Brasile

Dal Tropico del Capricorno all'Equatore/3

Gli stati godono di grande autonomia e si danno enormemente da fare per promuovere il proprio territorio approfittando anche dei sostanziali e sostanziosi finanziamenti della Banca Interamericana di Sviluppo, del Banco del Sur ed altri organismi di finanziamento internazionale. In effetti girando per Fortaleza, capitale di quasi quattro milioni dello Stato del Cearà, non si vedono che cantieri in costruzione. Certo, fra due anni c’è il mondiale di calcio ed i preparativi fervono. Strade di grade scorrimento, passanti, rifacimento del “Castelão”, lo stadio dove si giocheranno partite del torneo e che è la sede del Cearà, la squadra locale che milita onorevolmente nel campionato di prima divisione (il “brasileirão”). Ma anche immobili di uso civile dove i prezzi al metro quadro possono giungere, nei bei quartieri della capitale, ai 5,6,7 mila euro. Prezzo abbastanza elevato soprattutto ove si tenga conto del fatto che in quel Paese le famiglie amano i grandi spazi e che spesso gli appartamenti proposti in vendita sono di 200, 300 e più metri quadri. C’è un’espressione francese che nella sua sinteticità esprime magnificamente bene il concetto: “quand le bâtiment va, tout va” (quando cammina l’edilizia, tutto cammina). Essa si adatta particolarmente alla situazione brasiliana. Basta dare un’occhiata agli annunci dei giornali dove, tra le varie proposte di contatto muliebre, ma anche mascolino (ne abbiamo, per caso, trovata una dove una damigella di più che incerta virtù proponeva una “rapidinha” - lasciamo al lettore la cura di tradurre il termine nel rispetto delle varianti regionali - per il modico compenso di 20 reais, 8 euro), vi sono offerte immobiliari di ogni tipo e prezzo.
Tra i cantieri in costruzione ve ne è uno che ci ha particolarmente colpito per le dimensioni e per il contenuto estetico di primissimo ordine. Si tratta del Centro de Eventos do Cearà o Expocearà, complesso fieristico destinato ad un grande avvenire per la modernità delle strutture (sarà il più bello di tutta l’America Latina) e per la superficie espositiva, seconda solo a quella della fiera di Rio de Janeiro. Esso sarà gestito dal Segretariato al Turismo di Cearà (corrispondente al ministero ad un livello nazionale) dove, in veste di organizzatori di eventi, siamo stati accolti dal vice segretario Carlo Ferrentini Sampaio che con un certo orgoglio, ci è sembrato di capire, ci ha informato delle sue origini piemontesi (capisce anche bene la nostra lingua) che lo annoverano a pieno titolo tra quei venticinque milioni di italo-brasiliani di cui si parlava sopra. Egli ci ha parlato a lungo dei progetti turistici in corso (creazione di un acquario tra i più belli del mondo, sviluppo coordinato di un turismo montano pur in uno stato dove i monti sono rari e via dicendo). S’è anche parlato a lungo dell’Expocearà e dell’importanza che avrà, dopo la sua apertura nel 2013, a livello mondiale. Ricordiamo che nel 2010 la crescita del Brasile è stata del 6,2%. Nello stesso tempo nel “Nordeste” (gruppo di stati tra i quali si trova quello di cui parliamo) essa è aumentata dell’8%. Sembra poco, ma due punti percentuali al di sopra delle base di 6 equivalgono ad un aumento della velocità di crescita del 30%. Il che poco non è. Lo stesso Nord Est è una regione con un PIL comparabile a quello della Nuova Zelanda e che sta , come s’è visto, attirando forti investimenti pubblici e privati. Un luogo infine dove il clima è ideale (tutto l’anno le temperature oscillano tra i 24 ed i 32 gradi, non dimentichiamo che siamo poco sotto la linea equatoriale), la frutta, il pesce ed i crostacei (aragoste epiche a 10 euro al chilo al mercato!!! e poco più care al ristorante) a prezzi imbattibili e gli svaghi (dal golf ai concerti, alle centinaia di chilometri di spiaggia e a tutto il resto...) praticamente inesauribili. A farla breve un luogo dove “il fait bon vivre” come dicono in Francia e, aggiungeremmo noi, “travailler” (lavorare).
Se abbiamo iniziato parlando di Fortaleza è anche perché già nell’ottobre scorso vi eravamo stati per una missione d’altro genere ed anche perché vi si è tenuta, dal 31 maggio al 2 giugno, la terza edizione della esposizione funeraria del Cearà organizzata dalla locale federazione. Pur piccola, la fiera ci ha fornito utili indicazioni su un mercato brasiliano in rapida evoluzione dove, come quasi dappertutto, la cremazione è in rapido aumento. È stata anche l’occasione per ritrovare vecchi amici tra i quali citeremo l’esuberante ed italianissimo Francesco Di Pace (campano della bellissima Santa Maria di Castellabate nel Cilento e che vive in Brasile da più di cinquant’anni), attivissimo a San Paolo in seno alla propria azienda che produce e commercializza articoli funerari. Tuttavia in quest’ultimo viaggio ci siamo recati anche a Santos, la bella città sulla costa a un’ottantina di chilometri da San Paolo. Lì siamo stati accolti con tutti gli onori da José “Pepe” Alstut (presente a Tanexpo) che ci ha condotto nella visita del suo cimitero verticale che figura nel Guinness dei primati come quello più alto del mondo. Per inciso noteremo che Santos appare nel Guinnes anche per possedere il giardino di lungomare più lungo che esista: nove chilometri di aiuole, fontane, monumenti ed alberi esotici. Santos detiene anche un altro primato: quello di essere la città di Pelé, probabilmente il giocatore di calcio più grande mai esistito anche se la concorrenza di Maradona e di Messi è rude. Egli vi vive ancora ed è socio di Pepe in un centro di formazione calcistica tra i più famosi del Brasile. Del resto nel Santos F.C. giocano ancor oggi grandi campioni di sicuro avvenire: Neymar e Ganso, già nazionali malgrado la giovane età. Tutti i grandi club europei hanno già messo gli occhi su di loro. La squadra bianconera, ultracentenaria, si sta, tra l’altro, facendosi onore nella Copa Libertadores (l’equivalente della Champions League) dove incontrerà a giorni in semifinale i connazionali del Corinthians di San Paolo. L’altra semifinale vedrà di fronte l’Universidad de Chile contro gli argentini del Boca Juniors. Scintille in vista.
La storia di Pepe, che ha appena creato con Manolo Rodriguez Gonzalez (anche lui presente a Bologna) “Tributum”, una nuova società che partirà fra breve e che realizzerà quasi 10.000 servizi annui (una limousine di 8 metri trasformata in Brasile è già pronta: l’abbiamo ammirata in anteprima), è di quelle da romanzo. Argentino di Buenos Aires, i cui antenati venivano dalla Bessarabia, egli ha sempre avuto per sua stessa ammissione il pallino della vendita. Avendo avuto l’occasione di venire in Brasile ha deciso, visto il potenziale del paese, di rimanervi e si trova oggi alla testa di un impero che comprende oltre al settore funerario anche quello immobiliare, quale costruttore, alberghiero (con un albergo splendido, tra gli altri, a Paratì la meravigliosa città coloniale portoghese sulla costa tra Rio e Santos) e con molte altre attività. L’altra potenza di Santos è Armenio Mendes. Giunto in Brasile dal natio Portogallo (da Coimbra, la famosa città universitaria) nel 1969 egli ha iniziato la sua attività come riparatore di biciclette. Poi negoziante di velocipedi e nel breve spazio di quarant’anni titolare di un gruppo che possiede alberghi (i tre principali di Santos sono suoi), centri commerciali, agenzie di viaggio, di cambio… Tra l’altro è anche proprietario del Centro di Esposizioni Mendes, una struttura assolutamente d’avanguardia con tanto di discoteca annessa, per il relax di espositori e visitatori.
Il sito possiede anche un eliporto per otto velivoli. Fino allo scorso anno vi si è tenuta l’esposizione dell’ABREDIF, la Federazione brasiliana presieduta da Lourival Panhozzi che abbiamo incontrato a Fortaleza e la cui impresa si trova a Botucatù nello stato di San Paolo. Un incontro ci è stato organizzato con il Convention and Visitors Bureau della città nonché con l’assessore al turismo in un palazzo storico nel quartiere del porto, il più grande di tutta l’America Latina. Molti progetti sono stati ventilati e chissà che il futuro non porti qualche novità ...
Un viaggio, per riassumere, che ci ha consentito di riesaminare una realtà indiscutibile (l’esistenza e la crescita di un mercato funerario brasiliano dal potenziale altissimo), di consolidare rapporti di stima ed amicizia con i partner locali che già conoscevamo: i Garcez di Atlânticos Garden, i Nobre dell’omonimo gruppo e l’amico Darìo Loinaz, che abbiam visto solo all’inizio appena rientrato dall’Argentina ed in partenza per delle conferenze in Paraguay ed in Nicaragua a che ritroveremo fra qualche giorno per il grande meeting della FIAT-IFTA a Dublino, in Irlanda, dove l’eccellente Guy Nichols, collega di rugby ed anfitrione, passerà le consegne al successore tedesco Claus Dieter Wulf.
Ancora una volta Tanexpo anticipa i tempi ponendosi all’avanguardia di un movimento volto a favorire i suoi espositori creando ponti verso tutti i paesi del globo. Parafrasando Proust potremmo dire che anziché andare alla “ricerca del tempo perduto” noi andiamo alla “ricerca di nuovi mercati” per i nostri clienti. Essi hanno, del resto, già potuto contattare a Bologna lo scorso marzo un numero importantissimo di visitatori di provenienza da tutto il mondo. Basta dare un’occhiata ai risultati di Tanexpo per verificare che le cose vanno molto meglio di quanto certi soggetti rosi dalla gelosia, gufanti e mossi soltanto dal proprio interesse particolare e dalla propria ottusità, avrebbero auspicato. Tanto più che dalle ultime notizie giunteci una manifestazione “alternativa” prevista in una prestigiosa, millenaria città del centro Italia, è andata a gambe all’aria. Pur prevedibile, la cosa non ci rallegra.
Quanto al resto, alle meschinità che affliggono certa parte del nostro mondo funerario, il nostro sentimento è magnificamente espresso da una frase dell’ex presidente francese Jacques Chirac (chiediamo venia per i continui riferimenti a modi di dire d’oltralpe, ma i nostri trentacinque anni di vita in Francia hanno, in un modo o nell’altro, avuto una certa influenza sul modo di pensare e di esprimerci) che con il suo franco parlare e senza inutili perifrasi definiva, con salacità di stampo prettamente goliardico, il concetto di insensibilità alle manovre di disturbo abortite affermando, col sorriso sulle labbra: “ça m’en touche une sans faire bouger l’autre”. Letteralmente: “me ne tocca una senza far muovere l’altra”. Il lettore sagace capirà bene di che si tratta.
Quasi un “flatus venti”. Da non confondere con le flatulenze maleodoranti che pure potrebbero non stonare nel contesto.
E così sia!
 
Il Viaggiatore


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