Dove vai se il teschio non ce l'hai?

Se l'indicazione dominante della nostra cultura è quella di non pensare alla morte, allora tutto ciò che induce a farlo tende a diventare politicamente scorretto. Da qui la proibizione assoluta nel mondo della pubblicità di nominare la morte. È la cosiddetta "rimozione della morte" che ormai da più di un quarto di secolo è entrata in crisi nei discorsi della cultura "alta" (tornano di attualità, infatti, le Religioni salvifiche che ne parlano esplicitamente; si pubblicano molti libri sull'argomento; gli psicologi e i medici che assistono i morenti e le persone in lutto ne discutono sempre più esplicitamente).
Nella vita quotidiana l'interdizione della morte ("non bisogna parlarne ed è meglio non pensarci nemmeno") sembra ancora prevalere soprattutto per quanto si riferisce alla "morte naturale", mentre quella "violenta" è invece prepotentemente entrata in tutte le case attraverso i notiziari e il genere "noir" che la fa da padrone nella letteratura e nel cinema.
Qualcosa di nuovo sembra però accadere in "casa della morte". Si sa, come diceva Leopardi, che la morte e la moda sono sorelle e che condividono la stessa abitazione, sebbene la prima abbia preferito finora rintanarsi in qualche angolo buio della casa, mentre la seconda, andando in giro di casa in casa, non svelava certo il segreto della sorella. Infatti è da sempre che la moda non parla di morte, eccetto nei periodi critici della storia umana, cioè quando la fama si incarica di trasmettere agli uomini il terrore della fine del mondo.
Quest'estate qualcosa è cambiato: è di moda la morte!
Mi riferisco al fatto che il teschio è diventato talmente trendy che il must è quello di comprare orologi con i cinturini pieni di teschi, scarpe (da uomo e da donna) con fibbie a forma di teschio, borsette con appese fragole a forma di teschio, felpe col teschio in petto, teschi ricoperti di diamanti, ... . La morte è diventata il logo della moda o, detto altrimenti, la moda ha scelto come logo la faccia di sua sorella morte.
Ecco la novità: la moda sdogana la morte, ne usa i simboli e ne rompe il tabù!
Ma di che morte si tratta?
Il simbolo utilizzato è il teschio, messaggio di una morte biologica, icona del cadavere ormai "ridotto all'osso". Ma è un teschio "abbellito" e trasformato esso stesso in ornamento, non certo quello che Savonarola e tutta una tradizione religiosa hanno invitato a tenere sempre in vista per ricordarci che dobbiamo morire! Tale simbolo non allude certo ad una morte che terrorizza e a cui bisogna prepararsi: allude piuttosto ad una morte travestita da ninnolo, una morte-oggetto che può essere dominata proprio trasformandola in "motivo ornamentale".
Come dire che se proprio alla morte bisogna pensare, la moda suggerisce di farlo come ad un "trofeo" di cui adornarsi. La moda parla della morte e la tradisce. Proprio come ogni sorella che spettegola ai quattro venti di un'altra sorella che si nasconde e che non si fa capire!
 
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