Funerale piramidale, accessori a costo zero...

Il nome dell’azienda era tutto un programma: “Il trapassato remoto”. Il motto sul biglietto da visita non era da meno: “per pagare e per morire c’è sempre tempo”; ma il massimo dell’inventiva veniva dalla scritta bordata di nero: “funerale a costo zero con premio fedeltà”. L’idea geniale era scaturita dall’esperienza ben più che ventennale del signor Cataletto, titolare dell’agenzia di onoranze funebri che aveva escogitato il sistema di vendita piramidale: la bara porta a porta, a prezzo popolare. Il concetto non era male, facile da sostenere con dialettica banale e, tutto sommato, piuttosto razionale. Cataletto suonava il campanello, mostrava il biglietto da visita, chiedeva di entrare, illustrava il progetto: “Buongiorno caro signore, ha mai pensato che la vita è di passaggio e che la morte è un tempo piuttosto lungo da trascorrere allungati in una bara? Perché aspettare? Perché acquistare un feretro che sia scomodo e poco estetico, magari scelto in fretta da un parente poco motivato? Le interessa, proseguo? Mi pare incuriosito…”. Se il soggetto annuiva, il gioco era quasi fatto. “Le spiego il programma: può acquistare adesso la bara che più le piace tra tanti modelli studiati per servire a “quello” e altro, per tenersela in casa, per prendere confidenza! È un’idea da valutare: possono diventare un originale scaffale, un letto di fortuna per un ospite inatteso, una cassapanca, un orologio a pendolo, una cassaforte con la combinazione. C’è il modello che si può usare da canotto, un altro da applicare sul tetto di ogni vettura, originale bauliera tutta da sfruttare, ma ce ne sono altri, ho il catalogo, li vuol vedere?”.
A quel punto il soggetto alzava il sopracciglio, stupito e incuriosito, mentre Cataletto passava dall’attenzione all’interesse e, stuzzicando il prestigio e il desiderio, esponeva il resto: “Deve sapere che per tre nuovi clienti che saprà convincere ad investire il giusto prezzo per un oggetto multiuso a lunga durata, avrà diritto a uno scatto. A loro volta ne dovranno ricercare altri tre e per ognuno di essi lei salirà di livello verso il premio finale”. Il principio era banale: la catena di Sant’Antonio applicata al funerale. “Per ogni scatto verranno riconosciuti optional da ritirare in occasione del funerale. Come potrà vedere da questo schedario, il primo stadio prevede fiori, foto, stampe e ricordini, il secondo una Mercedes nera, il terzo la messa cantata, e… via, fino all’ultimo livello: funerale in pompa magna, compreso il mausoleo di marmi e di cristalli guarnito con infissi di ottone, con scritte in rame, con candelabri e crocifissi! Tutto questo al costo di una bara da comprare adesso! Colui che al trapasso sarà in testa alla catena, avrà diritto persino alla cassa placcata oro e l’interno in pelliccia di foca o zibellino”.
Il signor Casaccio era stato uno dei primi clienti. Aveva comperato la propria bara quando aveva da poco superato i 60 anni e il sogno di un principesco funerale era diventato una ossessione. Aveva impiegato tutto il tempo della pensione ad allargare il proprio giro di acquirenti, annoverando ben 1837 seguaci che avevano acquistato il cofano multiuso. Era il primo di livello, il numero 1 della lista, ma non saldamente in testa. Il signor Martino, un vicino di casa che aveva aderito anch’egli alla catena, era salito di livello fino ad essergli alla pari, e lo sapeva. Entrambi non erano più giovanotti e nemmeno in ottima salute. Ecco perché si guardavano in cagnesco: il primo che avesse tirato le cuoia avrebbe vinto il premio, il funerale degno d’un re o di uno sceicco, a meno che … Quel dì, Casaccio accettò di buon grado l’invito ad andare a bere un vermouth presso il suo vicino perché, da un po’ di tempo, accarezzava un piano. Il rivale ignorava che, quel giorno stesso, la sua lista aveva avuto uno scatto. Casaccio era in vantaggio e doveva approfittarne, ora o mai più. Rise in faccia al vicino quando, dopo aver svuotato il bicchiere, si sentì morire. Stessa, e in fondo demenziale cosa, fece però l’altro nonnetto. Avvelenare se stessi per battere il rivale e per godere del lussuoso funerale portò a un pareggio, a un nulla di fatto. Il signor Casaccio se ne era andato inutilmente; anche il dirimpettaio aveva pensato di riscuotere il premio dopo aver visto aumentare le vendite appena un’ora prima, ottenendo l’illusione d’aver piazzato catafalchi multiuso in maggiore quantità.
Nella clausola 28 del contratto il pareggio non era previsto: così per i due vicini si fece un solo funerale economico, infilandoli in loculi ordinari, accanto l’un l’altro, risparmiando nel prelievo, nel viaggio e nell’inumazione, celebrando per entrambi un’unica funzione. Cataletto non aveva dovuto onorare alcun servizio funebre regale ed era ben contento. Il trucco c’era, semplice e banale: nei computer dell’impresa le classifiche dei clienti erano aggiornate. Quando le cifre e il trascorrere degli anni cominciavano a essere vicini al godimento del prestigioso estremo saluto, dagli uffici dell’azienda si provvedeva a portare i conteggi degli iscritti in pareggio scovando qualche acquirente a cui veniva offerta la cassa multiuso a prezzo “chilometri zero”, con in più il sorteggio di un viaggio o di un motorino. Impossibile dire no anche per un ragazzino; poi, si aggiungeva alla lista che era in testa.
Il costoso funerale con messa cantata, mausoleo, ori e crocifissi annessi, non era semplice da incassare, ma lo si scopriva dopo il decesso, quando sarebbe stato arduo impugnare una causa di recesso. Non si può dire, però, che in questo mezzo imbroglio l’acquirente della cassa da casa non potesse trarne vantaggio. Nessuno ha resistito nel provarla: qualcuno vi ha fatto sesso, la ha adattata, vi ha celato qualche bevanda, un portafortuna, alcune foto, uno scaramantico oggetto … Così, al momento opportuno, se la è trovata comoda e guarnita, già abituato al prolungato soggiorno. E, in ogni caso, di questa furberia nessuno mai si è lamentato!
 
Carlo Mariano Sartoris




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