Un percorso verso l’immortalità

La morte nel taoismo tra miti, leggende e pratiche simboliche.


Una leggenda molto antica narra la storia del primo imperatore della Cina, il potente Qui Shi Huangdi che, oltre ad essere stato il committente della famosissima Muraglia Cinese, è stato anche il promotore di una bizzarra spedizione nella parte più profonda del mare orientale, alla ricerca di una pozione assai preziosa: l’elisir dell’immortalità.

Qui Shi Huangdi è vissuto nel III secolo a.C. e per lui, come per il taoismo in generale, la ricerca dell’immortalità è stato un tema di grande importanza. Nell’idea propria di svariate religioni monoteiste come ad esempio in quella ebraica o cristiana, l’anima acquisisce una valenza fondamentale e rispetto al corpo fisico ha la possibilità di ascendere al cielo verso la salvezza eterna. Secondo la concezione di queste religioni l’uomo non aspira ad essere immortale perché il corpo fisico è solo un contenitore che ha il compito transitorio di ospitare l’anima a cui è riservato un destino ben più grande.
Il taoismo è, per così dire, una religione cosmica che si preoccupa della relazione dell'essere con tutto il creato. Esistono diverse scuole di pensiero che si sono affermate anche e soprattutto per la mancanza di princìpi e codici di comportamento chiaramente definiti e, nonostante sia diffusa in tutta la Cina, è una delle religioni meno conosciute. La pratica taoista è nata e si è sviluppata nel III secolo a.C. rappresentando la perfetta commistione tra la spiritualità, il folklore e le pratiche simboliche proprie della cultura cinese più antica. L’aspetto fondamentale di questa dottrina risiede ancora oggi nella ricerca dell’armonia con il mondo circostante e quindi con la Natura, affinché l’uomo possa elevarsi verso la “Via della Saggezza”. Ciò si regge sul principio dello yin e dello yang, delle forze contrapposte che sono alla base dell’universo (giorno/notte, caldo/freddo, uomo/donna, vita/morte…) ognuna delle quali contiene tuttavia il seme dell’altra modificandosi costantemente in un movimento armonico e ciclico. Questo concetto è rappresentato comunemente da un cerchio suddiviso nelle due zone, una chiara e una scura, in ciascuna delle quali è presente un punto di colore opposto.
In generale, non si può affermare che nel taoismo esista una visione univoca della vita e della morte, ma comunque il tema della vita eterna è ricorrente. L’immortalità si raggiunge attraverso un cammino mistico e faticoso fatto di pratica e di devozione atto a mantenere in costante equilibrio le forze che governano l’universo.

Un aspetto molto importante riguarda il concetto dell’anima che va a scardinare l’idea giudeo-cristiana. Essa infatti non è unica ed immortale, ma, il linea con il pensiero della coesistenza degli opposti, è doppia. Le due anime che convivono in ogni individuo sono una più spirituale, che dopo la morte può evolversi e diventare uno spirito benefico e positivo, chiamato Shen e l’altra puramente terrena e quindi assai più materiale della prima che se usata impropriamente potrebbe evolversi in un Gui, ovvero in un demone, e potrebbe restare legata alle energie più basse vivendo per sempre sulla terra. Uno degli scopi più interessanti di coloro che abbracciano il taoismo, è credere nella possibilità di creare, attraverso determinate pratiche, un corpo immortale che sostituendosi al corpo fisico possa custodire le anime.

Nella tradizione e nel folklore cinese le leggende legate agli esseri immortali sono frequenti ed articolate: essi vivrebbero sulle montagne sacre e sarebbero caratterizzati da un aspetto etereo. Uno dei monti sede di queste entità è il monte Kunlun che ospita un palazzo di giada circondato da un muro d’oro. Nel suo incantevole giardino vengono coltivate le pesche dell’immortalità che raggiungono la maturazione nel corso di tremila anni. Al centro della montagna è situata una porta che permette di ascendere direttamente in cielo. Nelle leggende cinesi, forse più che in ogni altra cultura, le montagne e le grotte sono spesso immaginate come luoghi dai poteri magici, territori sacri, in cui si trovano i varchi di accesso che portano a mondi ultraterreni.

Nell’immaginario religioso cinese l’oltretomba è organizzato nello stesso modo in cui era strutturato il governo imperiale dell’epoca. In esso coesistono un insieme di divinità che assumono il ruolo di imperatori, prìncipi e funzionari con il compito di mantenere la giustizia e l’equilibrio nel mondo. Fisicamente tale governo è posizionato nella sfera celeste ed è costituito da nove terrazze. Il numero nove per la cultura cinese è sempre associato all’aldilà. L’anima che sale in cielo è accolta nel palazzo imperiale in cui le viene assegnato un posto corrispondente al suo rango. È molto importante per i vivi mantenere un legame saldo con i propri antenati dopo la morte, attraverso rituali e sacrifici, altrimenti l’anima potrebbe diventare un Gui e cioè un demone.

Un’altra antica credenza risalente al VII sec a.C. riguarda l’esistenza di un secondo luogo appartenente all’aldilà: le sorgenti gialle. Situate sotto terra, accolgono le anime dei comuni mortali che non salgono in cielo come i re. Sempre nella regione sotterranea, risiede l’inferno. All’interno di esso, secondo la tradizione, vive un giudice che ha il compito di valutare i comportamenti delle anime in vita e di assegnare adeguate punizioni per ogni cattiva azione commessa. Successivamente, nel IX secolo, l’inferno incomincia ad essere descritto in maniera più articolata e viene suddiviso in dieci luoghi differenti, ognuno governato da un diverso sovrano.

Al di là delle affascinanti interpretazioni dei luoghi d’oltretomba disegnati con dovizia di particolari, quello che più preme alla dottrina taoista è il ricordarci costantemente che siamo in eterna relazione con la natura, poiché sia la vita che la morte sono influenzate dai cicli cosmici. L’uomo e la natura sono costituiti dalla stessa forza e solo attraverso l’equilibrio e l’armonia si può raggiungere la vera immortalità.
 
Miranda Nera


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