ci riesce perché possiede anche delle proprietà psicologiche, come il timbro, il tempo e l’uso della voce (Kone?ni, 2020). Essendo in grado di far fluttuare il livello di attivazione dell’individuo, la musica produce piacere nell’ascoltatore, attivando anche il suo senso estetico. Il
requiem può, quindi, essere considerato anche alla stregua di
uno strumento di elaborazione emotiva, che può aiutare a contenere il dolore, a regolare le emozioni complesse che emergono in relazione alla perdita, le quali possono essere percepite come minacciose dal dolente, mentre favorisce l'instaurarsi di un senso di consolazione. Opere come il
Requiem in Re Minore op. 48 di Gabriel Fauré, famoso compositore francese coevo di Debussy e di Ravel, vengono spesso utilizzate anche in contesti musicoterapici proprio per il loro carattere sereno e pacificatore. Il motivo per cui la composizione di Fauré può essere utilizzata in ambito musicoterapico emerge dalle parole stesse del compositore: "
È stato detto che il mio Requiem non esprime la paura della morte e qualcuno l'ha definito una ninna nanna della morte. Ma è così che vedo la morte: come una liberazione felice, un'aspirazione alla felicità in alto, piuttosto che un'esperienza dolorosa" (come cit. in Orledge, 1979, p 115).
Musica come balsamo per l’anima, dunque, come strumento di regolazione emotiva esterno che l’individuo può imparare a utilizzare anche in autonomia per riportare l’attivazione interna a un livello accettabile, se non piacevole.
Linda Savelli