A Indianapolis dal 19 al 21 ottobre

NFDA 2015 (Parte 2 di 3)

La vocazione sportiva di Indianapolis

Indianapolis eccelle nelle diverse discipline sportive. Nel football americano si inorgoglisce dei “Colts” nella NFA, mentre nella NBC giocano i “Pacers”, la squadra di pallacanestro. Solo nel baseball la città non è presente nelle “major leagues” accontentandosi della presenza, in AAA (il livello immediatamente inferiore), degli “Indians”. In essa prosperano anche ben tre delle più prestigiose squadre di pallacanestro della NCAA (la National Collegiate Athletical Association, organizzazione che gestisce lo sport universitario): Indiana University, Notre Dame (i famosi “Irish” stante il carattere cattolico dell’Università) e Purdue (che in realtà si trova a West Lafayette, ad un’oretta al nord di Indianapolis), tutte emanazioni delle omonime università. Si tenga presente che lo sport universitario, soprattutto basket e football americano, è seguito negli USA con le stesse attenzione, passione ed intensità delle “major leagues” professionistiche. Basta accendere il televisore per rendersene conto.

Ciò detto Indy (così gli “indianapolitans”, termine esistente, ma poco impiegato, chiamano la propria città) somiglia a molte località del nuovo mondo nel senso che (a parte le eccezioni quali New York, Boston, Chicago, San Francisco, New Orleans) mancano, ci sembra, di un ‘”anima”. Ciò si deve probabilmente alla giovane età che non ha permesso loro di formarsi durante millenni acquisendo, mano a mano,  quelle fattezze specifiche  che conferiscono quella “patina del tempo” che le rende irripetibili ed affascinanti, com’è il caso un po’ dappertutto in Europa in generale ed in Italia in particolare.

L'importanza negli USA della formazione per gli Impresari

Tutto è funzionale ed impeccabile come il Convention Center, dirimpettaio del “Lucas Oil Stadium” (la “home” dei Colts) dove l’evento è stato organizzato. È importante sottolineare che prima ancora che una esposizione esso rappresenta un momento importantissimo per la professione.
Negli USA infatti, come non tutti (anzi, probabilmente molto pochi) sanno, l’attività degli imprenditori funerari è strettamente regolamentata: la professione di Funeral Director è accessibile soltanto ai detentori di un diploma di livello universitario dopo un “cursus” di 2 (minimo), 3 o 4 anni (dipende dall’istituto che impartisce la formazione) presso una “Mortuary School” od un “College of Mortuary Sciences”. Non solo, ma tale diploma deve essere annualmente convalidato tramite l’acquisizione di “crediti” (il cui montante varia da stato a stato) ottenibili unicamente partecipando a seminari di formazione riconosciuti e a pagamento, anche salato in certi casi. In mancanza di crediti sufficienti, l’esercizio della professione è vietato e non se ne parla più.
Bella lezione, da meditarci sopra, in un Paese come l’Italia, e non solo, dove ci si può improvvisare da oggi a domani operatore funerario e dove gli aggiornamenti ed i seminari di formazione sono poco frequenti e altrettanto poco frequentati. Negli Stati Uniti, invece, le conferenze ed i seminari iniziano già alle sette del mattino e proseguono durante tutto il giorno. Ce n’è per tutti i gusti, ed in contemporanea, sui più svariati temi: gestione dell’azienda, marketing “in” ed “out”, igiene, psicologia, storia, legislazione, ritualità, tanatoprassi, organizzazione cimiteriale, case funerarie, cremazione e tanto, tanto altro. Ogni partecipante sceglie ciò di cui sente maggior bisogno acquisendo così nuove competenze e quei crediti che gli sono assolutamente necessari per poter continuare a lavorare. In tale contesto anche l’esposizione dei prodotti riveste un ruolo capitale nella misura in cui essa offre alle aziende la possibilità di conoscere le ultime novità e di meglio percepire, sulla base dell’esperienza pregressa, i prodotti già noti. Tenuto conto dei diversi programmi di aggiornamento, gli orari sono limitati (i primi due giorni dalle 12 alle 17 ed il terzo dalle 9 alle 12), ma non impediscono a chi lo desidera di visitare adeguatamente l’esposizione. Per certi aspetti è meglio anche per le aziende che così concentrano la propria attività eliminando gli interminabili tempi morti.
 
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