UOMINI DI DIO

TERRORISMO E MARTIRIO

"Io ho detto: voi siete dei, siete tutti figli dell'Altissimo. Ma certo morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti." Bibbia, Salmo 81
È in questa intricata e attualissima rete di tematiche che si destreggia Xavier Beauvois. E lo fa con una delicatezza e con una sobrietà tali da ricevere l’ambito “Premio della Giuria” al Festival di Cannes del 2010. Con annessi applausi ed entusiastiche reazioni della critica, ovvio.
Beauvois è un personaggio pressoché sconosciuto al cinema italiano. Si fa notare nel 1991 con la pellicola Nord e da allora partecipa in prima persona al costante rinnovamento della cinematografia francese. Des hommes et des dieux (in italiano Uomini di Dio) è il punto d’arrivo di un percorso accidentato e faticoso, è la conclusione di ricerche mirate e profonde.
1996, villaggio di Thibirine. Otto monaci cistercensi vivono in perfetta armonia con la comunità musulmana del luogo: curano i malati, aiutano la collettività nelle questioni burocratiche e, (macchina da presa che indugia lungamente sul Corano), leggono i libri sacri musulmani per meglio comprendere la mentalità degli abitanti. Una vera e propria integrazione religiosa, insomma, auspicabile, ma molto spesso utopica. Difatti. Sullo sfondo della guerra civile d’Algeria un manipolo di terroristi semina il panico nel villaggio: l’eccidio di un gruppo di croati è il primo di una lunga serie di spargimenti di sangue che terrorizzano la popolazione e che allarmano i monaci. Che fare? Fuggire o rimanere nel monastero e affrontare il nemico con coraggio e con la forza della fede? “Non sono venuto qui per partecipare ad un suicidio di massa. Non sono un martire. A cosa serve il martirio?” Le opinioni discordano. La forza nelle fede vacilla. Di fronte alla morte anche i ministri di Dio provano paura.
L’impresa di Beauvois è dunque riuscita: portare sullo schermo un film profondamente religioso i cui protagonisti, però, sono dipinti anche con le loro debolezze. Non cadere nel tranello, tipicamente parrocchiale, di esaltarli quali individui senza macchia e senza paura, in grado di affrontare anche la prova più difficile appigliandosi disperatamente alla propria fede. No. I monaci provano terrore. Provano angoscia. Cominciano a dubitare del proprio percorso di vita. E se avessero compiuto altre scelte in passato? La morte è un non detto che aleggia in ogni frase e la sua incombente minaccia manda in confusione anche gli animi più integri.
Non c’è bisogno di essere credenti per apprezzare il film di Beauvois. La capacità del regista di astrarsi per quanto possibile da preconcetti cattolici gli ha permesso di ottenere numerosi consensi anche da parte dell’ala laica e atea della critica. Menzione particolare alla colonna sonora, composta solamente dai canti corali dei monaci, che accompagna delicatamente la vicenda alimentandone il senso tragico.
 
Laura Savarino
UOMINI DI DIO
(Francia, 2010)
di Xavier Beauvois
Durata: 118 minuti
Cast: Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Jacques Herlin, Philippe Laudenbach

Curiosità
Il progetto per la realizzazione del film è nato nel 2006 quando, in occasione del decimo anniversario della morte di sette monaci cistercensi in Algeria ad opera di un gruppo terroristico, la vicenda è stata riesaminata dai media mettendo in luce come l’uccisione potrebbe essere stata causata da un errore dell’esercito algerino durante un tentativo di salvataggio.
 
Alcune ispirazioni sono arrivate dagli scritti di due dei monaci assassinati, Christian de Chergé e Christophe Lebreton. Inoltre è stato chiesto ad un consulente monastico, Henry Quinson, di correggere eventuali errori e di aggiungere contenuti liturgici e storici per cercare di rendere la storia più autentica possibile.
 
Tutti gli attori che hanno dovuto interpretare i monaci hanno seguito, per circa un mese, un corso di formazione professionale in cui hanno imparato i canti gregoriani tipici dell’ordine cistercense che vengono recitati nel film. Ogni attore, inoltre, ha trascorso una settimana nell’Abbazia di Tamié, imitando il più possibile la vita monastica.
 
Le riprese sono cominciate all’inizio del mese di dicembre 2009 nei pressi di Meknes, in Marocco, e si sono concluse due mesi dopo. La location principale è stata il monastero benedettino di Tioumliline, rimasto inutilizzato e incustodito per più di 40 anni. Lo scenografo Michel Barthélémy lo ha rinnovato, facendolo somigliare a quello di Tibhirine.
 
Il film ha incassato oltre 3.000.000 di euro in Francia e oltre 30 milioni di dollari in tutto il mondo. È stato classificato il film più produttivo del 2010, avendo reso il 229% in più di quanto è costato.

Citazioni
“Come si capisce di essere innamorati?”
“Be’, c’è qualcosa in te che si muove, è la presenza di un essere!”
 Luc (Michael Lonsdale)


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