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L'avviluppo

Il progresso, lo sviluppo senza Dio, la competizione con Dio

La genesi. La competizione e la predominanza sono comportamenti organizzati e previsti in natura. Si manifestano tra organismi viventi appartenenti alla medesima specie e tra specie diverse. L’essere umano, in quanto dominante sulle altre forme di vita e “intelligente”, ha scritto la storia della propria evoluzione attraverso un progressivo sviluppo di sistemi competitivi sempre più organizzati e complessi. È un impulso legato ai concetti di spazio, di tempo e di velocità percepiti dall’uomo.
Terzo millennio d.C. Lo sviluppo prosegue con una accelerazione esponenziale favorita dall’inarrestabile aumento della velocità globale, dettata apparentemente da poliedriche leggi economiche e di mercato; ma in realtà non si tratta altro che del più recente atto evolutivo dello spirito umano teso e programmato per essere competitivo.
La velocità. È uno dei metri di misura della capacità di sviluppo di un singolo e di una comunità, semplice o complessa. La competizione è ciò che spinge il genere umano nel proseguire e nel perseguire la propria evoluzione che, all’interno di un contesto economico e sociale occidentale, può essere riassunto nel termine di “progresso”.
Constatazione. Il progresso è azione dinamica evolutiva, produttiva e di confronto disegnata da progetti macro economici; ma il concetto stesso di progresso, alla luce di noti e devastanti effetti di questo processo sui delicati equilibri che consentono la vita sul pianeta Terra, impone un momento di riflessione quantomeno filosofica.
Riflessione. Progredire significa seguire un cammino secondo una direzione ben definita: svilupparsi è sinonimo di ingrandire per numero e volume, ma lo spazio-tempo che ci ospita sul pianeta rimane sempre lo stesso, immutato e immutabile.
Noi. Il modello di sviluppo della società occidentale ha portato un miglioramento della qualità della vita dell’essere umano innegabile ed evidente. La competizione ha rappresentato fino ad oggi, e ancora rappresenta, il motore intellettuale e fisico che spinge in avanti il nostro modello di sviluppo. Grazie alla competizione nella ricerca e nella produzione, nel corso degli ultimi secoli della propria storia l’essere umano si è sempre più avvicinato a quello che forse è l’obiettivo che lo sospinge: approssimarsi sempre di più a quel mistero del vivere che da sempre è demandato ad un misterioso, inafferrabile disegno, e per questo identificato come “divino”.
In competizione con Dio. Il progredire della scienza, della ricerca biologica e genetica sta portando l’uomo ad essere in competizione non solo più con se stesso ed i suoi simili, ma con quella idea astratta, intrinseca e latente che, dagli albori della sua storia, ha sempre individuato come il proprio creatore, come l’essere superiore. Oggi l’uomo è in competizione con il suo Dio. Aveva quel Dio previsto tutto questo? L’ironia della questione cozza con gli effetti del progresso di fattura “umana”.
La sconfitta. Competizione e accelerazione produttiva, quantitativa e qualitativa hanno portato il genere umano a perdere questa latente sfida con il divino, con l’inafferrabile ipotetico che lo ha spinto a impantanarsi in un sistema produttivo che si può definire “liquido”, impossibile da afferrare, da manipolare, da ridimensionare. Il globo terracqueo ci è stato consegnato come un sistema perfetto. La competizione con un sistema già perfetto non poteva portare alcun miglioramento. La strada corretta avrebbe dovuto essere diversa, ma difficile da individuare in un contesto competitivo che risiede tra le pieghe inesplicabili dell’animo umano. Constatata la sconfitta in una competizione unilaterale e puramente ideologica che ha portato l’uomo a confrontarsi con il pianeta Terra, essendo già previste catastrofiche azioni di ritorno del modello basato su un “progresso” indirizzato verso un obbiettivo non identificato né preciso, oggi l’intelligenza umana e le sue migliori capacità di elaborazione dello spazio sono chiamate ad una nuova sfida e ad una nuova competizione.
Nuove frontiere. È una nuova gara che, oltre a essere stimolante, è necessaria: impostare un nuovo modello, percepire e individuare nella coscienza del sé e dell’appartenenza al collettivo l’obiettivo di un’altra sfida. Si tratta di competere esaltando altre peculiarità del cervello umano: consapevolezza dell’azione contraria, senso di responsabilità e, soprattutto, istinto di sopravvivenza. Gli spazi per una nuova competizione sono ampi. Breve è il tempo per intraprenderli. Una sana competizione verso procedimenti di riconversione dei processi produttivi e dello sviluppo in genere, inteso come eco sostenibile, non è solo auspicabile, ma necessaria.
La sfida è ampia e ancora in embrione. Questa volta però l’obiettivo di un nuovo progresso è noto, dettato dalla presa di coscienza che non si può sconfiggere un sistema perfetto, ma adoperarlo in maniera armonica e “consapevole”. Vi è molto spazio per ipotizzare scenari ottimistici o catastrofici, per pronosticare il futuro tra pessimismo e speranza; difficile è indovinarli se non si vogliono interpretare profezie umane e bibliche. Di certo la competizione che ha portato l’uomo fino alla creazione della vita e dell’intelligenza artificiale senza per questo vincere la sfida con il Re del mondo non è previsto, né prevedibile, che si possa arrestare.
L’avviluppo. L’autore suggerisce che la competizione si indirizzi verso modelli di riconversione riassunti nel termine “avviluppo”. Forse così l’uomo potrà pareggiare una sfida che non può vincere: affiancarsi ad un progetto stabile e non competitivo che dirige e che regola un sistema in movimento e in velocità ben più ampio dei confini del nostro sapere. Un progetto ancora indecifrabile, irraggiungibile almeno per ora, un progetto matematico infinito, universale, al quale sentiamo di appartenere. Ma non siamo certi che lo sappia.
 
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