Lettera aperta alla signora Veronica Lario

Gentile signora, senza volermi inoltrare in beghe che rappresentano cruccio per ogni famiglia, ho appreso dai giornali che lei riscuoterà ogni mese un cospicuo assegno per quello che i comuni cittadini sovente definiscono “il mantenimento”. Lungi da ogni mia intenzione voler esprimere qualsivoglia giudizio: il mio è un mero calcolo per un bel gesto, un umile suggerimento, un velato, bonario, virtuoso consiglio.
Centomila euro al giorno, anche se lordi, per chi non è abituato richiedono un certo lasso di tempo per immaginarne un ragionevole impiego: al sottoscritto, per nulla invidioso, ma un po’ partecipe, è venuta in mente una possibilità alla quale forse Ella ha già pensato. E in tal caso mi scuso. Se così non fosse, facendo un rapido calcolo, al posto suo non perderei l’occasione di poter sfamare circa 10.000 famiglie di operai disperati, di disoccupati in attesa di giudizio, di ragionieri inutilizzati o semplicemente di sfortunati morti di fame, mai baciati dalla buona sorte nel girotondo della vita, organizzando l’affluenza al più vicino e accreditato centro di accoglienza e di volontariato. Diecimila famiglie un giorno ogni tanto, da Torino a Palermo.
È possibile poiché ad occhio e croce tanto basta a garantire un buon piatto di pasta al pomodoro, un secondo con broccoli e salsiccia, un frutto di stagione, un tozzo di pane, un bicchiere di vino per il capofamiglia e, forse, anche il caffè. Il tutto per quattro persone, comprando all’ingrosso. Lo facesse almeno lei, gentile signora Veronica! Non tutti hanno la fortuna di potersi far benvolere con così poco da così tanta gente in questo panorama economico e sociale, perennemente in clima elettorale, dove è difficile distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Lo stomaco reclama da destra e da sinistra: con un modesto, saltuario impegno del suo equo patrimonio, qua e là, potrebbe raccogliere un imponente consenso popolare. Che dice? Si può fare? Se mai, ce lo comunichi. E accetti un saluto, perdonando l’invadenza e un po’ di sana ignoranza per quanto riguarda ogni altro aspetto trascurato, burocratico o fiscale.
 
Carlo Mariano Sartoris


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