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Marmisti e gestione cimiteriale

Nuove opportunità di espansione tra innovazione, concorrenza e vincoli normativi.

Nel settore dei servizi funebri e cimiteriali, il marmista si trova a operare in un punto di incontro delicato tra artigianato, memoria e gestione operativa.

Negli ultimi anni, il rapporto con le imprese funebri si è evoluto, con queste ultime che detengono oggi un maggiore potere contrattuale nei confronti dei marmisti. In questo contesto, alcuni professionisti del settore lapideo stanno valutando un ampliamento delle proprie attività: non più solo lavorazioni su singole tombe, ma anche partecipazione diretta alla gestione complessiva dei cimiteri, specialmente nei comuni di piccole e medie dimensioni.
Tuttavia, questa evoluzione non è priva di attriti. Da un lato, le imprese funebri locali vedono con sospetto l’ingresso dei marmisti nella gestione cimiteriale, temendo uno squilibrio nei rapporti di forza; dall’altro, alcuni marmisti concorrenti percepiscono questo cambiamento come una minaccia al proprio spazio di mercato.

Marmisti e gestione: un conflitto con la concorrenza?

Una domanda centrale emerge: un marmista che opera in regime di libera concorrenza può, con la stessa impresa, gestire un cimitero? In altre parole: l’affidamento della gestione cimiteriale a un singolo marmista altera la concorrenza locale?
L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha affrontato la questione con la delibera n. 198 del 13 marzo 2019. Pur riferendosi alla normativa lombarda, il principio espresso è applicabile anche in altre regioni dotate di disposizioni simili. L’ANAC ha stabilito che non esiste alcuna norma nazionale o regionale che vieti a chi esercita attività marmorea di partecipare a gare per la gestione dei cimiteri. Pertanto, escludere tali operatori da un bando è illegittimo, in quanto in contrasto con l’art. 83, comma 8 del Codice dei Contratti Pubblici (allora D.Lgs. 50/2016).

Il caso emblematico: clausole escludenti e parere dell’ANAC

Nel bando oggetto della delibera, relativo alla gestione di diversi cimiteri in un comune lombardo, era presente una clausola che impediva la partecipazione agli operatori “esercenti attività funebre e/o attività commerciale marmorea e lapidea”. La motivazione risiedeva nella volontà di evitare distorsioni della concorrenza in un mercato percepito come poco trasparente.
Una società esclusa ha contestato la clausola, sostenendo che la legge regionale vieta la partecipazione solo a chi svolge attività funebre, non a chi opera nel settore lapideo.
L’ANAC ha accolto la tesi: i marmisti non possono essere esclusi automaticamente da queste gare, salvo esplicita previsione normativa. La clausola in questione è stata quindi considerata nulla.

Opportunità per i marmisti: tra espansione e responsabilità

Questo pronunciamento ha così aperto nuove possibilità per i marmisti, che possono partecipare alle gare di gestione cimiteriale a patto di non svolgere attività funebre (intesa come disbrigo pratiche, vendita prodotti per il funerale e trasporti funebri). Ma le opportunità si accompagnano a responsabilità crescenti.
Assumere la gestione di un cimitero significa entrare in un ambito pubblico regolato, con obblighi gestionali, etici e giuridici. Richiede competenze specifiche, strutture adeguate e massima trasparenza.

Un settore da regolamentare: attenzione ai rischi

Il parere ANAC evidenzia anche alcune criticità del settore: presenza di pochi attori dominanti, potenziali conflitti d’interesse tra gestione pubblica e attività private, regolamentazioni a volte carenti o ambigue.

Per questo, un marmista che desidera partecipare a una gara per la gestione cimiteriale dovrebbe:
  • Evitare sovrapposizioni con l’attività funebre, salvo che operi con separazione societaria, se prevista dalla legge regionale.
  • Garantire imparzialità: nella gestione cimiteriale, il trattamento deve essere equo verso tutti i clienti, propri e altrui.
  • Non invadere ambiti non pubblici: come evidenziato dall’Antitrust nel parere AS772 del 2 novembre 2010 (1), il servizio pubblico non deve includere attività private come la posa di elementi lapidei.
  • Curare la compliance: visure camerali aggiornate, assetto giuridico trasparente, regolarità amministrativa e chiarezza societaria sono imprescindibili.
  • Valutare con attenzione i bandi: contestando eventuali clausole che violano le normative vigenti.

Conclusione: da artigiano a gestore

Il calo delle sepolture tradizionali, legato all’aumento delle cremazioni (specie nei piccoli comuni), sta ridisegnando il ruolo del marmista.
Non è più solo un esecutore (non sempre …) artistico, ma può diventare un attore interessante nella filiera cimiteriale, con competenze imprenditoriali, progettuali e gestionali. Si tratta di un’opportunità concreta per diversificare l’attività e valorizzare un know-how spesso sottovalutato.
Con la giusta preparazione e visione, i marmisti possono anch’essi competere per la gestione dei cimiteri.
(1) Si riporta il passo del parere citato AS772:«Quanto alla fornitura di arredi funebri, l’Autorità intende evidenziare come tale attività non rientra nel novero dei servizi pubblici cimiteriali, rivestendo natura commerciale e imprenditoriale relativamente alla quale anche il legislatore non ha in alcun modo previsto riserve o privative a favore dei Comuni o dei soggetti affidatari dei servizi di gestione delle aree cimiteriali. Solo questi ultimi, infatti, come già evidenziato dall’Autorità in occasione della segnalazione AS392 del 17 maggio 20075, “concernono interessi pubblici di carattere prevalente, trattandosi di attività che hanno connotati tipicamente igienico-sanitari e comunque riferite all’esercizio di servizi pubblici sociali”.»
 
Daniele Fogli

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