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Accanto agli ultimi fino alla fine

Venuto dalla fine del mondo, Papa Francesco ha rivoluzionato lo stile della Chiesa.

L’annuncio che non avremmo mai voluto sentire è arrivato in una serena mattina del lunedì di Pasqua.
Erano le 9.53 del 21 aprile quando il cardinale Camerlengo Kevin Farrell ha comunicato la morte di Papa Francesco.

Una notizia certamente non inattesa, viste le precarie condizioni di salute del pontefice unite all’età avanzata, eppure giunta come un fulmine a ciel sereno lasciando il mondo attonito. Un senso di smarrimento che ha coinvolto credenti e non credenti, come quando si perde una persona di famiglia. Solo il giorno prima aveva impartito, con il poco fiato che gli rimaneva, la benedizione urbi et orbi e poi aveva voluto scendere in piazza tra la gente: il primo giro dopo il rientro dalla lunga degenza ospedaliera, l'ultimo della sua vita.
Un papa venuto da molto lontano, “quasi dalla fine del mondo”, come affermò egli stesso.

La vita di Papa Francesco

Jorge Mario Bergoglio nasce infatti a Buenos Aires nel dicembre 1936, in una modesta famiglia di emigranti piemontesi: padre impiegato nelle ferrovie, madre casalinga.
Si diploma come perito chimico, ma la vocazione al sacerdozio lo porterà sulla strada del seminario. Nel 1958 decide di entrare nella Compagnia di Gesù per il suo noviziato. Studia filosofia e teologia e si applica anche all’apprendimento di diverse lingue straniere (francese, italiano, tedesco, inglese, latino e greco). Il 13 dicembre 1969 viene ordinato sacerdote. Dopo alcuni anni trascorsi in Spagna, nel 1973 torna nella sua terra dove diventa maestro dei novizi e professore di teologia e dove riceverà la nomina di provinciale dei gesuiti dell'Argentina. Tra il 1980 e il 1986 è rettore del collegio di San Giuseppe, oltre che parroco a San Miguel. Successivamente lo troviamo nel collegio del Salvatore a Buenos Aires e poi nella chiesa della Compagnia nella città di Córdoba come direttore spirituale e confessore. Nonostante le alte cariche ricoperte, rimane sempre una persona semplice, molto amata dai fedeli che visita regolarmente spostandosi in autobus.
Sarà Giovanni Paolo II a nominarlo vescovo nel 1992 e cardinale nel 2001, alla morte del cardinale Quarracino di cui era stretto collaboratore. Nel 2005 partecipa al conclave per eleggere il successore di Papa Wojtyla. Il suo nome figura tra i favoriti assieme a quello di Ratzinger. Due candidati che sono espressione di correnti contrapposte, una tradizionalista e un’altra progressista. Il clima di quel conclave si fa sempre più surriscaldato e a quel punto, per non alimentare tensioni e conflittualità, Bergoglio decide di fare un passo indietro decretando di fatto l’elezione di Benedetto XVI. Quando quest’ultimo inaspettatamente si dimette nel 2013 rendendo il soglio pontificio vacante, il nuovo conclave elegge il cardinale argentino al quinto scrutinio, che assumerà il nome di Francesco.

Il pontificato di Papa Francesco

Già dalla scelta del nome in onore del Poverello di Assisi (un vero e proprio manifesto programmatico) si era capito che sarebbe stato un papa fuori dagli schemi. Era un uomo cresciuto nelle periferie e ha fatto della sobrietà e della normalità la sua cifra. Detestava la ricchezza, l’ostentazione, gli appellativi altisonanti e la mondanità, non amava i potenti, gli arroganti e i toni aggressivi, odiava la guerra. Il suo sguardo è sempre stato rivolto agli ultimi, ai deboli, agli “scarti” della società. Voleva “una chiesa povera e per i poveri”. Allergico al lusso, preferì vivere nell’ostello di Santa Marta dove si sentiva certamente più a proprio agio rispetto all’elegante appartamento papale nel Palazzo Apostolico. “La mia gente è povera e io sono uno di loro” spiegò una volta a chi gli chiedeva conto di questa decisione. Si è speso fino all’ultimo per testimoniare la fede fuori dalle mura vaticane, sapeva che il suo posto era tra la gente, e un buon pastore deve "avere lo stesso odore delle pecore".

Papa Bergoglio ha impresso una profonda svolta in seno alla Chiesa apportando riforme strutturali e costituzionali in campo giudiziario e finanziario, effettuando la riorganizzazione del Conclave e promuovendo l’apertura alla presenza femminile in ruoli chiave. Ha intensificato la lotta contro la pedofilia e ha incoraggiato l’accoglienza nei confronti degli omosessuali. Riforme che gli hanno procurato anche molti nemici all’interno del clero, ma tanti consensi nell’opinione pubblica, tanto che a volte è stato apprezzato maggiormente dai laici che dai credenti.

Durante il suo pontificato ha pubblicato quattro encicliche, tra cui Laudato si, un chiaro richiamo al cantico delle creature di San Francesco. Un invito alla cura del creato con un orientamento globale perché natura ed esseri umani sono intimamente connessi e pertanto l’approccio ecologico diventa inevitabilmente un approccio sociale.

Credeva fermamente nel dialogo rapportandosi sempre in modo diretto e spontaneo. E fin dalla sua prima apparizione ufficiale, rivolgendosi al pubblico con un informale “buonasera”, ha conquistato immediatamente il cuore dei fedeli. Parlava con la medesima intensità sia con gli umili che con i potenti della terra. Il suo linguaggio ricco di metafore, di immagini e talvolta di ironia, arrivava a tutti. E con tutti si è confrontato (storici gli incontri con gli alti rappresentanti di altre religioni) gettando le basi per costruire ponti, per unire nel segno della fratellanza e dell’amore universale. Non ha esitato di avvalersi anche della TV e dei social per avvicinare la gente comune. Diversi gli interventi sul piccolo schermo, l’ultimo all’inaugurazione dello scorso festival di Sanremo in cui ha sottolineato come la musica sia un linguaggio comune a tutti i popoli e un importante strumento di pace.

Alternativo anche nella scelta delle mete dei suoi viaggi (47 in totale in 66 diversi Paesi), Papa Francesco ha sempre cercato di portare conforto e speranza a popolazioni martoriate e dimenticate in ogni angolo del pianeta e non a caso il primo viaggio lo ha compiuto tra i migranti di Lampedusa per denunciare quella che definì “la globalizzazione dell’indifferenza”.

Bergoglio è stato in un certo qual modo il papa dei primati. Primo pontefice gesuita, primo a provenire da un altro continente, primo a portare il nome di Francesco, primo papa ecologista, primo a celebrare il funerale di un altro papa… Diceva che la Chiesa deve aprire le porte a tutti e infatti a piangerlo non sono stati solo i credenti poiché è stato universalmente percepito come un autentico uomo di pace e di speranza.

I funerali di Papa Francesco

In accordo con le nuove disposizioni sui funerali papali promulgate dallo stesso Bergoglio per rendere le procedure più agevoli e più sobrie (vedi Oltre Magazine n. 2/2025), dopo la constatazione della morte il corpo del Santo Padre è stato deposto in una essenziale bara di cipresso con indosso la mitra bianca, la casula rossa, le vecchie scarpe ai piedi, un rosario tra le mani e quindi portato in una cappella di Santa Marta. La traslazione nella Basilica di San Pietro per l’esposizione al pubblico è avvenuta il 23 aprile. Nei tre giorni che hanno preceduto il funerale si stima che 250mila persone abbiano reso omaggio alla salma. Nella serata di venerdì si è svolto il rito della chiusura della bara presieduto dal cardinale Kevin Joseph Farrell.

Le esequie hanno avuto luogo alle ore 10 di sabato 26 aprile, officiate dal cardinale Giovanni Battista Re. Una cerimonia solenne in una Piazza San Pietro blindata che, con la presenza di 162 delegazioni internazionali, ha visto riuniti gli uomini più potenti della terra.

Al termine della funzione, come da volere espresso nel suo testamento, il feretro di Papa Francesco, posizionato sulla papamobile opportunamente adattata, ha raggiunto la Chiesa di Santa Maria Maggiore dove ha avuto luogo la tumulazione “nella terra, semplice, priva di ornamenti particolari e recante un’unica iscrizione: Franciscus”. Un percorso di 6 km che ha toccato i luoghi più iconici di Roma e che si è snodato tra due ali di folla (circa 150mila persone) visibilmente commosse.

E poi l’arrivo a Santa Maria Maggiore, dove ad attenderlo all’interno della basilica con una rosa bianca in mano c’era la “sua” gente: 40 persone scelte tra i poveri, gli emarginati, gli esclusi. Una cerimonia intima e privata, l’ultima presa di distanza dal clamore della mondanità. Qualcuno l’ha definito un secondo funerale, quello “vero”, quello che Francesco avrebbe voluto e che in fondo ha avuto.

Desideriamo concludere con una frase estratta da un discorso del nostro Presidente Sergio Mattarella che con Papa Bergoglio ha condiviso la sensibilità e l’auspicio di una maggiore giustizia sociale: “La risposta a questo saluto da parte di tutti nel mondo non deve limitarsi al ricordo e alla riconoscenza, ma deve tradursi in responsabilità nel fare proprie nei comportamenti quotidiani le indicazioni del suo insegnamento”.
 
Raffaella Segantin

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