L'odissea dei migranti tra commozione, indifferenza e rabbia

Partire è un po' morire

Dopo Mare Nostrum è arrivata Triton, ma la morte non ha notato la differenza. Diciannove aprile 2015, Canale di Sicilia, un barcone carico di migranti si capovolge a 60 miglia da Misurata, Mare Nostrum ha saziato le proprie voglie: oltre 700 vittime. È un numero sufficiente per smuovere le false coscienze della politica. Vertice europeo. Si deve fare qualcosa. Un bel sorriso, quattro complimenti, due pacche sulle spalle e una manciata di quattrini. Con questo eufemistico bottino, il Governo è tornato da Bruxelles come se fosse stata una conquista, intascando la paghetta che mamma Europa ha sganciato all’Italia in modo che continui a sbrigarsela lei con quella sporca storia di migranti, di soccorsi, di accoglienza e di tutto il resto: una umanità disperata che guada o che affonda e muore nel Canale di Sicilia, migliaia di persone illuse, imbrogliate, sfruttate e derubate da nuovi schiavisti senza volto né bandiera.
Accade da troppo tempo e l’opinione pubblica è stanca di false verità, di immagini strazianti, di oscuri controsensi, di lacrime da coccodrillo, di proclami e di smentite, di navi turche senza pilota, del conto degli sbarchi e di quello dei morti, del costo dei soccorsi e del rapido mutare dei quartieri, delle città. La parola dei mass-media osanna se stessa, la politica faziosa bisticcia a caccia di consensi, ma la voce della gente racconta altro: gli italiani sono esausti, sbigottiti, impauriti, imbrogliati, tassati, delusi, derubati e stanchi, non si riconoscono più in questo Stato. Terra senza confini, ex giurisdizione di un popolo sovrano, regolata da leggi, da doveri e da diritti stabiliti nei primi quattro articoli della sua Costituzione, cartaccia ormai sfogliata solo in adulterati casi di altisonanti o romantici proclami.
Nel frattempo, all’ora di pranzo, la televisione riporta immagini che fanno male alla mente, alla pancia e al cuore che si purifica col telecomando: uomini, donne e bambini picchiati, imbarcati con la forza peggio che bestie, abbandonati alle acque su natanti precari, annaspano e muoiono in differita. Le famiglie commentano, lo sgomento si fa incertezza, quasi fastidio, e le carte sui “diritti dell’uomo” paiono foglie secche portate dal vento. C’è indignazione in Parlamento, immobilismo, diatriba senza senso. Molto si dice e niente si fa, mentre dalle coste africane altri profughi salpano dopo aver pagato migliaia di dollari per un pessimo viaggio senza biglietto. Tanto varrebbe instaurare un servizio regolare, una rotta, un orario, e far partire tre volte al giorno un traghetto. Qualche scafista se la prenderebbe a male, ma sarebbe un risparmio per i poveracci e per lo Stato e un guadagno per la compagnia di navigazione. I passeggeri potenziali pare siano milioni.
Triste ironia a parte, da troppi anni ormai sembra di appartenere a un mondo parallelo che ha trasformato la Penisola in una testa di ponte che arricchisce mafiosi e terroristi, trafficanti e falsari nell’indifferenza più totale della politica e della voce ammutolita e svenduta della legge e della stampa. Ci siamo quasi abituati alle stragi per annegamento e alle rivolte nei centri di accoglienza, preparandoci ad altro, all’esodo biblico e inarrestabile di ulteriori masse sospinte dai tanti misteriosi conflitti del mondo. Muteranno per sempre il volto della nostra società. La gente lo sa senza che lo si dica e c’è chi si prepara per le prossime lotte a difesa degli alloggi nelle case popolari. Qua e là già ci si batte tra vecchi e nuovi poveri. Chi vincerà?
Italiani dai retaggi imperialisti, abbiamo superato qualche primitivo senso di colpa e sono sorti nuovi sentimenti in quella che una volta era generosa e accogliente brava gente. Non è discriminazione, forse intolleranza sì, non si sa bene quando sia nata e verso chi sia diretta. È l’assuefazione al tramonto di una belle époque italica e mondiale, è l’abituarsi a una nuova era più individualista e più crudele che arriva assai rapidamente. È una forma mentale imposta dai tempi, voluta da non si sa chi, avvalorata dalla stampa e dal fascino invadente del sangue in tv; è una nuova dottrina indotta da una politica stolta che ha fatto dell’Italia servitù svenduta, umile fantoccio americano, ora boccone prelibato di una Europa affamata di se stessa che ha iniziato a mangiarsi partendo da sud, fregandosene di sbarchi e annegamenti.
Ma poiché le leggi del mare sono semplici, universali e chiare, e la cattiva coscienza dei nuovi mercanti di schiavi le conosce bene, continuiamo ad accogliere barche alla deriva: è un dovere al quale nessun marinaio si sottrae. Affogano quindi, sotto lo sguardo delle telecamere, i migranti dagli occhi grossi e dalla pelle marrone; e l’Olocausto senza Dio non è più solo un grosso affare da gestire di qua e di là dal mare, ma diventa un real tv. Pare che a niente giovi interporsi in questo impunito, tollerato e diabolico disegno del male. La gente semplice comprende che qualcosa non va, è il volto sfuggente di una società che ha perso i suoi storici punti di riferimento, la sua etica, la sua religione, la sua vecchia moneta, la sua immagine nel mondo che appare sempre più sbiadita e decadente come effettivamente è.
Il Canale di Sicilia è un cimitero senza croci piantate nell’acqua. L’Italia pullula di nuovi, misteriosi abitanti, la stampa affamata di audience seduce nauseante le coscienze stanche che non paiono più toccate da pur tragiche vicende di morte. La gente è tesa, gioca in difesa: se una barca affonda i più cinici si lasciano andare a commenti pesanti, mentre nelle periferie la tensione sociale aumenta. I bianchi contro i neri: pareva un telefilm americano soltanto fino a ieri. Chi ha permesso tutto questo dovrebbe renderne conto a un tribunale militare. È un quadro assurdo e sfuggente, le tasse aumenteranno per mantenere la nuova, povera gente, ma il borsellino dedicato alla spesa è sempre un po’ più vuoto; manca qualche euro moltiplicato per tutti, scippato al risparmio, alla pensione. Non è materialismo, non è individualismo, è uno stato reale. Mentre in Parlamento si starnazza sulla legge elettorale, mentre anche il Santo Padre non sa più cosa dire, mentre il Nuovo Ordine Mondiale gioca a Risiko senza più regole, mentre la manipolazione mediatica ipnotizza le menti più confuse, dalla gente semplice e di poche parole si sente l’ostilità che sale, si sviluppano ancestrali, oscuri, deleteri sentimenti.
Il futuro ha fame di risposte rapide e consistenti, ma non accadrà nulla, non politicamente. La popolazione lo sa e storce il naso, la tv insiste, il giornalista si esalta, l’immagine invade la stanza e l’utente cambia canale sapendo che è stato avvistato un altro battello carico di false speranze e di vite disilluse appese a un filo tra le onde. Un uomo tra tanti spera che affondi. Momenti di questa nostra storia. Difficilmente cambierà nell’avvenire. Come è stato possibile arrivare così in fretta e così in basso? Partire è un po’ morire!
 
Carlo Mariano Sartoris


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