Le nuove frontiere del lutto

In un momento storico in cui la vicinanza e l’interazione sono state escluse dalla vita di ognuno a causa delle restrizioni anti coronavirus, alcuni videogiochi hanno assunto il ruolo di simulatori di vita reale, arrivando a sostituirsi anche ai momenti di dolore causati dalla perdita dei propri cari.

Con l’ondata pandemica che ha travolto la popolazione mondiale a inizio 2020 costringendola di fatto a rivedere le proprie certezze, il proprio stile di vita e il proprio concetto di vivere, molte cose sono cambiate nelle abitudini di ognuno di noi. Un cambiamento che ha influenzato tutti i Paesi del nostro pianeta.

In primis si è stati costretti a pensare a qualcosa che, nella nostra vita moderna pre Covid, eravamo abituati a tenere in un angolo e a non considerare come concreto e possibile: la morte prematura; la morte improvvisa di persone anche giovani. In una società in cui invecchiare non è consentito, mantenersi giovani e prestanti è quello che ci viene richiesto, ammalarsi di un coronavirus (stessa famiglia del raffreddore, come abbiamo imparato tutti in questi mesi) e morirne, sembrava impensabile.

Noi così in forma, sempre attivi, abituati a lavorare tutta la settimana e divertirci allo stremo negli weekend, con selfie di piatti, aperitivi e cene, ci siamo trovati davanti a qualcosa che in poche settimane ci ha messi in ginocchio, ha riempito gli ospedali e ha fatto un numero talmente alto di vittime da non riuscire a contarle. Tutti ricordiamo gli annunci in televisione, il primo lockdown, i corpi nelle strade di Wuhan e le file di camion dell’esercito che portavano via i morti nelle strade di Bergamo.

Improvvisamente siamo stati strappati dalla nostra tranquilla routine per combattere qualcosa che non conoscevamo, ma che ha stravolto le nostre vite, che ci ha chiusi in casa, che ci ha tolto il modo di comunicare ed interagire che conoscevamo: inermi, vulnerabili, non ci è rimasto altro modo di proteggerci se non quello di nasconderci in casa o dietro impersonali mascherine, unico mezzo di difesa contro un assassino invisibile.

In questa situazione di stallo, dove per molte settimane il mondo intero si è fermato, sono stati in tanti ad affidare le proprie ore in casa ai giochi elettronici, online e su console. Nel gioco si è trovata l’evasione a un mondo improvvisamente pericoloso, un distacco dall’ansia e dalla paura della malattia, un modo per vivere una vita virtuale in un momento in cui le nostre vite si erano fermate. Primo fra tutti i giochi usati per la fuga da una realtà spaventosa, è stato Animal Crossing, in cui il giocatore ha la possibilità di creare la sua isola con edifici, animali, giardini e vivere una vita virtuale insieme ai propri amici. Questa modalità di gioco, in un momento in cui incontrarsi era impossibile, ha avuto l’effetto di un giorno di sole in un rigido inverno. Gamers esperti e neofiti dei videogiochi hanno scaricato la piattaforma, creato i loro personaggi e vissuto una vita virtuale durante i lunghi mesi di reclusione forzata a causa delle disposizioni anti coronavirus.

Animal Crossing è un “simulatore di vita” pubblicato dalla Nintendo nel 2002 e che negli anni si è evoluto fino alla sua ultima edizione New Horizons di marzo 2020. Il gioco consiste proprio in una simulazione di vita in un mondo parallelo dove il giocatore si crea il suo personaggio, con pettinatura, abbigliamento, accessori a scelta, e costruisce la sua isola personale con case, alberghi, parchi e qualsiasi altra cosa desideri nel suo mondo ideale.

In questa vita virtuale molti hanno trovato rifugio e compagnia: i giovanissimi hanno potuto interagire con i compagni di classe; gli
adolescenti hanno scaricato la frustrazione della mancanza di contatto con i coetanei; gli adulti hanno trovato un po’ di pace ed evasione. Ma non solo. Animal Crossing ha assunto spesso il ruolo di sostituto della realtà anche in avvenimenti legati a fatti tragici e conseguenze della malattia.

Uno dei problemi più drammatici della pandemia è stato quello di non poter salutare i propri cari vittime del coronavirus. In un periodo in cui le morti causate dal Covid-19 hanno fatto schizzare alle stelle il numero di decessi mondiale, era difficile, se non impossibile, riuscire a stare vicino ai malati o anche semplicemente salutarli nei loro ultimi momenti. La pandemia ha infatti portato con sé un isolamento devastante, per i vivi e sani ma anche per i malati e per i pazienti in ospedale. Ogni contatto è stato proibito, le uniche interazioni con i pazienti erano da parte di medici e infermieri da dietro scafandri e tute protettive. La gente moriva da sola, in corsia, più o meno cosciente. Lo strazio dei familiari era quello di non poter assisterli, di non poterli confortare, abbracciare nei momenti prima della fine. I funerali stessi, quando è stato possibile celebrarli, erano diventati freddi, veloci e impersonali, pochissimi presenti consentiti alla cerimonia e pochissimo tempo per piangere i propri cari durante la celebrazione. Questo nuovo modo di gestire il distacco ha portato a un difficile processo di elaborazione del lutto: la fase dell’incredulità e della rabbia si allungava lasciando poco spazio all’accettazione. Una situazione pesante da metabolizzare. Ecco perché il gioco torna, anche in questa fase della pandemia, a essere un supporto psicologico.

Numerose famiglie e amici di gamers si sono ritrovati nel mondo virtuale di Animal Crossing per poter elaborare il lutto e il distacco dai propri cari. Ritrovarsi insieme nelle isole virtuali di chi non c’era più, creare degli altari in memoria o realizzare dei funerali virtuali che ricreavano le cerimonie reali hanno dato la possibilità a centinaia di migliaia di persone di poter piangere insieme per la scomparsa di un parente o un amico. In un mondo reale che non consentiva il conforto di un abbraccio, quello virtuale ha consentito di poter stare insieme ricordando chi se n’era andato.

Ci sono stati genitori di giovanissimi, scomparsi a causa del virus, che hanno dato l’accesso tramite password, all’isola dei propri figli in modo che gli amici potessero andare a trovare nel suo mondo virtuale il compagno di scuola scomparso. Ci sono stati figli che hanno deciso di salutare la madre o il padre dedicando un’ala della loro isola ai loro hobby; un luogo dove trovare un po’ di pace e sentirsi vicino ai propri genitori.

Questo modo virtuale di vivere ed elaborare il lutto ha fatto riflettere l’intera imprenditoria funeraria: potrebbe il virtuale diventare un supporto per le cerimonie funebri reali? Non solo per funzioni legate a situazioni estreme come quelle della pandemia, ma anche per tutte quelle famiglie separate da grandi distanze che non riescono a essere presenti nel momento dell’addio ai propri parenti. La tecnologia che è venuta in aiuto durante il lockdown può essere estesa a cerimonie reali per consentire a chi non riesce ad essere fisicamente presente alle funzioni, di partecipare virtualmente. Che sia il virtuale il futuro del settore? Negli U.S.A. stanno già nascendo delle start up dedicate al digitale e al nuovo modo di gestire i funerali ed elaborare il lutto.
 
Tanja Pinzauti

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