Studiare allunga la vita

Sono diversi i rapporti statistici che in questi ultimi anni hanno messo in relazione il grado di istruzione con l'aspettativa di vita, evidenziandone un inequivocabile nesso.

Brutte notizie per gli studenti svogliati! Oltre alla temuta  bocciatura pare incombere sulla loro testa un’altra ben più grave minaccia: quella di campare di meno. Battute a parte, il legame tra istruzione e aspettativa di vita non sembra essere uno scherzo e sicuramente questa correlazione non è nuova. L’argomento era già stato trattato una decina di anni fa, precisamente nel 2008, dall’Università Bocconi che aveva effettuato un’indagine, ripresa dal Sole 24 Ore, da cui si evinceva che in Italia chi ha un titolo di studio basso (licenza elementare o media) vive meno di chi ha conseguito una licenza superiore o una laurea: mediamente da 7,6 a 5,5 anni in meno a seconda delle classi di età, se uomo, e da 6,5 a 5,3, se donna.

L’anno scorso ci ha pensato anche l’Istat a confermare questa tendenza, pur se con cifre non del tutto identiche. Per la prima volta è così possibile in Italia disporre di tavole ufficiali di mortalità e delle speranze di vita della popolazione residente suddivisa per genere ed età, basate sul livello di istruzione. Si tratta di un rilevante contributo nell’analisi dell’impatto che le condizioni socio-economiche hanno sulla mortalità.

Secondo lo studio dell’Istituto Nazionale di Statistica il gap è più netto nella popolazione maschile: al momento della nascita gli uomini in possesso di laurea hanno infatti un’aspettativa di vita di ben 5,2 anni in più rispetto a quelli che non hanno alcun titolo di studio o la sola licenza elementare. Per le donne la differenza, sempre al momento della nascita, è decisamente meno marcata: le laureate risultano più longeve di 2,7 anni rispetto alle coetanee con basso livello di istruzione. In età avanzata lo scarto si assottiglia, ma rimane comunque importante: a 65 anni gli uomini con un elevato titolo di studio possono aspettarsi 2,2 anni di vita in più mentre le donne 1,3.
Come mai questa differenza? Alcune cause sono abbastanza intuibili: coloro che hanno un alto grado di istruzione provengono generalmente da famiglie benestanti dove si dà maggiore importanza ad uno stile di vita più sano, si sta più attenti all’alimentazione e al consumo di cibi di qualità, ci si dedica ad attività fisiche e sportive, si fa maggiore prevenzione e, in caso di malattia, ci si cura meglio e in modo più regolare. Coloro che non mutuano questi comportamenti direttamente dalla famiglia di origine li apprendono comunque proprio grazie all’istruzione, tanto che è noto che tra i laureati c’è una percentuale di obesi nettamente inferiore rispetto alle persone con titoli di studio inferiori. Il divario meno evidente relativo al sesso femminile è dato dal fatto che la donna, in generale, indipendentemente dal grado di istruzione, è più attenta alla cura del proprio corpo.
Ma non tutto si spiega solo ed unicamente con uno stile di vita sano. Le persone che hanno conseguito titoli di studio più alti hanno in genere una vita sociale e culturale più attiva, si mantengono informate, viaggiano di più, sono maggiormente reattive ed aperte alle novità, tengono, per così dire, il cervello sempre in movimento. E questo è stato scientificamente provato che ha impatti positivi sull’invecchiamento cerebrale ritardando certe malattie degenerative e di conseguenza anche la morte.

La correlazione tra alta scolarizzazione e maggiore aspettativa di vita è stata confermata anche dall’ultimo studio sull’argomento intitolato 'L'Italia per l'equità nella salute' presentato il primo dicembre 2017 a Roma, elaborato dai quattro enti vigilati dal ministero della Salute: l’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP),  l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

In definitiva ora sappiamo che la scuola oltre ad essere una fucina di saperi e una maestra di vita è anche uno dei migliori alleati del nostro stato di salute futura e studiare diventa un investimento non solo per una migliore posizione lavorativa e sociale, ma anche per vivere meglio e più a lungo. E chissà che queste notizie  non rappresentino il giusto stimolo che sproni gli scolari fannulloni ad impegnarsi di più!

 
Raffaella Segantin


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