LETTERE D'AMORE

Gerry. Guardando la mia sposa camminare nel cortile fui carpito da una idea: scriverle una lettera d'amore, ma senza firma, per corteggiarla di nascosto, per poterle dire tutto ciò che non riuscivo a dire, libero di andare oltre i pensieri e le parole. Una lettera anonima e rovente, come se fossi un oscuro spasimante, uno tra i tanti inquilini rintanati dietro alle tende del popolato caseggiato.

Rosy. Qualche ignoto cascamorto mi aveva spedito una missiva irriverente che, dopo un primo impulso di rifiuto, dopo una attenta rilettura, aveva saputo risvegliare degli impulsi erotizzanti nascosti in qualche angusto luogo dei pensieri, masturbandomi la mente. Avrei voluto che Gerry la leggesse, ma poi qualcosa mi trattenne e non gli dissi niente.

Gerry. Ero certo che Rosy me l'avrebbe mostrata, invece no. Notai che era più ciarliera, quasi elettrizzata, e quando venne sera, invece di uscire, mi prese alla sprovvista, mostrandosi sensuale come mai e, trascinandomi verso la camera da letto, si lasciò andare a un repertorio poco usuale. Mi chiesi se era l'effetto delle mie parole o un frutto ormonale dilatato dal tepore della primavera.

Rosy. Quella lettera mi aveva fatto bene, mi aveva fatto riscoprire il calore dell'amore che, dopo sei anni di connubio, si era un poco raffreddato. Peccato che al mio uomo non balenasse per la testa di parlarmi in quel modo boccaccesco, lui, sempre serio e compassato. Lo amavo, ma fosse stato un po' più depravato lo avrei amato di più. La cosa mi era quasi passata dalla mente, quando trovai nella cassetta un nuovo messaggio; lo scartai nell'ascensore e dopo poche parole ben parafrasate, scoprendo dentro me di averlo sospirato, mi trovai col batticuore.

Gerry. Lo scherzo della lettera andava interpretato nei suoi due aspetti: il primo era che a mia moglie era talmente piaciuto da non dirmi nulla, e questa non era una bella cosa; il secondo stava nel fatto che, scrivendo, mi ero divertito e anche eccitato. Preso dal desiderio di rifarlo, curioso e malandrino, qualche giorno dopo mi ero di nuovo cimentato, lasciandomi andare a lusinghieri giudizi insaporiti da indecenti inviti che mi salivano spontanei dalla fantasia. Quando sarebbe tornata avremmo fatto all'amore come l'altra sera, poi le avrei confessato di essere il misterioso autore Già immaginavo l'espressione...

Rosy. La seconda lettera mi fece uno strano effetto. Non riuscivo a cancellare dalla testa quelle brucianti dichiarazioni d'amore dipinte in modo tanto sensuale quanto sapiente. Chi scriveva non doveva essere un uomo comune, era un profondo conoscitore dell'animo di donna, dolce, brutale, virile e delicato, spregiudicato e misterioso, talmente mascolino da saper essere quasi femminile. Ricordo che quella sera sbirciai dalla finestra cercando in giro con lo sguardo, mentre Gerry, stranamente ispirato, si proponeva per una focosa proiezione dell'amore.

Gerry. Dopo il rapporto, assai più compassato del previsto, gettai il pensiero nella nuvoletta azzurra che disegnava sul soffitto la mia nervosa sigaretta. Rosy si era data, ma in modo misurato e distante, partecipe sì, ma distratta da un qualcosa che non volevo immaginare. Non le dissi nulla della lettera, così come nulla disse lei. "Dannata puttanella, chissà quante storie come quella che mi ero inventato doveva aver vissuto in questi anni a mia insaputa!".

Rosy. Mi ero comportata male. Quella sera avevo tra le braccia un marito colmo di premure ed io pensavo a un fantasma che mi ronzava nella mente, un'ombra ignota e impertinente che si era insinuata nella mia vita. Nei giorni seguenti cercai di farmi perdonare, ma Gerry aveva iniziato a comportarsi in modo strano, parlava poco e aveva sempre una scusa per trovare altro da fare. Quando ritornavo a casa guardavo in alto; chissà se quel pazzo, romantico scrittore mi stava ad osservare?

Gerry. Rosy mi faceva le fusa, ma non era abbastanza per la mia testa nebulosa. Quando tornava a casa, attraversando il cortile si guardava attorno, cercava sui balconi, poi saliva sorridente. Saremmo andati al mare per il fine settimana. Sulla spiaggia la guardavo di soppiatto; era ancora molto bella. Era mia moglie e l'amavo, ma dovevo andare in fondo. Al ritorno le avrei scritto ancora, le avrei scritto sotterrando la ragione, le avrei scritto come non avevo pensato mai, denudando i miei pensieri, turbandomi di quanto andavo macchinando. Le avrei proposto una pazzia: tradirmi con me stesso, incontrare quello sconosciuto in un luogo convenuto e, se avesse ceduto, poi manifestarmi.

Rosy. L'uomo del balcone al terzo piano mi guardava spesso, era un bel tipo riservato che già mi era capitato di notare tempo fa, poteva essere lui il misterioso seduttore, magari, perché no, chissà? Stavo sorridendo delle mie morbose fantasie quando trovai la lettera e la scartai, ghermita da una ossessiva curiosità. Gerry non mi aveva mai sfiorato neppure con la più innocente di tutte quelle vorticose fantasie. A quarant'anni è strano lo scoprirsi vulnerabile e lasciva, desiderare di lasciarsi adescare da quelle diaboliche lusinghe: incontrarsi di soppiatto, per fare sesso, giù in cantina.

Gerry. Rosy era venuta. Entrò furtiva nella cantina n°17, avvolta dall'ombra, ed io, eccitato come mai nella mia vita, zitto l'afferrai nel buio, sdraiandola sulla branda che avevo disposto per l'avvenimento. Mi si diede in modo rapido ed osceno ed io la presi con lo stesso accanimento. Era stata una intrigante scorrettezza. Mi ero reso conto che il desiderio d'evasione covava subdolo in entrambi. La sto-ria aveva molte sfumature, ma dichiarandomi, pur sapendo di creare un putiferio, ero certo che avrei posto le basi per un nuovo, più amalgamato rapporto coniugale. Stavo per farlo quando la mia amante schizzò via nell'oscurità, senza darmi modo di raccogliere le idee e di parlare.

Rosy. Ero in tumulto, non riuscivo più a riflettere. Gerry non era in casa, meno male. Mi raggiunse mentre ero sul balcone, mentre, fumando una sigaretta, mi ero detta che gliene avrei parlato. Mi si avvicinò, proprio mentre l'uomo del terzo piano si mostrava sul terrazzo e mi osservava complice, bloccandomi il respiro. L'impulso mi esplose nel cervello, ma non avrei mai fatto il folle gesto se, dopo avermi abbracciato, Gerry non si fosse irrigidito.

Gerry. Lei fumava sul balcone, nervosa e un po' segnata, mi avvicinai, ingelosito da me stesso, ma deciso. Mi avvicinai per dirle che quella storia mai iniziata era finita, che l'avrei amata ancor di più per tutta la mia vita. Se non si fosse di colpo irrigidita non avrei mai fatto il gesto insano, ma l'impulso, offeso da quella reazione, mi prese la mano. Rosy. La parte depravata del mio temperamento, sorridendo all'altro uomo, spinse Gerry fuori dal balcone. Non avrei più potuto vivere con lui senza quell'altra pazza relazione! Lo spinsi intanto che stranamente lui spingeva me, e stiamo precipitando in due, mentre stretto mi trasmette: "Ero io amore mio!".

Gerry. La gelosia, l'atroce fantasia mi guidò la mano assassina e fece rotolare oltre il parapetto la donna traditrice. La spinsi fuori intanto che lei, che strano, spingeva me, e stiamo cadendo entrambi, mentre spaventata mi confessa: "Ti ho tradito, amore mio!".

L'uomo del terzo piano. Nella mia vita avevo visto di tutto, ma quella moretta della casa di fronte, quella che ogni tanto mi squadrava, vederla abbracciata col marito e saltare entrambi dal balcone mentre lei mi dedicava il suo ultimo sorriso, è stato sconvolgente. Ero stato testimone di una tragedia senza senso. Raccontai la storia al maresciallo, poi mi concentrai sull'aspetto più professionale. Come psichiatra mi ero fatto un'opinione: ne avrei stilato una bella relazione sui comportamenti della gente. Da allora spesso consiglio a molte coppie in crisi di inventarsi un diversivo, prima che la noia del rapporto prolungato crei le premesse di un qualcosa di insensato.
 
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