violette e cyber-fiori

In occasione dei funerali o per le commemorazioni periodiche, gli omaggi floreali rappresentano, fin dalla antichità, un modo per onorare il defunto e per rianimarlo nella sua vita ultraterrena. Dai narcisi degli Egizi, al mirto dei Greci, dai gigli dei primi cristiani fino ad arrivare alle composizioni via internet dei Cinesi: tante le dimostrazioni di affetto sulle tombe, nelle più diverse realtà.
Per dialogare con chi non c'è più. Un modo per onorare e per ricordare il defunto, affinché sia sempre presente nel mondo dei vivi. Usanza che si tramanda fin dalla antichità, le offerte di fiori sono sempre state un momento importante nel culto dei morti, una occasione per dimostrare e per rinnovare l'affetto verso chi ha lasciato la terra. Non solo: presso alcune culture, piante e fiori non solo servono per abbellire il letto funebre, ma anche per rianimare il congiunto nella sua vita ultraterrena.

SULLE TOMBE, PER BUON AUGURIO.
Già gli antichi Egizi colmano di fiori i loro defunti: mentre con le ninfee ornano le pareti delle tombe, mettono i narcisi accanto al morto. Infatti, moltissimi di questi fiori sono stati trovati nelle tombe, risalenti a più di tremila anni fa, in ottimo stato di conservazione. Fatti sia in occasione dei funerali che in momenti successivi, gli omaggi floreali sono documentati anche nella Grecia antica, civiltà che crede che il regno dei morti sia coperto di asfodeli, piante perenni che crescono dal mare sino ai 1200 metri, alte fino a un metro. Essendo così il simbolo dei defunti, vengono usate per adornare le tombe. In questo mondo c'è ancora un'altra pianta legata ai defunti: il mirto, il cui nome deriva da Mirsine e da Myrtila, personaggi mitologici. Secondo la leggenda, infatti, mentre il fiore nasce dal corpo della giovane ninfa Mirsine, abilissima nella caccia, che muore ammazzata dai maschi gelosi della sua bravura, il frutto nasce dal corpo di Myrtila, giovane profetessa uccisa per avere sbagliato oracolo. È da queste funeste vicende che nasce dunque l'usanza di considerare il mirto pianta dei defunti. In modo particolare delle anime dei defunti per amore che, secondo i Greci, sostano in boschi perennemente fioriti di mirto.
In occasione della morte, nella Roma antica, il defunto viene disteso su un letto di fiori. Quindi, come i parenti rinnovano in perpetuo per lui sulla tomba l'offerta di alimenti, così devono continuare a spargere di fiori freschi nel medesimo luogo. Ghirlande e corone, infatti, non sono solo gradite al defunto, ma servono anche a rianimarlo. I Romani prediligono fiori rossi che secondo lo scrittore Servio, noto commentatore dell'Eneide, capolavoro di Virgilio, richiamando il colore del sangue, sono destinati a rinvigorire l'ombra del defunto, ormai priva del liquido vitale. Spesso depongono anche i crochi, usati anche durante le cerimonie religiose come segno di buon augurio: infatti questi fiori rappresentano per loro la speranza per la vita ultraterrena.
Tutti gli anni, dal 13 al 21 febbraio, in onore dei morti, i Romani celebrano poi i "Parentalia", giornate in cui si portano sulle tombe, oltre alle corone di fiori, farina di farro con grano inzuppato nel riso. Il 22 marzo, invece, vengono portati sui sepolcri le viole: è questo il giorno della festa di Attis, dio bellissimo della mitologia della Frigia, regione dell'Anatolia centrale, che impersona la natura che muore e rinasce. In questa circostanza, un pino che rappresenta il dio morto e inghirlandato di viole che, secondo la leggenda, sono nate proprio dal suo sangue, viene portato sul tempio del colle Palatino: di seguito, le famiglie portano ai loro defunti questi fiori che, con il loro colore, richiamano il sangue divino e sono ritenuti indispensabili per far rinascere la vegetazione dopo la pausa invernale.
Presso i Romani, si trovano ancora due particolari occasioni per le offerte di fiori: sono feste private, in cui anche i partecipanti al banchetto in onore del morto ricevono omaggi floreali. Si tratta dei "Rosalia", che cadono in maggio o in giugno, in corrispondenza della primavera, e dei "Violaria", che hanno luogo nello stesso periodo. Se nella prima ricorrenza sono profuse rose sulle tombe e sul tavolo del banchetto, nella seconda si spargono nuovamente violette sui sepolcri, stavolta illuminate anche da lampade.


CONTRO GLI ECCESSI.
I rituali legati ai fiori si diffondono poi nell'epoca cristiana, diventando un modo per continuare a mantenere saldi i legami con i defunti. I fedeli offrono ai loro cari rose, viole, gigli e, in modo particolare, fiori rossi, credendo che tali omaggi rendano vivo e presente il morto tra di loro.

Queste manifestazioni, tuttavia, pur essendo tollerate, vengono ritenute futili dagli scrittori ecclesiastici, che le considerano contrarie al senso della vera spiritualità cristiana. Contro i fiori durante i riti funebri e nei cimiteri si scagliano, ad esempio, San Gerolamo, che vive tra il 300 e 400 d.C., e lo scrittore Sulpicio Severo che, dopo essere stato un noto avvocato, si dedica con fervore alla vita monastica.
La memoria delle feste romane dei fiori rimane comunque molto viva nei paesi dell'Est, dove si ritrovano celebrazioni simili ai Rosalia. I Serbi e i Bulgari, tra Pasqua e Pentecoste, celebrano la festa primaverile dei morti, in cui allietano le tombe con i fiori della stagione. Una festa simile, nello stesso periodo, viene celebrata dagli Slavi, che credono che, quando giunge il tempo del disgelo, le anime errano sulla terra assistendo al risveglio della natura. Anche i Russi pensano che la rinascita della natura comporti la risalita degli antenati sul mondo terrestre: in modo particolare le popolazioni contadine amano dire che, in questi mesi dell'anno, i loro morti mandano un "sospiro profondo" sulla terra, affinché possa tornare rigogliosa.
I fiori sono anche i protagonisti di una suggestiva usanza che si registra ancor oggi in Messico, nella piccola isola di Janitzio, nel lago Patzcuaro. Nel giorno dei morti, la festa inizia di buon mattino: le case vengono decorate a festa e le immagini dei santi vengono incorniciate da molti fiori di carta. La via che porta al cimitero viene invece cosparsa di petali di fiori, coloratissimi e dalle forme più diverse: in questo modo, i defunti possono agevolmente trovare la strada di casa, dove le donne di famiglia hanno preparato per loro i piatti preferiti. Affinché traggano consolazione.


TRA STORIA E LEGGENDA.
Prima di diventare nella nostra cultura il fiore dei defunti per eccellenza, ne ha fatta tanta di strada, il crisantemo. Nome che deriva dal greco e significa "fiore d'oro", viene coltivato già cinquecento anni prima di Cristo in Cina, dove viene considerato simbolo di felicità, gioia e vita. Giunge in Giappone verso il 1300 e lì, per la sua forma a raggio, viene associato al sole. E, per il suo temperamento fiero, incurante del gelo e trionfante in autunno, diventa il simbolo delle virtù dell'imperatore: i crisantemi vengono dunque fatti crescere solo nei giardini imperiali. Nessuno può coltivarlo, pena la morte. Arrivando in Europa verso il 1800, l'imperiale fiore perde il suo carattere solare e diventa, nel linguaggio botanico, il simbolo del dubbio e dell'attesa. Col tempo inizia a rappresentare il coraggio e viene regalato, come segno di solidarietà, a chi è colpito da una grave disgrazia. Se per gli indù vuol dire "amore oltre la morte", quindi immortalità e nuova vita piena di gioia, nella nostra civiltà diventa infine il fiore del dolore, della tristezza e della morte. Portato sulle tombe, in modo particolare per il giorno dei morti, finisce per testimoniare l'amore per i vivi verso chi non è più fisicamente presente.


DEDICHE IN RETE.
A tanto è arrivata la rivoluzione di internet: coinvolgere anche le tradizioni funebri. Succede in Cina, dove è stata lanciata una idea per la tradizionale festa delle tombe, che corrisponde al nostro giorno dei morti. In questa celebrazione, che cade agli inizi di aprile, i cimiteri e i luoghi di culto si riempiono di fedeli e pellegrini. Nell'ultimo anno, però, anche se ha continuato ad essere massiccia la partecipazione in prima persona alla giornata, ha preso piede la commemorazione "virtuale". Soprattutto nelle città, tutti quelli che sono pressati dallo stress del lavoro e della famiglia, hanno potuto ordinare e mandare, attraverso internet, un mazzo di fiori al proprio defunto. Una iniziativa che è piaciuta e che sembra destinata a continuare: le nuove tecnologie sono sfruttate soprattutto da chi, per onorare la tradizione o per portare un fiore ai defunti, sarebbe costretto a tornare nella propria città natale, magari molto distante. Grazie al cyber-fiore può ricordare i suoi cari con un semplice click
 
Gianna Boetti

Biemme Special Cars

Abbattitore Salme - Coccato e Mezzetti

GEM MATTHEUS - Creamazinoe animale

Rotastyle - L'arte del prezioso ricordo

STUDIO 3A - Risarcimento Assicurato SRL

GIESSE

Infortunistica Tossani

Alfero Merletti - Studio Legale

Scrigno del Cuore

Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022