Succede in Spagna (Parte 1 di 2)

Analisi e statistiche riguardanti le pratiche funerarie in Spagna.

È un capitolo importantissimo che mette in risalto le enormi differenze tra la Spagna e l’Italia, Paesi tanto vicini sia dal punto di vista culturale che fisico. Oltre alle grandi diversità in termini di cremazione, assistiamo alla presenza di grandi gruppi, inesistenti nella nostra penisola, alla diffusione massiccia delle case funerarie (2.405  tra tanatorios e velatorios con 7.000 sale in totale per una media di 1.157 servizi giornalieri, contro le 300  della Francia o il centinaio dell'Italia), all’esistenza di cimiteri privati nonché alla presenza impressionante di contratti assicurativi funerari (il 62% della popolazione è assicurato e tre compagnie: Santa Lucia, Mapfre e Ocaso rastrellano il 75% delle polizze essendo, in più, proprietarie di gruppi di imprese funerarie). Tutti questi elementi ci descrivono un panorama totalmente diverso dal nostro e per molti aspetti molto più moderno tant’è che molti esperti considerano la Spagna come il Paese più avanzato, assieme agli USA, nel contesto funerario mondiale.

Popolazione, mortalità e religione

La Spagna conta circa 47.000.000 di abitanti e vede un aumento costante della mortalità, del tutto in controtendenza con i Paesi occidentali. I decessi nel 2015 hanno infatti registrato un incremento di circa 7,60 con 30.000 casi in più rispetto all’anno precedente.
Anche se siamo in un Paese dove la religione ha una forte rilevanza nella cultura e nella vita sociale della collettività, la Spagna è, tuttavia, anche una nazione in grande evoluzione, ricettiva ai cambiamenti e alle nuove idee. Del 70% dei cattolici i 2/3 sono “poco praticanti”, mentre il 26% totale del gruppo atei-agnostici (credenti senza religione) è in aumento. I rapporti tra Stato e Chiesa sono retti da un concordato del 1953. Il processo di secolarizzazione è costante, connesso alla realtà socio-economica, ed  è molto più rapido nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia, rispetto ai piccoli centri o alle zone rurali. È interessante osservare che tra gli over 65 le percentuali di atei ed agnostici diminuiscono drasticamente (2.4% e 4.8% rispettivamente per un totale del 7.2% contro una media nazionale del 26%). Due le ragioni probabili: le generazioni anziane sono legate a degli schemi cultural-religiosi il cui impatto decresce col tempo e forse all’avvicinarsi del fatidico giorno molti ci ripensano tentando di garantirsi condizioni migliori per l’aldilà…

Cremazione e conservazione delle ceneri

Il primo crematorio spagnolo fu installato nel 1973 per iniziativa di Lazaro Martinez il titolare di Atroesa (gestita oggi dal figlio Jesus) a Madrid nel cimitero di Nuestra Señora de la Almudena che con 120 ettari è il più grande dell’Europa Occidentale. In origine era ad uso degli stranieri ma rapidamente tale pratica si estese ai locali, grazie anche al nuovo approccio da parte del Vaticano avvenuto nel 1963. Oggi le cremazioni sono al 36% ma le proiezioni prevedono che si arriverà al 60% tra dieci anni. Il tasso di aumento è del 2% annuo confermato dai dati di dieci anni fa quando si attestava al 15%. Con i suoi 364 forni la Spagna è oggi il Paese con il maggior numero di crematori in Europa con un potenziale di 1.456 cremazioni giornaliere, decisamente sovradimensionato rispetto all’effettivo bisogno (+/- 450). Anche in questo caso la realtà socio-economica si palesa chiaramente: nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia, con rispettivamente il 70% e 50%, siamo largamente al di sopra della media nazionale. I crematori possono essere privati ed installati al di fuori delle aree cimiteriali con obblighi variabili derivanti da leggi, talvolta molto diverse tra di loro, vigenti nelle 17 Comunità Autonome in cui la Spagna è divisa ed il cui potere legislativo è molto ampio. Molte di esse non hanno ancora integrato le disposizioni comunitarie. È ammessa la conservazione dell’urna in casa così come la dispersione delle ceneri, conformemente alle normative locali, anche se in contrasto con le disposizioni della Chiesa.

Previdenza funeraria

I costi dei funerali vengono presi in carico dalle assicurazioni i cui prezzi annuali variano in funzione dell’età ed, evidentemente, delle prestazioni previste. A vent’anni si situano tra i 30 ed i 120 euro annui mentre per gli ultrasessantenni si va dai 400 ai 600 euro. La quasi totalità sceglie il pagamento mensile anche se una piccola minoranza (il 2% del 62%) sceglie il versamento unico. È inoltre previsto che i prezzi si adeguino all’IPC -Indice de Precios al Consumo, che dal 1998 al 2008  è aumentato del 39% mentre le polizze sono aumentate del 90%! Peggio ancora, negli ultimi otto anni a fronte di un 7% di aumento dell’IPC le polizze si sono “gonfiate” del 50%! Tanta disinvoltura nell’applicare tariffe a capriccio ha spinto molti assicurati a abbandonare il piano ma nonostante tutto ciò le compagnie stimano che nel 2030 il 70% degli spagnoli sarà assicurato. Oggi il 62% degli spagnoli possiede un’assicurazione contro il 7% degli USA e il 20% della media europea.

Tanatoprassi

Va subito detto che manca una legge nazionale, in assenza della quale valgono le leggi regionali, talvolta non del tutto chiare. In effetti anche se il Real Decreto 140/2011 definisce tale attività, specificando anche le ore di corso (540) e la loro ripartizione tra le differenti materie di studio, non esiste un diploma ufficiale che solo il Ministero della Pubblica Istruzione può rilasciare. In tale contesto organizzazioni pubbliche (spesso vicine ad istituti universitari) e private organizzano corsi di formazione molto variabili da tutti i punti di vista (durata, materie di insegnamento, attività pratica etc.). Agli alunni viene rilasciato un “certificato professionale” che giustifica in certi casi il loro intervento, anche se teoricamente solo i medici legali sarebbero autorizzati a praticare tali tecniche.
Precisiamo che il termine “tanatoprassi”, tecnica di conservazione temporanea (insistiamo sul temporanea!), è stato forgiato solo pochi decenni orsono per distinguerlo da quello di “imbalsamazione” (l’embalming ancora vigente nei paesi anglosassoni per definire la stessa cosa) che, evocando le mummie dei sarcofagi egizi, creava reticenze in coloro a cui il servizio veniva proposto.
Oltre alla carenza legislativa altri fattori contribuiscono ad uno sviluppo molto lento di tale attività. Primo fra tutti il lasso di tempo ridotto che intercorre tra il decesso ed il funerale (24/48 ore, come in Italia, a differenza dei 4-6 giorni della Francia). È chiaro che il problema della conservazione è meno pressante (anche se è vero che la decomposizione inizia immediatamente dopo il decesso) e viene risolto con i “tumulos refrigerados”, ovvero cassoni refrigerati, abitualmente inseriti nelle strutture murali della casa funeraria, provvisti di una finestra da cui si può osservare il corpo senza tuttavia toccarlo. In definitiva i “veri” interventi  di tanatoprassi (quelli cioè che prevedono aspirazione-iniezione) non raggiungono i 10.000 casi annui (lo 0.25%) e vengono eseguiti soltanto in alcune regioni, prima fra tutte la Catalogna dove il Gruppo Memora ne pratica più di 5000, largamente al di sopra del 50% del totale stimato. Per il resto si tratta di “tanatoestetica”. È  bene precisarlo a scanso di equivoci.

 
Il Viaggiatore


  • Nazione: Spagna
  • Numero abitanti: 47.000.000 (comprese le "enclave" di Ceuta e Melilla, in Marocco)
  • Decessi nel 2015: 422.000 in forte aumento (+ 30.000) sull'anno precedente
  • Tasso mortalità: 9 ‰
  • Religione: 70% cattolici; 10% atei; 16% agnostici; 4% altri (2,5% musulmani; 1,5% protestanti)
  • Inumazione: 48%
  • Tumulazione: 16% (comprese le urne che vengono generalmente tumulate)
  • Cremazione: 36%, con un aumento annuo del 2%)
  • Funerali con funzione religiosa:80% (di cui il 90% cattolici)
  • Funerali con funzione laica: 20%
  • Prezzo medio di un funerale: € 3.500
  • Imprese funebri: 1.435
  • Tanatoprassi: non arriva ai 10.000 interventi annui (0,25%)
  • Cimiteri: 17.680 di cui 8.126 pubblici e 9.154 privati (di cui 7.919 della Chiesa e 1.635 d'altri)
  • Utilizzo formule di prevenzione funeraria: 62%


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