Il re è morto.Viva il re!

Come muore un re. Una spassionata biografia del Re Sole e della sua spettacolare dipartita che ha ispirato anche una mostra realizzata nel 2015 alla Reggia di Versailles.

In un passato numero di Oltre Magazine evocavamo il ruolo avuto dal Re Sole, Luigi XIV “Il Grande”, nel creare la reggia di Versailles per poter abbandonare il palazzo di St. Germain en Laye, l'allora residenza reale, da cui vedeva quotidianamente, con sommo raccapriccio, il luogo in cui avrebbe riposato per l'eternità: la basilica di Saint Denis, necropoli reale. Non completamente rasserenato dalla pratica di toccar ferro, legno e quant'altro, decise così di sbarazzarsi una volta per tutte di quella sgradevolissima e diuturna vista avviando, nel 1662, i lavori di ampliamento di un castelletto realizzato da Philibert Le Roi su richiesta di Luigi XIII. Alla morte di Luigi XIV, 53 anni dopo, i lavori erano ancora in corso. Tutto il mondo è paese...salvo rarissime eccezioni come il Ponte di Genova, nome che Renzo Piano vorrebbe dare alla sua ultima realizzazione dopo il crollo del ponte Morandi.

Qualche anno fa s'è tenuta, a Versailles, un'interessantissima esposizione consacrata al real decesso (avvenuto l’1 settembre 1715) di uno dei sovrani che hanno indelebilmente marcato la storia di Francia e del mondo; pertanto sarà forse utile ricordare alcuni tratti della sua personalità sia nell'espressione pubblica che in quella privata.

La vita

Nasce come Luigi di Borbone il 5 settembre 1638. Il padre Luigi XIII, sposato ad Anna d'Austria, era figlio del re Enrico IV, ancor oggi uno dei re più amati dai francesi (tra l'altro uno dei piatti tradizionali della cucina transalpina è la poule Henri IV, gallina farcita e bollita), e di quella Caterina de' Medici, fiorentina, che tanto ha influito sulla storia francese. Al nome di Louis si aggiunge quello di Dieudonné (donato da Dio) visto che viene al mondo dopo ventitré anni di matrimonio, diversi aborti spontanei e in un clima di conflittualità coniugale facilmente spiegabile con gli intensi appetiti carnali del sovrano. Successivamente sarà anche chiamato “il miracolato” per essere stato, a 5 anni, salvato in extremis da annegamento nei bacini del Palazzo Reale, sopravvivendo poi, a 9 anni, al vaiolo ed ancora, a 20, ad una febbre tifoide manifestatasi nel 1758 a Bergues durante una campagna militare nel nord della Francia. In questa occasione aveva già ricevuto l'estrema unzione ed erano stati avviati i preparativi per la successione. La guarigione improvvisa dopo un trattamento con un emetico a base d'antimonio e vino, instaurato da Guénaut, medico di Anna d'Austria, confermò, ove ancor ve ne fosse stato bisogno, la sua capacità di ripresa dalle più drammatiche urgenze sanitarie. Secondo il suo segretario, Toussaint Rose, è in tale occasione che il re perde i capelli ed inizia a portare una parrucca “a finestre” attraverso le quali spuntano i pochi ciuffi rimastigli sul cocuzzolo. L'inattesa nascita è quindi considerata un dono del cielo tant'è che alcuni storici avanzano il sospetto che il padre biologico non sia altri che l'astuto cardinale di Pescina, Giulio Mazzarino, diventato in seguito Mazarin, la cui corrispondenza in codice con Anna d'Austria rivela passaggi fortemente sentimentali.

Accede al trono al decesso del padre, a quattro anni e mezzo, e la reggenza è assunta dalla madre Anna che, contro tutte le attese, mantiene il cardinale Mazzarino come Primo Ministro con gran dispetto dei circoli politici francesi che non apprezzano affatto che un italiano, fedele di Richelieu, diriga la Francia. Molti precettori, come ovvio, seguono il giovane prodigandogli gli imprescindibili corsi di latino, storia, matematica, italiano e disegno. Tuttavia il giovane sovrano si mostra molto più sensibile, seguendo l'esempio del grande collezionista d'arte che è Mazzarino, alla pittura, all'architettura, alla musica e soprattutto alla danza allora considerata essenziale per l'educazione di un gentiluomo. Si dice che ad essa abbia consacrato, tra i sette ed i ventisette anni, due ore quotidiane. Beneficia, inoltre, di un'educazione sessuale propiziata da una madre di larghe vedute che avrebbe chiesto a Catherine-Henriette Bellier, baronessa di Beauvais, soprannominata “Cateau la Borgnesse” (Katy la guercia), di “devergondare” il rampollo. Costei, malgrado la scarsa avvenenza ed il difetto all'occhio, ebbe un numero considerevole di amanti e i “corsi”, vista la solida esperienza dell'insegnante, sembrano, come vedremo in seguito, aver dato risultati eccellenti anche in considerazione della forte predisposizione atavica dell'allievo per la bagatelle, come viene chiamata, sbarazzinamente, l'attività amatoria.

Buon sangue non mente ed il giovane sovrano, sulla traccia segnata  dal nonno Enrico IV (noto anche come il Vert Galant per la sua intensa attività, diciamo così, sentimentale) s'è costituito un albo di amanti da far impallidire i principi sauditi (che, lo si sa, possono avere quattro mogli ed innumerevoli concubine), tra cui un numero cospicuo di principesse, duchesse, baronesse, marchese senza peraltro trascurare trasporti “plebei” per creature senza una goccia di sangue blu, compresa la figlia di un giardiniere di palazzo che volentieri immaginiamo come “la Ciociara” dell'indimenticabile De Sica.Un esercito di figli (les batards du roi, i bastardi del re, molti dei quali legittimati con titoli nobiliari) è la logica conseguenza di tanta prestanza in un'epoca in cui i metodi anticoncezionali dovevano essere alquanto inaffidabili. Nel “lotto” si distinguono: Françoise-Louise de La Baume Le Blanc, duchessa de La Vallière e di Vaujours (5 figli tra il 1661 ed il 1667), Françoise-Athenaïs de Rochechouart de Montemart, marchesa di Montespan (7 figli tra il 1667 ed il 1681) , Claude de Vin des Oeillets (3 figli tra il '70 ed il '76). Anche la figlia del giardiniere ne ebbe uno. Non poteva mancare, in tanto agitar di lenzuola, un'italiana (Maria Mancini nipote di Mazzarino e futura principessa Colonna) e, ciliegina sulla torta, un amore platonico per i momenti di riposo con Henriette-Anne d'Inghilterra, duchessa d'Orléans.Tra una capriola e l'altra il sovrano aveva comunque tempo di consacrarsi ai doveri istituzionali: la maggiore età viene dichiarata il 7 settembre 1651 ed è incoronato 64° re di Francia, 44° di Navarra e 3° della dinastia dei Borboni il 7 Giugno 1654 nella cattedrale di Reims, capolavoro gotico francese e sede, con soltanto sette eccezioni, dell'incoronazione dei re a cominciare dal conte di Parigi Ugo Capeto, iniziatore della dinastia capetingia (987) per finire con Carlo X (1825) ultimo re di Francia e di Navarra, morto a Gorizia nel 1836, città in cui aveva scelto di esiliarsi dopo l'abdicazione del 1830 successiva all'insurrezione delle “tre gloriose giornate di Parigi” e dove riposa tuttora, assieme alla sua famiglia, nella serena pace del suggestivo monastero francescano di Castagnevizza (oggi Kostanjevica) pochi metri oltre il confine italo-sloveno.

Ritornando al re Sole, nel 1659 firma il Trattato dei Pirenei che sancisce la frontiera tra Francia e Spagna. Una delle clausole dell'accordo prevede il suo matrimonio con l'infanta Maria-Teresa d'Austria figlia di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta di Francia e quindi cugina a doppio titolo di primo grado. Il matrimonio ha luogo a Saint Jean de Luz, ridente località della costa basca francese, e nonostante il fatto che Luigi XIV conosca la sposa, che non parla una parola di francese, solo da tre giorni, la “onora” focosamente, davanti a testimoni (o tempora o mores!) sin dalla prima notte di nozze. Le sapienti esercitazioni pratiche magistralmente condotte da Katy la Guercia hanno evidentemente trovato fertile terreno in un discepolo estremamente ricettivo a tale insegnamento!

Luigi XIV prende di fatto in mano la situazione alla morte di Mazzarino nel 1661. La prima decisione è quella di non nominare un primo ministro ma avocare a sé ogni decisione, eliminando anche Nicolas Fouquet (arrestato da d'Artagnan al castello di Vaux le Vicomte a sud di Parigi, oggi aperto al pubblico) e sopprimendo la sua carica di intendente alle finanze. Fouquet viene sostituito da Colbert nel 1665 dando così inizio al regno personale del Re Sole (ancor oggi si parla di colbertismo volendo definire una politica economica improntata al mercantilismo). La prima parte del suo regno è caratterizzata da grandi riforme amministrative e soprattutto da una ripartizione fiscale più equa. L'attività legislativa vede la creazione, nel 1667, del Code Louis (una sorta di codice civile) seguita dall'editto sulle classi di leva di marina (1669), dall'ordinanza criminale (1970) e dal Codice Forestale. Il re vuole “sapere tutto”. Viene creato un servizio moderno di polizia per controllare le sacche di delinquenza che si sviluppano, assieme ad epidemie, incendi ed inondazioni, nei ghetti della capitale primo fra tutti la famosa “Corte dei Miracoli” di 30.000 persone (il 6% della popolazione) una vera e propria polveriera pronta ad esplodere per un nonnulla. Le città vengono migliorate con l'eliminazione progressiva delle “zone di non diritto”, e grazie all'illuminazione stradale, all'acqua corrente e alla lotta contro la delinquenza e gli incendi. Viene creato l'Ospedale Generale di Parigi sul modello dell'Hospice de la Charité esistente dal 1624 a Lione. In politica estera consolida la potenza del suo regno sia con le armi diplomatiche che, soprattutto, con quelle militari per rompere l'accerchiamento egemonico degli Asburgo in Europa tramite una guerra continua contro la Spagna soprattutto nelle Fiandre, allora spagnole, guerra che porterà il giovane sovrano alla testa della prima potenza militare e diplomatica d'Europa, superiore perfino al potere del Papa. Sotto l'influenza di Colbert viene creata una possente marina ed i possedimenti coloniali vengono ampliati sia per combattere l'egemonia coloniale spagnola che per favorire lo sviluppo commerciale.

Nel 1682 si trasferisce a Versailles i cui lavori ha personalmente seguito creando un modello architettonico a cui molte residenze reali europee si ispireranno successivamente. La Corte sottomette la nobiltà, strettamente sorvegliata, ad un'etichetta estremamente elaborata. Il prestigio culturale si afferma grazie al mecenatismo reale in favore di artisti come Molière, Racine, Boileau, Lully (sovrintendente musicale del re nato a Firenze come Giovan Battista Lulli nel 1632 e morto a Parigi come Jean Baptiste Lully nel 1687). Siamo all'apogeo del classicismo francese del “Gran secolo”  o del “Secolo Luigi XIV”. La fine del regno (72 anni, uno dei più lunghi della storia d'Europa ed il più lungo di quella di Francia) è difficile. Carestie, la rivolta dei Camisards e i numerosi decessi degli eredi reali (tutti i figli e nipoti sono deceduti, di cui cinque in tenera età e il Gran Delfino Louis Duc de Bourgogne padre del futuro Luigi XV, nel 1711 all'età di trent'anni) marcano questo periodo. In particolare, il 1685 vede la revoca dell'Editto di Nantes, con cui Enrico IV aveva posto termine, nel 1598, alle interminabili guerre di religione che avevano devastato il Paese per tutta la seconda metà del '600. Riprendevano così le persecuzioni nei confronti degli Ugonotti (i protestanti calvinisti) che in numero considerevole furono costretti a lasciare il Paese. Molti finirono in Sud Africa accanto ai Boeri di origine olandese (e gli amatori di rugby trovano qui la spiegazione della presenza nella nazionale degli Springboks, una piccola antilope simbolo del Sud Africa, di famosissimi campioni dal nome inequivocabilmente francese: Du Plessis, De Villiers, Du Preez, Roux ...). Solo nel 1787 Luigi XVI metterà fine alle persecuzioni con l'Editto di Tolleranza ma la restituzione dei pieni diritti ai protestanti d'oltralpe si avrà due anni dopo con la Rivoluzione Francese.

I giorni che precedono la morte

Giungiamo così al primo settembre 1715. Il sovrano muore come era vissuto: in rappresentazione. I primi segni del male si manifestano il 10 di Agosto a Marly, non lontano da Saint Germain, dove il re si recava frequentemente a caccia anche se, vista l'età, la praticava seduto su di un trono rosso a rotelle spinto dagli inservienti. Il suo medico, Fagon, diagnostica una sciatica e procede con un trattamento a base di latte d'asina e china. La real gamba però annerisce rapidamente: la si immerge in un bagno di vino di Borgogna, ma anche in questo caso non s assiste ad alcun risultato, malgrado le virtù taumaturgiche manifestamente attribuite al vino. Nonostante le sofferenze e l'impotenza manifesta dei medici, continua a partecipare alla messa, al consiglio dei ministri ed ai pranzi pubblici. Il 24 giunge la diagnosi di cancrena e la fine è inevitabile. Il 25, domenica di San Luigi giorno del suo onomastico, il re ascolta la sua orchestra, riceve l'assoluzione dal Grand Aumônier (il cappellano di corte), dà udienza ai fini successori al duca d'Orléans, al duca du Maine e ai principi reali. Tutti vengono messi al corrente dell'esistenza di un testamento. Il 26 è il giorno degli addii: alla famiglia reale, al Delfino di soli cinque anni e ai suoi ufficiali. La sua serenità contrasta con l'afflizione generale. Dalle sua labbra escono frasi che rimarranno scolpite per l'eternità: “Io me ne vado ma lo stato rimarrà per sempre”, “Perchè piangete? M'avete forse creduto immortale? Per me, io non ho mai pensato di esserlo”.

Il 27 brucia le sue carte segrete. Il 30 è il giorno dell'addio a M.me de Maintenon una delle sue favorite, sposata morganaticamente, ossia con un matrimonio contraibile, in certi Paesi, tra persone di diverso rango sociale e che impedisce il passaggio alla moglie e agli eventuali figli dei titoli e dei privilegi del marito (nella storia d'Italia rimane famoso il matrimonio morganatico tra il re Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, la bela Rosìn, e i loro due figli vennero esclusi dalla linea ereditaria di casa Savoia). Con una certa e poco regale mancanza di tatto egli rassicura la Maintenon che, vista la di lei età, il momento di ritrovarsi uniti non sarebbe stato certamente molto lontano. Ci si rivede presto, insomma! (Pare che Madame abbia apprezzato molto moderatamente tali piuttosto improvvide considerazioni!).

M.me de Maintenon

Merita una parentesi la figura della Maintenon. Nata Françoise d'Aubigné, fu invitata alla corte reale nel 1668, dopo essere rimasta vedova, accettando, l'anno seguente, l'incarico di governante dei sette figli illegittimi del re e di Madame de Montespan. Il re apprezzò l'attenzione materna con cui circondava i suoi piccoli tanto che, alla morte del maggiore, notando il dolore e le lacrime della governante, disse ad un confidente: “Come lei sa bene amare! Sarebbe un piacere essere amato da lei”. Una volta caduta in disgrazia Madame de Montespan che, con la sua gelosia aveva causato l'allontanamento della Maintenon, il re si riavvicina immediatamente a questa e quando, nel 1683 muore la regina, decide di suggellare il fatto che lui e Madame de Maintenon sono la “vera” coppia parentale, anche se non biologica, dei figli della Montespan facendo di lei la propria consorte morganatica. La Maintenon sembra aver avuto un ruolo influente a corte imponendo, integralista ante litteram, un clima austero di devozione e di rigore. Pare anche che la revoca dell'Editto di Nantes sia stata fortemente ispirata da lei. Nel 1686 fondò a Saint-Cyr La Maison Royale de Saint Louis, un collegio per educare le giovani nobili e povere in vista del loro matrimonio. Da allora la città prende il nome di Saint-Cyr l'Ecole che oggi ospita la Scuola Speciale Militare di Saint-Cyr, corrispondente dell'Accademia Militare di Modena, da cui escono i futuri ufficiali dell'esercito francese. Tre giorni prima delle morte del re essa vi si ritira per rimanervi in una sorta di clausura fino al 1719, anno della sua scomparsa.

I riti funebri

Il primo di settembre il re esala, in pace, l'ultimo respiro. Immediatamente tutta Versailles si precipita presso il nuovo re Luigi XV, pronipote del re Sole, un bimbo malaticcio di soli cinque anni. Dopo la lotta per la reggenza vinta da Filippo Duca di Orléans (nipote del sovrano e legittimo spettante) che riuscì a far annullare il testamento del Re Sole a favore del Duca du Maine, Luigi XV di Borbone venne incoronato nel 1722 rimanendo in carica fino al 1774. Detto “il Beneamato” si disinteressò della politica indebolendo il potere della Francia in Europa, cosa di cui seppe approfittare l'Inghilterra, contribuendo così a gettare le basi per lo scoppio della Rivoluzione Francese. La sua popolarità scemò progressivamente sia per la sua debolezza nel decidere che per l'intrigante e sempiterna presenza delle sue numerosissime favorite (la tradizione di famiglia non si smentisce!) tanto che alla sua morte, per le vie di Parigi impazzarono i festeggiamenti ed il funerale dovette essere celebrato di nascosto per evitare che il feretro venisse sottoposto al pubblico dileggio.

Ritornando al re Sole, il giorno successivo al decesso seguendo un rituale risalente al Medioevo, il corpo viene aperto e diviso in tre parti (cuore, visceri e corpo). Si constata così che tutto il lato sinistro, dall'estremità del piede all'apice del cranio, era degenerato in cancrena a causa del diabete. All'autopsia segue l'imbalsamazione secondo un protocollo ben descritto da Dionis, un altro cerusico di corte. Si inizia con l'estrazione dei visceri che vengono posti in un barile di piombo. Si procede quindi con l'imbalsamazione propriamente detta consistente nel riempire le cavità con prodotti essiccanti (sale, stoppa) ed aromi, prima del bendaggio e della deposizione in una bara di piombo. Il cuore viene a sua volta estratto e posto in due scatole, la prima di piombo e l'altra d'oro. Tale tripartizione permetteva al defunto di avere tre luoghi di sepoltura distinti. Nel caso di Luigi XIV il cuore viene deposto nella chiesa di San Luigi dei Gesuiti nel Marais a Parigi; i visceri ai piedi del nuovo altare che il re aveva fatto costruire a Notre Dame de Paris in ossequio al voto del predecessore, Luigi XIII, di mettere il suo regno sotto la protezione della Vergine Maria, ed il corpo prende la direzione della necropoli reale di Saint Denis.

Più tardi il cuore finirà nientemeno che sui quadri del pittore Martin Drolling! Infatti alla rivoluzione il piombo dell'urna venne fuso ed il cuore acquistato dal summenzionato pittore per poter fare la mummie, una particolare tonalità di colore bruno ottenuto dalla mescolanza di olio e di materiale organico precedentemente tritato che donava un riflesso meraviglioso non ottenibile con altri materiali. Tuttavia, viste le dimensioni dell'organo il cuore del re non fu utilizzato nella sua totalità ed alla Restaurazione il pittore rese a Luigi XVIII, contro una tabacchiera in oro, ciò che rimaneva non solo del cuore del re Sole ma anche una parte di quello di Luigi XIII che aveva fatto la stessa fine “artistica”. Sempre durante la Rivoluzione il corpo, identificato per le dimensioni e il colore della testa “nera come l'inchiostro”, fu selvaggiamente profanato ed i resti gettati in una fossa comune. Oggi le reliquie sono conservate nella Cappella dei Principi della Basilica di Saint Denis.

L'esposizione del defunto sovrano per la resa degli onori viene fatta solo il giorno del decesso. Poi, per otto giorni, sono visibili solo la bara ed il reliquiario contenente il cuore. Il 9 settembre, a Versailles, il corpo viene fatto scendere per la scalinata della Regina per essere trasportato a Saint Denis. Il corteo funebre di 2.500 persone (in testa 300 poveri) in gramaglie ed abbigliate secondo un protocollo strettissimo che tiene conto delle innumerevoli sfumature gerarchiche e nobiliari, si mette in moto alle 20 per giungere alla necropoli reale il giorno successivo, dopo 28 chilometri percorsi tra preghiere e canti alla luce delle torce e al suono di tamburi e oboe che eseguono la marcia funebre composta da  Philidor. Durante il tragitto folle schiamazzanti accolgono il passaggio del convoglio esprimendo sentimenti diversi. Se alcuni non nascondono il loro dolore molti, probabilmente i più, sbeffeggiano il defunto e i dolenti additandoli al pubblico ludibrio e manifestando senza freni inibitori la loro gioia. Sic transit gloria mundi...Il genere umano è quello che è!

I funerali veri e propri si svolgono solo dopo quaranta giorni, il 23 Ottobre. L’amministrazione dei Menus-Plaisirs, che sovrintendeva le cerimonie, trasforma la chiesa occultando le strutture gotiche con decorazioni di stile barocco. In effetti verso la fine del '600 la Francia si è allineata sulle usanze italiane per ciò che riguarda le cerimonie funebri. Basta con la semplice cappella con tende nere! Tutto adesso deve essere grandioso, pomposo, smisuratamente caro.

Pervaso dall'idea della sua gloria e del suo diritto divino, preoccupato dal dovere di compiere in permanenza, fino alla fine, il suo “mestiere di re”, Luigi XIV, Louis Le Grand, Le Roi Soleil è diventato agli occhi del mondo l'archetipo del monarca assoluto. La monarchia costituzionale, o la repubblica, sarà per più tardi...
 
Il Viaggiatore



La mostra “Le Roi est mort. Vive le Roi”, tenutasi a Versailles nel 2015 e 2016 per i 300 anni della morte di Luigi XIV, è stata curata da Pier Luigi Pizzi, maestro scenografo italiano specialista, tra l'altro, del barocco. Per l’occasione si è basato unicamente sui registri dei Menus Plaisirs e sulle testimonianze scritte non essendoci rimasta nessuna rappresentazione figurativa della cerimonia.





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