La nave nera

La nave della moralità è imponente e nera. Incute soggezione, quasi paura, e spacca il mare con la sua prua maestosa; eppure, a vederla da lontano, suscita nella brava gente un bel po’ di soddisfazione. Incrocia i mari del mondo, nessuno si può avvicinare a meno di cinque miglia; il primo avvertimento, “invertire la rotta”, lascerebbe poco tempo al secondo, “immediato affondamento”.
La nave della moralità somiglia ad una grande petroliera, e forse lo è: nelle sue cisterne, però, non vi è posto per oro nero, ma soltanto per carne umana ammassata a pentirsi. Non ha fretta e non una rotta, si muove a 7 nodi assecondando il mare e il suo equipaggio è composto da facce di gaglioffi un tempo incravattati. Il comandante deve scontare otto anni di mare per aver truffato gli azionisti di una grande azienda statale e i suoi marinai, 12 in tutto, scontano pene inferiori per reati di ordine amministrativo e sociale, condannati a navigare per aver tradito la fiducia degli onesti cittadini. Sono loro l’unico equipaggio e dirigono il colosso dal grande castello di poppa, inattaccabile dagli altri passeggeri; sarebbe inutile, nessuno può fuggire. La nave della moralità è minata da prua a poppa. Se una qualsiasi insurrezione dovesse mettere in forse la sua solenne missione, a 1000 miglia di distanza una mano spietata schiaccerebbe il pulsante e, della grande nave, non resterebbe più niente. Il motto del gigante è biblico: “occhio per occhio, dente per dente”. È stata una conquista per il nuovo corso dell’umanità, dopo il picco della grande depressione. È stato un nuovo gesto di speranza, di giustizia e di appartenenza. È stata la geniale soluzione che ha ridato fiducia alla gente dopo che la delinquenza e ogni tipo di efferata violenza erano diventate quasi tollerate, pane quotidiano per l’informazione, ma anche veleno per la parte più onesta e buona della popolazione. Poi, ci fu quella rivoluzione e adesso la nave è l’emblema galleggiante del primo governo degli onesti che ha preso il sopravvento in questo nostro tormentato Paese giunto a un punto senza senso.
I passeggeri sono stati condannati da un tribunale che non conosce corruzione e che, una volta acquisite le prove, delibera e condanna a passare cinquant’anni nelle cisterne della grande nave. Dentro, come in un girone infernale, sono stipati come bestie i peggiori criminali incalliti, i boss di ogni traffico immorale, gli assassini, i violentatori, i ladri di bambini e i politici che hanno esagerato con le collusioni. Vivono promiscui e liberi di muoversi, 1000 per ognuna delle sette grandi vasche a sette piani, giovani e meno giovani, uomini e donne sempre separati, chiusi senza poter vedere il mare, ma il cielo sì, perché non vi è alcuna copertura per le grandi vasche del perdono e della paura. Potrà sembrare un metodo crudele spedire in mezzo al mare chi si è macchiato dei crimini più orrendi, ma, dopo la rivoluzione, alcuni modi di pensare sono diventati più snelli, più semplici e, in fondo, cambiare ogni tanto non è male. La nave inquina poco, non ha reso necessario spianare un’altra fetta di innocente e agreste territorio, sfrattando talpe e verdure per costruire un ingombrante, macchinoso e costoso carcere di massima sicurezza. La nave della moralità è gestita da un equipaggio colpevole di crimini di minore gravità e anche questo è un bel risparmio. Se gli uomini al comando si comporteranno bene, verranno perdonati. Per loro vi sarà un futuro nella flotta mercantile, un lavoro dignitoso, quasi un premio per aver espiato a dovere la loro punizione. Nessuno, sulla plancia di comando, ha interesse a sgarrare. La nave va a spasso per il mare, con il suo carico di criminali. Ogni tanto qualcuno muore, ogni tanto un nuovo arrivo con gli occhi disperati, ogni tanto un vecchio viene messo in libertà, pieno di tagli e di ferite, ma pentito e, in fondo, ancora vivo. L’elicottero, nero come la nave, arriva da terra, getta il cestello, ma non si posa mai sul ponte: carica a scarica materia umana sette volte all’anno e poi scompare.
La nave ha cibo e carburante, la rotta è nota a pochi, ma ogni tanto si avvicina alle coste per far vedere ai buoni e ai cattivi che esiste davvero ed è là che aspetta per punire e per fare giustizia. Fu voluta da un referendum popolare, da una immensa massa che non ce la faceva più a vedere i propri cari rapinati o ammazzati con un colpo di coltello per una parola in più, i propri figli minacciati ed umiliati, uccisi per strada come cani, le ragazze rapite, violentate e torturate senza mai ricevere giustizia, e i funzionari, rubare nelle casse dello Stato come se ogni giorno fosse Natale. Così si era ridotto il mondo civile e tollerante, nessuno sa perché, nessuno veramente. Non ce la faceva più la brava gente a sentire in televisione le follie di certi magistrati senza il senso della misura. Alla rivoluzione si giunse il giorno in cui fu consumata una ingiustizia di troppo. E poi, poche leggi degne del vecchio testamento e la nave nera, nera come le sue coscienze nere! Era previsto che non fosse la sola ad essere varata, ma da quando solca i mari certi delitti sono andati decrescendo in fretta. Forse la soluzione in certe brutte storie non è difficile e neppure complessa. Forse questo è soltanto un racconto e la nave esiste solo nella fantasia di chi la vede navigare in questo mare di ingiustizie impunite. Forse non è un racconto buonista e neppure gentile. Ma è solo questione di punti di vista!
 
Carlo Mariano Sartoris


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