Paul Newman: un grande attore e un uomo buono

Lassù qualcuno lo ama; e non solo lì

Il cinema è una macchina spietata e meravigliosa che può farci tornare indietro nel tempo, mostrando gesti, luoghi e volti immortalati per sempre in quel loro fugace, eterno momento. Commuove l'animo rivedere leggendari artisti che ancora cavalcano, amano o sparano, sapendo che in realtà non esistono più. Paul Newman, l'ironico, il bello, si è riunito con le tante stelle del firmamento hollywoodiano che, pur essendosi spente, brilleranno ancora, riportate alla luce dalla magia del grande schermo.
È il lato meno ironico della grande illusione, ma è anche un miracoloso camposanto di celluloide dal quale riesumare, giovani, belli e fiorenti, i leggendari divi che, simulando, interpretarono l'attimo della morte ben più di una sola volta, per esigenze di avventura o di copione. Non lo vidi stramazzare al suolo quel giovane Paul Newman quando, nel ruolo beffardo di "Butch Cassidy", uscì allo scoperto assieme all'amico Robert Redford "Sundance Kid": i fucili dei soldati erano puntati, non ce l'avrebbero mai fatta, ma il film si chiuse lì, con un fotogramma "cult", lasciando una speranza nel mio cuore di giovane spettatore.
Paul Newman se la cavò allora, ma adesso ci ha lasciati: ovunque sia sbarcata la sua anima, mi piace pensare che "occhi di ghiaccio", bussando alle porte del Paradiso, sia stato accolto dai tanti volti indimenticabili che hanno raffigurato la lunga epopea di un certo cinema americano. Mi piace immaginare che, con quel suo carisma devastante, seduca anche gli angeli, sebbene corra voce che questi non abbiano sesso; e sarebbe un peccato anche per noi!
Il protagonista di "Butch Cassidy", fortuna sua e non soltanto, è vissuto ancora per molti anni, regalando decine di personaggi accomunati dall'irresistibile fascino e dallo sguardo strafottente. Tra questi, oltre al giovane bandito Butch, amo ricordare il galeotto Nick Mano Fredda, i tanti momenti legati alla passione per il biliardo, l'impassibile investigatore di "Detective Story", il ruolo del padre in "Harry & Son" e, forse per fratellanza d'invalido, l'anziano e falso paralitico di "Per amore dei soldi". Ma ho fatto certamente torto a film più blasonati o più noti.
Paul Newman ci ha arricchiti della sua recitazione asciutta fino al 2007, nemmeno due anni prima della fine di una lunga vita interpretata con rara consapevolezza di sé e con giocosa serietà. Appassionato di motori, ha interrotto la propria corsa all'età di 83 anni, un nulla di fronte all'immensità del tempo. Certo ci mancherà, ma un attore del suo spessore non scompare mai del tutto e si perpetua nei suoi sessanta film: per sessanta volte ancora vivo, sempre originale, istintivamente diverso.
Paul Newman attore aveva fascino, classe, mestiere, generosità e talento: è stato un mito e tale resterà, a brillare nell'olimpo degli immortali hollywoodiani finché lo schermo vorrà. A sorella morte quindi, quella vera, non è rimasto che doversi accontentare di riscuotere soltanto l'uomo e il suo ordinario, provvisorio tempo.
Con l'andare degli anni riscopro con maggiore ammirazione e con nostalgia un certo modo di far cinema e quei miti americani che, quand'ero un ragazzino, hanno fatto sognare la mia fantasia e che hanno contribuito a formare quel lato del mio carattere idealista, ironico e un po' spaccone. Forse avrei voluto essere come loro, eroi di una nuova era, di un dopoguerra di bulli, di pupe e di tante idee da riformare. Erano i tempi di Marlon Brando, di James Dean e di lui, occhi di ghiaccio Paul, il bello senz'anima; erano tempi di eroi ancora umani, ispirati da una etica semplice, ma profonda. Erano tempi rimasti nei cuori romantici di ragazzi oggi non più giovanissimi, tempi che oggi sembrano molto lontani.
Amatissimo dal pubblico femminile di ogni età, Paul Newman, già all'inizio di una carriera da sex symbol della serie "belli e dannati", ha rivestito molti ruoli sempre intrisi di recitazione, senza mai sconfinare nella dismisura dell'inverosimile che rasenta il cattivo gusto, così come ha evitato il recente abuso di tecnologie che tende a sostituirsi all'arte e al mestiere.
Imbattendomi in ogni suo personaggio non ho mai cambiato canale.
Fu magistrale interprete dal volto di pugile, di investigatore, di pistolero, di soldato, di imbroglione, di ladro, di poliziotto e di quant'altro richiede il multiforme lavoro dell'attore; ma dietro ogni mito dello schermo vi è sempre un uomo, e non sempre i due personaggi riescono a far combaciare vita e finzione con i medesimi criteri di quel successo figlio di una professione privilegiata e straordinaria.
Paul Newman, contrariamente a molti suoi colleghi coetanei, ha vissuto una vita riservata ed equilibrata, seppur segnata dalla morte prematura del suo primogenito. È stato un divo dal cuore grande e generoso che negli ultimi dieci anni ha devoluto oltre cento milioni di dollari ai bambini ammalati di gravi patologie. Denari proventi della sua attività imprenditoriale, una azienda produttrice di alimenti che egli stesso ha fondato. Non vi sono strappi nella sua vita "normale" ed anche sul set i colleghi lo ricordano come un uomo sempre generoso e disponibile. Un uomo dagli interessi concreti e dai pochi pettegolezzi, descritto come profondamente attaccato a quel suo splendido mestiere, intrapreso con caparbietà per non farsi assorbire dal lavoro nel negozio di articoli sportivi di suo padre.
Del solido rapporto con la moglie, l'attrice Joanne Woodward sposata nel 1958 e sua compagna per tutta la vita, mi piace riportare un appetitoso commento: "Perché dovrei andare a mangiare un hamburger in giro se a casa ho una bistecca che mi aspetta?". Dell'amore per le corse automobilistiche: "Il più bel suono al mondo è quello di un motore otto cilindri a V". Della sua prossima dipartita: "Dopo quanto ho bevuto e fumato e dopo tanti anni di corse automobilistiche non avrei mai pensato di arrivare a questa età". Frasi a metà tra la metafora e l'ironia, poche parole attraverso le quali è consentito immaginare una porzione dell'animo di un uomo, pur senza averlo mai conosciuto; ma non è lecito ipotizzare oltre.
Quando occorre scrivere della scomparsa di personaggi leggendari è solita abitudine andare a ricercare aneddoti e vicende sulle agenzie e da lì attingere per mettere assieme un buon articolo. Io preferisco limitarmi a quel che so e a quel che provo, a ciò che sento dentro. Paul Newman è uno dei volti dell'eroe "umano" che ha accompagnato il percorso della mia fantasia e della mia esistenza, è un nome che riporta a tanti eroi con un altro nome, è un primo piano sui tanti sfondi di una America che abbiamo imparato a riconoscere stando in poltrona; ma adesso è anche altro. È un posto vuoto sulla Terra, un fantasma in technicolor che ho visto avanzare negli anni scandendo i miei, ma senza mai disattendere, là, dentro i misteri dello schermo, disinvoltura, stile, professionalità e quell'avvenenza che, in barba al tempo che fa diventare vecchi e in quanto stelle che brillano di luce propria, rende certi anziani sempre seducenti, suscitando tra gli uomini normali rispetto e un buon pizzico di invidia.
Ci manca già, forse, l'ultimo volto di insuperabili interpreti; ma, di più, a me manca da tempo quel periodo in cui una bella storia, la scuola di recitazione e i lunghi tramonti sulle praterie americane erano ingredienti veri, indispensabili, indimenticabili, per mescolarsi tra loro e per trasformarsi in un sogno che entrava nella pelle.
Oggi il cinema d'azione è un luna park di effetti indecifrabili, eppure mi appassiona di meno, non mi seduce, ne colgo l'esagerazione e, tolti pochi casi isolati, mi  stanca in fretta. È un susseguirsi di esplosioni, di metamorfosi, di velocità; mi mancano il volto, l'espressione, il sentimento che perfora il video, ma forse sono solo un vecchio malinconico che si volta troppo spesso indietro, facendosi più breve ciò che vi è davanti.
Mi piace immaginarlo così, "occhi di ghiaccio", in prima fila a scaldare i motori di una Chevrolet Corvette 5000 V8: pole position nel circuito dei cieli, e di fianco a lui Steve McQueen, stesso carisma, medesima passione. Pronti, via! In sesta posizione James Dean. Si può correre in eterno tra le nuvole e, forse, non vi è neppure il rischio di farsi male!
 
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