La strage in norvegia

Il mostro del nord

Anders Behring Breivik, fino a ieri uno dei 6 miliardi di abitanti del pianeta terra, è oggi un nome destinato a rimanere impresso nei più sinistri annali della storia di codesta strana razza umana, difficile da interpretare nella immensità numerica delle sue infinite personalità.
Anders Behring Breivik, un volto pulito, uomo di Norvegia, terra di poche parole, pochi scandali, ipoteticamente quasi serena per noi, gente mediterranea litigiosa e scontenta. Anders Behring Breivik in un solo giorno è diventato il grande mostro dell’era moderna, l’assassino spietato, l’uomo della strage programmata nel nome di un ragionamento forse semplice quanto complesso: il pensiero che si annida dentro di noi, vero mistero della vita. La gente comune, sempre ammesso che il termine ‘’comune’’ abbia un senso applicabile alla massa, ammutolisce e si interroga di fronte al disegno di un uomo che, da solo, ha posto fine con fredda determinazione a decine di vite identiche alla sua. La morale inciampa su se stessa, indaga per stanare il demone che si annida nella mente del ragazzo di Norvegia e nel frattempo ha paura di scoprire che certe cose giacciono incatenate dentro di noi.
Qualche anno fa chiesi a Don Boero, religioso di rara sapienza, quale fosse in realtà il peccato originale dell’uomo. Il sacerdote mi rispose con voce di chi sa, l’occhio lontano, ma allo stesso tempo penetrante: “il peccato originale”, mi disse, “è la consapevolezza dell’uomo di dover convivere con la propria, terribile crudeltà latente”. Dovetti ragionarci su per più di un momento prima di ammettere che si trattava di una spiegazione illuminante.
Anders Behring Breivik, uomo dei fiordi, apparentemente cristiano, ha liberato la propria crudeltà latente facendo esplodere bombe avide di vite pescate nel caso e, ancor peggio, inquadrando nel mirino dell’arma automatica gente innocente che chiedeva pietà, sparando, uccidendo a mucchi, nel nome di una ideologia che, nella sua mente, qualche senso ce l’ha.
Nessuno di noi, razzolando nel proprio cuore in cerca dei più nascosti e inconfessati sentimenti, ammetterebbe mai di potere un giorno fare altrettanto. E questo è bene, perché è una cosa vera, ma quanti potenziali killer si aggirano tra noi? Quante crudeltà latenti si muovono inquiete all’interno di corpi apparentemente normali? Chi sono questi personaggi che ci camminano accanto, inquieti, imprevedibili portatori di morte, silenziose minacce che si spostano sulla pelle del mondo, avide di vite altrui nel nome di propri principi religiosi, etici, filosofici e quant’altro. Quanto di loro si agita dentro di noi?
Anders Behring Breivik è diventato manna per la stampa, destinato a rappresentare un esempio disastroso e devastante di quei momenti in cui si libera la crudeltà latente; quel nostro peccato originale che altro non è l’indefinibile massa della nostra cattiveria che sopita esiste, che è dentro di noi, terribile, pericolosa come una mina disinnescata, ma non per questo impossibilitata ad essere un giorno accesa. A volte l’eterna dicotomia tra il bene e il male riesce a esprimersi toccando le vette incomprensibili che vengono definite “follia”. Eppure questa follia esiste: la storia del genere umano non è altro che una sequenza di stragi e di pentimenti, di delitti e di castighi, di violenze e di buone azioni. Purtroppo sappiamo tutti che, dopo questa brutta storia, in altro luogo e in altro tempo qualche altra strage accadrà. Sarà per un motivo, per un istinto, per una convinzione, per un patto tra la parte peggiore di sé e un qualcosa di folle quanto razionale, poiché elaborato da una mente convinta che l’insano gesto è a fin di un bene perverso, ahimè, e proprio per questo, giustificato da un inafferrabile, intimo pensiero che si tramuta in lacrime e sangue. Un progetto ispirato da una parte oscura, scatenato da un motivo esterno, valutato, elaborato nel nome di un concetto che, tra i propri parametri, non prevede mai il rispetto, in primo luogo quello di sé.
Anders Behring Breivik ora comparirà di fronte a un tribunale che, molto imbarazzato, dovrà tentare di fare giustizia. È evidente a tutto il mondo che si tratta di una operazione impossibile. Decine di vite sono state troncate, molte di esse giovani, e per questo ancora più innocenti. Non ci rimane che assistere a quello che dopo verrà, ma tanto dolore e così tanta follia dovrebbero portarci a riflettere, aiutandoci a comprendere quello che nessuno ha mai compreso.
 
Carlo Mariano Sartoris


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