- n. 5 - Settembre/Ottobre 2025
- Curiosità
I fantasmi, questi sconosciuti
Protagonisti di storie paurose e inquietanti, i fantasmi possono rivelarsi nostri alleati per elaborare ansie e paure inconsce.
Spesso sono spaventose, misteriose, destabilizzanti, a volte struggenti e, più raramente, persino divertenti.
Sono le storie di fantasmi, un soggetto letterario e cinematografico molto popolare e prolifico che conosce una particolare fortuna nel periodo di Halloween che ci apprestiamo a festeggiare. E nonostante lo scopo di queste narrazioni sia principalmente quello di suscitare paura o addirittura terrore, ne siamo irrimediabilmente attratti.
Presenze ultraterrene che si possono manifestare in luoghi di particolare impatto sono
una credenza comune a tutte le culture fin dalla notte dei tempi e hanno dato vita ad un ricco e variegato bagaglio di leggende e di racconti agghiaccianti che rinveniamo a qualsiasi latitudine. Si tratta certamente di elementi di folclore locale, tramandati per lo più in forma orale, ma tale è il loro fascino che
hanno ben presto trovato spazio anche in opere letterarie. Gli spiriti dei morti compaiono, infatti, già nell’Odissea (IX secolo a.C.), quando Ulisse, durante il suo viaggio negli inferi, ha a che fare con il veggente Tiresia, da tempo defunto.
La descrizione dei fantasmi cambia nel tempo. Nel periodo classico apparivano per lo più sotto forma di fumo o di vapore, ma non era insolita una rappresentazione più realistica, quando lo spirito manteneva le sembianze del corpo al momento della morte, comprese le eventuali ferite che ne avevano causato il decesso.
Fu forse Plinio il Giovane, nel I secolo d.C., raccontando di una sinistra villa ad Atene presa in affitto dal filosofo Atenodoro,
ad introdurre il mito della dimora infestata dove si aggira un fantasma legato in catene. Un archetipo destinato ad una enorme fortuna, rimanendo pressoché invariato fino ai giorni nostri e trovando terreno fertile in diverse culture (abitazioni popolate da spettri vengono citate nelle
Mille e una notte così come in testi sacri buddisti e in alcuni racconti cinesi).
Le storie di fantasmi hanno dunque costellato tutte le epoche e sono state fonte di ispirazione anche di grandi scrittori come Edgard Allan Poe e drammaturgi del calibro di Seneca e Shakespeare. Possiamo però individuare nel
Romanticismo il momento storico in cui hanno conosciuto un successo senza confronti,
una vera e propria “epoca d’oro” del genere. Sono gli anni che vanno tra il 1830 e l’inizio della I guerra mondiale dominati da un grande interesse verso tutto ciò che stupisce, che inquieta e che emoziona. Si tratta di una corrente di pensiero ed artistica che si afferma soprattutto
in Inghilterra e proprio qui le ghost stories diventano un grande classico. Una delle più famose è senz’altro il
Canto di Natale di Charles Dickens, in cui il protagonista - l’avaro e crudele Ebenezer Scrooge – si deve confrontare con il fantasma di un suo defunto collega e con gli spiriti del Natale passato, presente e futuro, che insieme lo aiuteranno a fargli capire quanto sia sbagliato il suo stile di vita offrendogli così la possibilità di cambiare e di redimersi.
I racconti di fantasmi, soprattutto di questo periodo, ma non solo, presentano
tratti comuni ben codificati: un castello o un’imponente dimora antica (meglio se isolata), strani rumori nel cuore della notte, un protagonista dal carattere chiuso e solitario, la scoperta di un oggetto simbolico o di un vecchio libro che può contenere un segreto, un’atmosfera proiettata in un crescendo di tensioni e di emozioni
È un genere che anche nella società contemporanea iper razionale non conosce crisi e, dalla carta stampata è
approdato con successo al cinema e alla TV, declinato in diverse tipologie. Il
filone horror, che conta innumerevoli amatori, è forse quello che contempla il maggior numero di film con case infestate, teatro di antiche tragedie e di morti violente. Ma esistono
pellicole dai risvolti romantici, di cui
Ghost è senza dubbio la più famosa; altre invece, come
Ghostbusters che ha divertito milioni di spettatori, assumono le caratteristiche della commedia.
C’è poi una ampia serie, sia di libri che di film, dedicata ai bambini, dove prevale il lato giocoso, il senso di amicizia e lo spirito di avventura.
Le storie di protagonisti soprannaturali portate sullo schermo possono però prendere anche strade insolite come in
The Others o ne
Il sesto senso, in cui il punto di vista è ribaltato poiché la narrazione avviene dalla prospettiva del fantasma e del suo complesso rapporto con i vivi.
Sono molteplici gli scopi per cui questi racconti sono stati concepiti: per spaventare, sicuramente, o più semplicemente
per intrattenere, ma a volte hanno intenti morali, nel caso in cui le presenze si manifestano per indicarci la retta via, oppure per un
senso di giustizia, come quando il fantasma è tale perché per poter essere libero di godersi la pace eterna deve ottenere la riparazione dei torti subiti e vedere punito il cattivo che ha causato la sua morte.
Ma perché queste macabre avventure che rischiano di non farci dormire alla notte
le troviamo così avvincenti o addirittura irresistibili, tanto da essere disposti a pagare un biglietto per trascorrere un paio d’ore di puro terrore? Sono molti gli aspetti psicologici che spiegano questo interesse a prima vista assurdo o quantomeno del tutto illogico.
Lo psicoanalista Carl Gustav Jung sosteneva che le storie dell’orrore sono “
collegate ad archetipi primordiali sepolti nel profondo del nostro subconscio collettivo” che a volte sentiamo la necessità di riportare a galla. Ma il motivo più plausibile
è il bisogno di vivere emozioni forti. Da un punto di vista puramente biologico quando abbiamo paura il cervello rilascia dopamina, endorfine e adrenalina, ormoni che generano sensazioni di forte benessere. È un po’ quello che succede a coloro che si dedicano a sport estremi o che si mettono volutamente in situazioni di grande pericolo per cui il piacere di affrontare il rischio è maggiore del rischio stesso. Analogo processo avviene quando leggiamo o guardiamo un horror, con la differenza che sappiamo di essere al sicuro perché non sta capitando a noi, pertanto la tensione e la paura che sperimentiamo si risolvono alla fine unicamente in stati d’animo positivi.
L’attrazione nei confronti delle storie di fantasmi è anche motivata dal
desiderio di “sondare l’insondabile”, ossia di provare a capire o solo ad immaginare cosa ci possa essere dall’altra parte, e se sia possibile stabilire un contatto con gli spiriti dei defunti. Anche se sappiamo che si tratta di finzione non per questo l’argomento perde di fascinazione e di curiosità.
Ma forse su tutto prevale il
bisogno inconscio di esorcizzare le nostre paure. Le storie raccapriccianti hanno infatti una
funzione catartica permettendo a chi le segue di liberarsi delle proprie ansie ed emozioni negative represse in un contesto sicuro e controllato. E tra le paure che più angosciano l’uomo c’è naturalmente
quella della morte che i fantasmi impersonificano. Immergerci in queste storie è come infrangere un tabù perché possiamo avvicinarci ad essa, entrare quasi in confidenza, rimanendo però a debita distanza. È un piccolo passo in un percorso di elaborazione e accettazione affinché la morte ci faccia un po’ meno paura.
Raffaella Segantin