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Uomini e donne di fronte alla morte

Le donne si preparano alla propria fine più degli uomini e il 74% di loro si reca al cimitero a deporre fiori.

Cosa sappiamo del rapporto degli italiani e delle italiane con la morte?

L’ultima indagine di ORME, l’Osservatorio per la Ricerca sulla Morte e le Esequie istituito presso la fondazione di ricerca Istituto Cattaneo di Bologna, ci permette di analizzare le differenze tra uomini e donne su quattro dimensioni: la preparazione della morte, l’organizzazione del funerale, le cerimonie e i riti funebri, le visite al cimitero.
In sintesi, possiamo dire che: le donne più degli uomini pensano e si preparano alla morte, visitano i cimiteri, si prendono cura delle lapidi e delle tombe e con i morti intrattengono relazioni più strette, pregando o aggiornando i defunti sulle cose che sono successe in loro assenza; mentre, nonostante il senso comune, le donne non si occupano più degli uomini dell’organizzazione dei funerali o non prendono parte in modo diverso ad alcune fasi delle cerimonie e dei riti funebri.
Ma consideriamo ciascuna delle quattro dimensioni di analisi in dettaglio.

È assai radicata, nel senso comune e nella letteratura scientifica, l’idea che viviamo in un’epoca di “negazione della morte”. Alla base di questa idea vi è l’ipotesi secondo la quale, nelle nostre società moderne, sarebbe all’opera un rigido tabù che bandisce la morte dalle conversazioni e la mantiene in uno spazio segreto e nascosto: della morte non si parla e alla morte non si vuole pensare.
L’indagine realizzata da ORME rivela un quadro decisamente difforme rispetto a questa idea. Ben oltre due terzi degli italiani dichiara, infatti, di pensare almeno qualche volta alla morte e la quota di chi ci pensa, tra le donne raggiunge i tre quarti.
Pensare alla morte equivale, in qualche misura, a prepararsi ad essa.
Considerando cinque diversi comportamenti - fare testamento, esprimere le proprie volontà rispetto al trattamento medico da adottare verso sé stessi nel caso in cui non si sia più in grado di esprimere una decisione, comunicare la propria volontà rispetto alla donazione di organi, decidere cosa si vorrebbe o non si vorrebbe al proprio funerale, esplicitare una decisione rispetto alle modalità della propria sepoltura - la percentuale di donne che ha almeno pensato ad attuarli, è sempre superiore a quella degli uomini.

Le cerimonie funebri sono riti complessi che coinvolgono un elevato numero di attori, dalle famiglie ai celebranti, dalle imprese funebri a eventuali associazioni volontarie, come le confraternite o le congreghe tipiche di alcune aree del Sud e del Centro, a volte compagnie assicurative e organizzazioni che si occupano di aspetti specifici, come le società di cremazione, nate per promuovere questa forma di gestione dei resti mortali alternativa alla tradizionale sepoltura a terra.
In Italia non c’è differenza tra uomini e donne su chi è deputato in famiglia all’organizzazione dei funerali e a chi ci si rivolge per farli. A prescindere dal genere di appartenenza, il 44% degli italiani ha organizzato o ha partecipato all’organizzazione di un funerale e nel 90% dei casi si è rivolto/a a un’impresa di onoranze funebri. Mentre la differenza tra donne e uomini riguarda la scelta dell’impresa a cui affidarsi.
Se nel 61% dei casi la scelta è ricaduta sull’impresa di fiducia, quella a cui la famiglia si è tradizionalmente affidata, a prendere questa decisione
sono stati più gli uomini che le donne. Come gli uomini, le donne che hanno organizzato un funerale non si sono rivolte al mercato, dichiarando di avere scelto l’impresa cercandola su un giornale o su Internet; ma più degli uomini, per le donne è stato importante il ruolo dei consigli di un parente o di un amico, del personale sanitario o del sacerdote. A prescindere dal modo in cui l’impresa è stata scelta, la soddisfazione nei confronti dei servizi forniti è tutt’altro che modesta. Per il 60% di chi ha organizzato un funerale, il servizio che ha fornito l’impresa è totalmente adeguato e lo è stato più per le donne che per gli uomini.

I dati su cerimonie e riti funebri raccolti da ORME mostrano livelli insospettabilmente elevati di radicamento della tradizione religiosa in Italia e nessuna differenza, o differenze trascurabili, tra uomini e donne. Nel complesso il 93% dei funerali sono celebrati con una cerimonia religiosa e nell’89% dei casi la cerimonia si è tenuta in chiesa. Ma i dati mostrano anche la persistenza di altri elementi cerimoniali propri di una lunga tradizione.
Più della metà degli intervistati, senza differenze tra uomini e donne, ha visitato la salma in occasione dell’ultimo funerale a cui ha partecipato e ha fatto le condoglianze di persona durante la cerimonia.

Il cimitero è stato, e in parte continua a essere, l’istituzione centrale dell’organizzazione sociale della morte e della memoria dei morti nelle nostre società. Il cimitero nasce come città dei morti; è quindi il luogo in cui i morti sono confinati lontano dai vivi e in cui la memoria è conservata. I cimiteri sono, però, allo stesso tempo anche i luoghi in cui le relazioni tra i vivi e i morti e i legami tra la generazione del presente e quelle del passato, sono celebrate in forme ritualmente codificate e culturalmente accettabili. La visita al cimitero e la cura dei sepolcri costituiscono momenti centrali di queste relazioni.
Se nel corso del 2021, nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia, il 64% degli italiani maggiorenni è andato almeno una volta al cimitero, la disponibilità a visitare il cimitero è più alta tra le donne che tra gli uomini. Escludendo la Commemorazione dei defunti, che pure è celebrata più dalle donne che dagli uomini, oltre il 25% delle intervistate dichiara di essere andata al cimitero più di quattro volte nel corso dell’anno precedente e quasi il 15% di esserci andata una volta al mese o anche più. Livelli quindi elevati di frequenza al cimitero sono osservabili tra la popolazione femminile.

Ma cosa fanno le italiane e gli italiani quando visitano il cimitero?
La stragrande maggioranza di loro, oltre tre quarti, trascorre tempo in raccoglimento davanti a una lapide o una tomba. Dichiara di adottare questa pratica, infatti, ben il 76% degli italiani, senza differenze tra uomini e donne.
Ben il 66% degli italiani, poi, dichiara di pregare davanti alla tomba. Si tratta di un valore decisamente elevato, che mostra come il modello di lutto, e in generale di culto dei morti, resti sostanzialmente religioso. Meno diffusa, invece, ma pur sempre praticata da oltre un italiano su quattro è la pratica di rivolgersi direttamente al defunto, parlando con lui o con lei e aggiornandolo/a sulle novità che sono successe in sua assenza. Entrambe le due pratiche sono adottate più dalle donne che dagli uomini, così come altri tre comportamenti legati in modo più stretto alla cura dei sepolcri: portare i fiori, pulire le tombe o le lapidi e accendere i lumini.

La quota di coloro che dichiarano di portare fiori sulla tomba del proprio caro/a raggiunge il 74% tra le donne. È diffusa tra gli operatori l’idea che portare fiori sulla tomba o in occasione dei funerali, sia una pratica meno frequente che in passato. I dati raccolti da ORME, tuttavia, gettano una luce inedita su questo comportamento. Appare infatti del tutto plausibile che nel passato portare i fiori al cimitero fosse una pratica ancora più diffusa di quanto non lo sia oggi. È anche possibile, però, che la diminuzione abbia riguardato il numero di fiori, le dimensioni dei mazzi o delle corone e la frequenza della sostituzione, piuttosto che l’incidenza della pratica in sé. È possibile, quindi, che oggi portare i fiori non sia meno diffuso che in passato. A essersi ridotta potrebbe essere la spesa dedicata al loro acquisto, oltre che naturalmente la frequenza delle visite al cimitero. I dati rilevati da ORME confermano che in Italia i fiori mantengono il proprio ruolo di testimoni della relazione tra i vivi e i morti, così come gli altri due comportamenti indagati. La quota di chi dichiara di pulire le tombe o le lapidi raggiunge il 61% tra le donne, mentre accendere i lumini è un comportamento che viene attuato dal 42% di queste.
 
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