Polenta gialla e funghi al sangue: mezzogiorno di videogioco

Polenta gialla, calda, fumante icona di tradizioni buone, pulite, di italiche storie nordiche e lontane. E poi i funghi, figli di questa stagione umida e di giorni sempre più corti: chiodini stufati, uno spicchio d’aglio in salsa di prezzemolo.
L’accoppiata è vincente per un mezzogiorno onorato da cibo buono e da reminiscenze di terra antica, quasi un cantico delle stagioni, quasi un inno alla vita. E là, dentro le assurde quotidianità che il video decodificato, senza più filtri, spietato ci impone, a sorpresa, nello stesso istante in cui un bicchiere di vino rosso accompagnava il pasto, un altro mezzogiorno: sangue, morte all’istante, morte vera, il killer si allontana indisturbato.
A Napoli hanno ammazzato un uomo; l’Italia intera lo vede alla tv, mastica, considera e osserva. Il pranzo è servito! Il commento destabilizzante parla di quotidiana follia, di paura e di indifferenza; la bella giornalista mezzo busto lascia spazio all’intervista. Siamo pazzi, non si ferma più nulla in questo videogioco sempre più sporco di morte violenta, di morte immortalata da telecamere che spiano gli angoli più impensabili di questo nostro mondo civile. Il camorrista è stato ammazzato sparandogli alle spalle, scene di normalità a ridosso di un uomo forse ancora agonizzante.
Io stavo mangiando polenta ai funghi, pietanza dabbene, saporita, gentile e genuina, ma sono stato male. Cambia la notizia dopo pochi istanti, ma l’immagine dell’uomo che si accascia sparato in testa, all’interno dei miei pensieri sbigottiti resta. Insieme a lei tante domande senza risposta. E poi che tempo farà, e poi l’andamento della borsa, e poi pubblicità! Dopo la polenta un buon caffè e una insana, favolosa sigaretta: fumo che sale verso il cielo, azzurra spirale che invita a riflettere.
Il camorrista è morto in splendida diretta, è morto tante volte, una per ogni canale. Lo rivedrò stasera stramazzare, stessi colpi nella testa, stesso orario compatibile con il pasto, già lo sento. Telegiornale, come sei cambiato dai vecchi tempi del bianco e nero! Italia mia che un tempo si riuniva a tavola, a volte la radio accesa si incantava con “Alto Gradimento” e persino il nonno sorrideva, come ti sei ridotta adesso! Questa sera è prevista minestra di trippa, ma non mi fregherai, telegiornale crudo e sgradevole, nel tuo massificato ormai cattivo gusto! Trippa che fu interiora di placida e innocente mucca: è un piatto che merita rispetto, perciò ignorerò fatti e prevedibili, indigeste notizie. Gusterò la pietanza chiacchierando con Ester di quanto è saporita! Non la voglio guastare con nulla di violento e di ripugnante, né lei, né quel momento tutto mio, innocuo cittadino che non vive e non gode di atroce patimento, che onora il cibo e che talvolta ringrazia e prega per quanto ci è stato donato di gioire e di vivere, noi fortunati e stolti figli di codesto mondo.
 
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