LORENZO COSTA

Il trionfo della morte e la famiglia bolognese dei Bentivoglio

Fra i numerosi capolavori che Bologna custodisce tra le sue mura medievali vi è anche un dipinto molto particolare. È il “Trionfo della Morte”, realizzato nel 1490 dal pittore ferrarese Lorenzo Costa.
La tela si trova tutt’ora nella sua ubicazione originale, ossia nella Cappella Bentivoglio all’interno della Chiesa di San Giacomo Maggiore, in via Zamboni. Il significato di questo dipinto è profondamente simbolico e si completa pienamente soltanto insieme alle altre due opere realizzate dal giovane Costa nell’ambito della medesima commissione da parte della famiglia Bentivoglio. Il primo dei tre dipinti raffigura infatti la “Madonna col Bambino in trono”, circondata dai membri della nobile famiglia bolognese, Giovanni II e la moglie Ginevra accanto a Maria, e i loro undici figli disposti in due file che si affrontano, le sette femmine a sinistra e i quattro maschi a destra. Di fronte a questa raffigurazione solenne sono collocate le altre due tele di Lorenzo Costa, il “Trionfo della Fama” e il “Trionfo della Morte”, a significare, in onore dei Bentivoglio, che una vita virtuosa dà luogo alla fama sulla terra e soprattutto consente di accedere al regno dei cieli dopo la morte.
A sottolineare la valenza positiva della morte sono tutti gli elementi che compongono l’ultimo “pezzo” di questa triade, il “Trionfo della Morte” appunto, ad iniziare dalla serena e totale immersione nel paesaggio naturale di tutte le figure rappresentate tanto che persino la visione dell’aldilà, nella parte alta e centrale del dipinto, non desta sconvolgimento in alcuno dei presenti, quasi si trattasse di un evento normale, conosciuto. Inoltre, ad accentuare l’accezione positiva attribuita alla morte, concorrono anche i toni brillanti e la luce diffusa che caratterizzano l’intero dipinto, realizzato secondo i canoni della pittura quattrocentesca italiana e che consistono nella presenza di un particolare dell’architettura classica, in questo caso l’arco in cui è racchiusa tutta la rappresentazione, il paesaggio naturale che si perde all’orizzonte e la scansione dei piani prospettici nei quali sono inserite le figure umane.
Al centro della scena si trova la morte, una figura scheletrica vestita con una tunica nera e con in mano l’inequivocabile falce. È inginocchiata sul feretro e indica il cielo, ossia la visione paradisiaca dell’aldilà; proprio per il suo atteggiamento non appare minacciosa e non incute terrore, tanto da non sconvolgere né spaventare nessuno, ma addirittura da non attrarre minimamente l’attenzione del gruppo di personaggi raffigurati in primo piano, intenti piuttosto ad ascoltare un suonatore di liuto, e dei tre uomini alle loro spalle, del tutto impegnati a conversare fra loro. Neppure il lungo corteo funebre composto da donne, uomini, bambini e, pare, dalle diverse rappresentanze civili ed ecclesiastiche della città, appare attratto dalla lugubre figura della morte. Il messaggio è chiaro: avendo condotto una vita terrena virtuosa, il defunto è stato già accolto in paradiso e la morte per lui è stata solo il passaggio dalla condizione umana a quella della vita eterna, splendente e senza fine. La contestualizzazione di questa rappresentazione del trionfo della morte, posta accanto a quella del trionfo della fama in cui la famiglia Bentivoglio appare chiaramente elogiata per le virtù dei propri membri, e di fronte al solenne ritratto di famiglia ai piedi della Madonna, conferma il legame semantico tra i tre dipinti realizzati da Lorenzo Costa: celebrare il potere di una delle famiglie bolognesi più potenti del XV secolo.

 


 
Daniela Argiropulos


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