In ricordo di una mente geniale e di una occasione mancata

Quell'orologio di plastica trasparente...

Era l’inizio degli anni ’80 e da Genova un amico che si occupava di preziosi e di orologi, sovente in viaggio tra l’Italia la Svizzera, mi chiamò per sottopormi un lavoro. A quel tempo ero un giovane designer dalle idee fresche, ma in quel caso non troppo. Mi accorsi, dopo, di avere perduto una occasione irripetibile. La concorrenza degli orologi a cristalli liquidi di produzione giapponese stava mettendo in ginocchio i prodotti di bassa gamma della storica industria elvetica. Occorreva correre ai ripari, lo domandarono anche a me. Sbagliai tutto: non mi concentrai sul materiale, ma sulla forma.
Dopo poco tempo esplose il fenomeno Swatch. Partivano da Torino i ragazzi alla moda, partivano per andare ad accaparrarsi quell’orologio di plastica trasparente che era diventato la follia del momento: semplice, quasi impalpabile, lasciava intravedere il suo interno svelando come e perché le lancette si muovevano. Il fatto che servisse anche a misurare lo scorrere del tempo era solo un trascurabile accessorio. Chi non lo aveva ne desiderava uno ed era disposto a pagarlo dieci volte il suo prezzo. Era nata l’idea che avrebbe rivoluzionato la storia del cronografo e l’arredo del polso sinistro per gli anni a venire. Fenomeno mondiale ancora in voga oggi.
Compresi di avere solo sfiorato “l’opportunità della mia vita” e non potei fare a meno di ammirare il colpo di genio di quel personaggio che aveva trasformato una semplice intuizione in concreta realtà. Realizzare un prodotto immortale è l’ambizione di ogni mente creativa. Provai una benevola forma di invidia per chi era riuscito nell’impresa, pur ignorandone il nome.
Si trattava di un certo Nicolas Hayek, lo venni a sapere qualche tempo dopo proprio parlandone con quell’amico di Genova che certamente contava su di me per accaparrarsi una parte di gloria e forse ben altro ancora. Ho assistito, sempre apprezzandolo seppur con un briciolo di rammarico, al proseguire del fenomeno Swatch, ammirandone l’inarrestabile sviluppo e inchinandomi alla genialità del suo genitore. Essere creativi è meraviglioso: le idee vengono di botto, spesso al mattino quando il cervello ha lavorato libero nelle ore della notte. Essere creativi a volte porta ad essere anche incompresi. Il padre dello Swatch mi ha stupito anche in altre occasioni: con quel telefono trasparente, parente del primo orologio, ma soprattutto con quell’idea fantastica dell’automobile da vendere nei supermercati. Una idea fantastica, ma che fu compresa solo in parte. Oggi circola sulle nostre strade con il nome di Smart, oggetto pratico e intelligente, ancora e stranamente quasi unico nel suo genere.
Quando una mente geniale si spegne, il mondo è un po’ più povero e si avverte immediatamente. L’eredità lasciata al nostro pianeta da Nicolas Hayek rimarrà come oggetto di culto fino alla fine del genere umano. Ritengo che ciò possa bastare per andar via senza troppi rimpianti. Parola mia, di un presuntuoso creativo che avrebbe voluto, almeno in parte, fare altrettanto!
 
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