LA TOMBA del TUFFATORE a PAESTUM

"…Non sappiamo delle loro [dei pittori] opere se non quel poco che ci dicono gli scrittori greci (...). L'unico mezzo per farci un'idea sia pur vaga della pittura greca ce lo forniscono le pitture vascolari… Molti tra i maestri più famosi dell'antichità erano pittori anziché scultori, e non sappiamo nulla delle loro opere se non quanto è detto nei passi dei libri d'arte classica a noi pervenuti".

Così scriveva Ernst H. Gombrich, critico d'arte d'indiscussa fama mondiale, nel suo volume "La storia dell'arte raccontata", ed in realtà non possedevamo nulla della pittura greca, al di fuori di mosaici figurati, di vasi dipinti e di qualche piccolo frammento pressoché illeggibile. Attraverso gli scrittori antichi conoscevamo nomi di artisti e citazioni delle loro opere, oltre che la pittura fosse la forma più alta raggiunta dall'arte greca, ma tutto questo patrimonio sembrava, purtroppo, andato del tutto perso.
Il mondo archeologico riteneva altresì che i greci, in età classica, non usavano dipingere l'interno delle tombe e ciò in quanto non era mai stata ritrovata una tomba greca dipinta, non solo in Magna Grecia, ma in tutto il mondo greco antico. Le uniche rare eccezioni presentavano solo motivi decorativi geometrici e floreali.
Nel corso di un mirato scavo archeologico, nell'estate del 1968, nelle aree della necropoli di Paestum dove si supponeva la presenza di tombe greche di età arcaica avvenne che "iniziatosi lo scavo, la quarta tomba posta in luce (…) è la Tomba del Tuffatore: si verificava così il più sconvolgente rinvenimento archeologico da moltissimi anni a questa parte. È una normale tomba a cassa, formata, cioè, da lastre di travertino locale (…).
Nulla lasciava sospettare, al momento del rinvenimento, che questa dovesse particolarmente distinguersi dalle molte migliaia di tombe che si sono rinvenute da tempo intorno a Paestum, al di fuori di una cura particolare posta nel suturare con stucco bianco le congiunzioni tra le varie lastre, come se si fosse voluto evitare che l'acqua o il terreno penetrasse nell'interno della tomba. Sollevata la lastra di copertura, ecco apparire la tomba completamente affrescata, non solo nelle pareti interne delle quattro lastre formanti la cassa, ma anche, e questa è una strana novità, nell'interno della lastra di copertura".


Con queste parole Mario Napoli, l'archeologo al quale si deve non solo la scoperta della Tomba del Tuffatore, ma anche il suo studio e la sua divulgazione, descrive il momento del rinvenimento. All'interno della tomba venne ritrovato un unico vaso che, per le proprie caratteristiche, è stato datato con certezza ai primi decenni del V secolo a.C.. Considerando che il tempio detto di Cerere è datato alla fine VI secolo a.C. e quello di Poseidon a metà del V secolo a.C., appare evidente che la Tomba del Tuffatore è stata dipinta nel periodo in cui Paestum vive il suo momento di maggior splendore, pervaso da una grecità purissima. Delle lastre dipinte, tre raffigurano scene di convivio. Le due lastre lunghe rappresentano: due personaggi in approccio amoroso e tre impegnati nel gioco del kottabos quella del lato nord, cantori con un suonatore di doppio flauto ed uno di lira quella del lato sud, tutti adagiati su dei kline.
Nella lastra corta del lato est è raffigurato un efebo nudo nell'atto di versare del vino da un vaso collocato su di un tavolo adornato di festoni. Queste prime tre lastre riproducono una scena di convivio funebre allietato, com'era nel costume presso gli antichi greci, da canti e da musiche, da giochi e da amori. Le scene raffigurate nelle altre lastre hanno, invece, un significato simbolico. Nella quarta lastra corta, lato ovest, sono dipinti tre personaggi in processione: una fanciulla che suona il flauto, unico personaggio femminile, seguita, con andatura quasi danzante, da un giovane nudo, quindi un uomo ammantato ed appoggiato ad un bastone. L'ipotesi più accreditata interpreta questa lastra come il transito del defunto simboleggiato dalla figura centrale.

"La quinta lastra, quella di copertura della tomba [che poi ha dato il nome alla scoperta], ci offre un'insolita rappresentazione: in uno spazio completamente aperto, delimitato e realizzato da due eleganti alberelli, posti ai due lati estremi, vi è un alto trampolino, dal quale un tuffatore completamente nudo si getta, con perfetto stile, in uno specchio d'acqua".
La descrizione di questa lastra è di Mario Napoli che aggiunge: "dovrebbe qui essere rappresentata una purificazione post mortem, l'anima cioè si purifica per ritornare, poi, a vivere in un processo di reincarnazione. Da qui l'ipotesi che ci si trovi di fronte ad una scena di valore pitagorico (…) che nel 480 a.C. era ancora così vivo in Magna Grecia".

L'importanza della Tomba del Tuffatore risiede non solo nella rarità del ritrovamento e nel valore di testimonianza storica, ma anche, se non soprattutto, nella "qualità sconcertante di queste pitture". Le immagini raffigurate riescono a trasmettere, in una perfetta composizione formale pregna di umanità, pathos ed eros tali da poter annoverare queste pitture, realizzate da un anonimo artista per celebrare la morte di un probabilmente giovane abitante di Paestum, tra i capolavori dell'arte di tutti i tempi.

PAESTUM
Fondata da coloni di Sibari nella pianura del fiume Sele, in una posizione particolarmente favorevole, Poseidonia - poi in latino Paestum - per l'abbondanza dei reperti e l'importanza dei suoi monumenti è uno dei più significativi centri della Magna Grecia. Essa ebbe sempre una vita relativamente florida, basata sulle colture della ricca pianura del Sele.
L'antica città, una delle meglio conservate della Magna Grecia, presenta tuttora insigni monumenti entro la sua cinta muraria, più volte rimaneggiata in epoche differenti e formata, per oltre quattro chilometri e mezzo, da due file parallele di massi di calcare ben squadrati, con quattro grandi porte con torri in parte rotonde, le più arcaiche, ed in parte quadrate.
Impiantata su un'ampia piattaforma calcarea non distante dalla costa, la città presenta un reticolo urbano a maglie regolari, nel quale spiccano le due grandi aree sacre. Esse conservano esempi fondamentali, non solo per l'Italia, di architettura di ordine dorico.
Nell'area a sud sorgono due templi dedicati a Hera (Giunone), la cosiddetta "Basilica", ed il tempio impropriamente detto di Poséidon, in stretto rapporto con i migliori esempi della madre patria, come il tempio di Zeus a Olimpia.
Ambedue i templi dovevano originariamente essere arricchiti da una vivace decorazione policroma.
Nell'area sacra a nord spicca il tempio dedicato ad Athena (Minerva), notevole per l'originalità della decorazione.
Verso il 400 a.C. Poseidonia viene occupata dai Lucani; le tombe dipinte che essi usano per i loro morti offrono un nuovo campo all'arte ingenuamente realistica dei pittori. Alcune pareti dipinte di tombe lucane, interessanti per la semplice spontaneità di quell'arte popolaresca, sono ora conservate nel Museo. Nel 273 i Romani consolidano il proprio dominio in tutto il mezzogiorno della penisola e, stabilita una colonia latina a Poseidonia, ne cambiano il nome in Paestum.
All'epoca romana risale il nuovo assetto della città, il foro, l'anfiteatro e molti altri edifici che si vanno lentamente e costantemente mettendo in luce.
Nel IX secolo d. C., in seguito alle scorrerie dei Saraceni fortificatisi ad Agropoli, la città viene devastata e per il diffondersi della malaria, sempre più violenta, gli abitanti si trasferiscono a Capaccio Vecchio. Per secoli le rovine di Paestum vengono quasi dimenticate, fino a che nel XVIII secolo tornano ad essere studiate e rilevate.
 
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