Il grande inganno del principe delle stelle e il contro inganno della luna di sotto

Sul pianeta di tutti contro tutti, gli intrighi, le guerre e le sopraffazioni continuavano dal giorno stesso in cui la sua razza prese coscienza della propria crudeltà latente e della capacità di potersi fare del male l’un l’altro con l’illusione di ricavarne un beneficio eterno. Cosa mai accaduta perché, prima o poi, tutti erano stati chiamati nel regno dei morti. Dalle spade, dalle trame e dalle battaglie nessuno aveva mai guadagnato una sola ora di vita in più. Anzi, molte volte i primi a vederla accorciata erano stati proprio gli imperatori del pianeta: morti spesso avvenute con modi truculenti, per banali tradimenti o per motivi ancora poco chiari.
L’ultima guerra del mondo aveva avuto origine perché l’impero della luna di sotto, con un attacco a sorpresa, aveva distrutto le torri del castello nel regno degli eroi nordici, il popolo della stella. L’impero della luna di sotto si era infiltrato con un’abile mossa in quello che fino a quel tempo era stato un inattaccabile maniero che nessun altro nemico era mai riuscito neppure a danneggiare e avevano fatto un macello. Il capo dell’impero della luna di sotto, un certo Denlabi, era un avventuriero che amava fare la guerra prima agli uni e poi agli altri: e sicuramente aveva buoni motivi per farlo: i suoi. I principi del principato delle stelle cambiavano di tanto in tanto, non erano mai gli stessi anche se facevano sempre le stesse cose. Erano a capo di un regno più ricco, convinti anche che fosse il più buono; ma, lo sappiamo, la verità non sta mai da una parte sola. Fu così che quando pochi martiri attaccarono dall’alto l’invulnerabile castello fecero gran danno e si meritarono una caccia senza quartiere in ogni angolo del pianeta perché i più buoni, certi di esserlo, si erano fatti molto cattivi.

Da quel dì vi fu guerra a macchia di leopardo, spesso dichiarata per dare la caccia ai seguaci di Denlabi e al condottiero stesso, l’uomo più ricercato. Non si sa se fu questa la realtà di tante battaglie: magari dietro vi erano anche altri interessi, ma sono cose che si conoscono solo dopo tanto tempo, sono dettagli, sono quisquilie. Per dieci anni i soldati dell’impero delle stelle combatterono nella terra dell’impero della luna compiendo non pochi massacri nel nome di tutto ciò che credevano fosse giustizia. Fecero terra bruciata intorno a Denlabi, osannato capo di tutte le sue tribù. Gli diedero una caccia senza quartiere fino a quando un bel giorno, senza neppure saperlo, lo ferirono quasi per caso e lui morì triste e malato in un luogo imprecisato. La notizia trapelò fino ai capi del reame delle stelle, ma sebbene una volta morti non si esista più, a certa gente e in certi casi occorre staccare la spina in un modo più eclatante. Vi era ben poca gloria nel sapere di avere sconfitto il nemico quasi senza volerlo, quasi senza battaglia, quasi senza astuzia da poter mostrare al proprio popolo che gridava vendetta per quella storia delle torri del castello e dell’attacco a tradimento.
Il regnante Karab ebbe una idea fulminante. Occorreva creare al nemico una morte differente, ma essendo già morto ne serviva un altro. I suoi emissari in terra straniera scovarono un buon uomo che al condottiero morto somigliava parecchio. Quasi senza che se ne accorgesse lo fecero diventare ricco e quando era ben pasciuto gli tesero il tranello non senza aver atteso il momento più opportuno. Il momento in cui il regno delle stelle doveva compiacere il suo popolo deluso per questioni interne. Occorreva un colpo di prestigio così che il popolo potesse reclamare ancora il proprio re, facendo fessi i sudditi, sempre ammesso che essi lo siano davvero. Fu così che giusto prima delle nuove elezioni, con un gran colpo di mano, cavalieri fedeli e coraggiosi piombarono a sorpresa sull’ignaro, falso Denlabi, facendolo fuori con un attacco ardito e bestiale, disperdendone poi le spoglie a mò di sprezzo, così che nessuno potesse contestare qualche differenza nell’orecchio o nel sopracciglio tra il morto vero e quello falso.

Nel regno delle stelle fu gran festa e il re Karab ebbe onori e gloria da grandi e da piccini, da padri, da madri e pure dalle nonne. Molto si parlò della rappresaglia: si disse che la guerra non era finita, che era solo una grande vittoria, una vendetta consumata, che l’esercito della luna di sotto contava ancora schiere di martiri, che adesso era il loro turno per una ritorsione, vile come al solito, che occorreva vigilare. Il trucco funzionò perché furono in molti a crederci. Il povero falso Denlabi ebbe la fortuna di morire in fretta senza sapere bene perché; intanto aveva vissuto da pascià per qualche anno, cosa che non gli sarebbe mai accaduta se non avesse avuto la fortuna di somigliare a qualcun altro che, in un modo o nell’altro non poteva morire a causa di una infezione per una ferita superficiale curata in fretta e male.
Quello che capitò dopo è regalato ai libri della storia: sangue chiama sangue e sangue fu così come è tuttora, quando ormai anche Karab è diventato un pensionato. Denlabi è vecchio e se la ride. Il trabocchetto dell’infezione che, per la precisione ebbe davvero origine a causa di un’unghia incarnita, si era dimostrata una buona soluzione.
Esistono sette sosia per ciascuno di noi su questa terra: se poi si ha la fortuna di portare sempre il copricapo e di avere una barba riccia e lunga, non è difficile averne sette volte sette. Occorre essere astuti per giocare ai principi o ai pirati e allo stesso tempo avere la pretesa di invecchiare. Occorre capire quand’è ora di tirare i remi in barca e lasciare che siano gli altri a riscuotere o a pagare: sono sempre gli stessi, i troppo fessi o i troppo furbi che in fondo vanno a braccetto su questo pianeta di tutti contro tutti che da sempre gira nella stessa direzione e che mai si fermerà o, perlomeno me lo auguro, non durante la mia generazione. Che dite, ho torto o ragione?
 
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