Ciao Alda!

Quando un poeta abbandona il suo ruolo e il suo tempo mortale consacrati al nostro mondo, il mondo è un po’ più triste, un po’ più povero e certamente un po’ più grigio. Grigio perché molta di quell’arte è tingere malinconie, rabbie, festosità, letizie, panorami e volti, patimenti e profondi sentimenti, adoperando con struggente maestria l’intenso, penetrante, fragrante colore delle parole e, con pochi lemmi stesi, rubare il cuore di chi ascolta o legge trascinandolo dentro un quadro interiore colorato da mille sfumature.
Il mondo è un po’ più grigio senza Alda Merini, di poesia intrisa nel porgersi e nel gesto, tra le rughe del volto, nel profondo degli occhi e nella melodia del parlare cantato. Semplice di origini, immensa nel tormentato ruolo di dover convivere con una così toccante forma di talento, lascia a noi tremiti ed emozioni che penetrano nel leggere e toccano chi ascolta. Una perdita che ricorda un altro vuoto lontano, quel Pier Paolo Pasolini immensamente primitivo, puro e lungimirante. Non nascono spesso talenti che sanno andare oltre il tempo e i sentimenti!
Il resto è Milano: clinica, musica, canzoni, raccolte di versi, amici, artisti veri, semplicità, naturale simpatia. È solo storia di una vita, una vita intensa, combattuta, insolita, importante: storia di incontri, di eventi, di casi d’appartenenza alla comunità. Storia di vitalità che pian piano se ne va, onorata dalla gioia di un’ultima sigaretta. L’arte della parola di sentimenti intrisa resterà per colorare, per arricchire il nostro sempre.
 
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