Dalla necropoli romana a Terracielo Funeral Home

Una storia lunga duemila anni

L’area sepolcrale della Fossalta era probabilmente collegata ad un insediamento in prossimità della cosiddetta “Mutatio ad Victorìolas”, stazione di posta per il cambio dei cavalli e per il ristoro dei viaggiatori. Segnalata nei principali itinerari romani tra Mutina (l’attuale Modena) e Forum Gallorum (Castelfranco Emilia), la Mutatio si trovava in prossimità del fiume Scultenna, l’odierno Panaro, a tre miglia da Mutina, distanza che corrisponde esattamente ai 4,4 chilometri che separano la Fossalta dal centro della città romana. I ritrovamenti, emersi a circa due metri di profondità, si riferiscono a due diversi periodi della necropoli: alcuni sono degli inizi dell’età imperiale, tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C., altri, più recenti, risalgono all’epoca tardoantica, tra III e IV secolo d.C.
Alla necropoli del primo periodo appartengono i resti di un monumento funerario, demolito nel corso del IV secolo d.C.: si tratta di un tempietto a edicola di dimensioni imponenti, a giudicare dalla lunghezza di quasi 9 metri di un lato del basamento. Faceva probabilmente parte dell’apparato decorativo del monumento anche una grande scultura in pietra raffigurante un leone, rinvenuta a breve distanza. Leoni di età romana simili a questo sono stati riutilizzati per arricchire il Duomo di Modena, ai lati del portale Maggiore davanti alla Porta Regia.
Al secondo periodo risalgono invece alcuni frammenti di lastre decorate, utilizzate come coperture di tombe. In particolare, una lastra adornata con il motivo delle “armi a riposo” (scudo, gladio e lance incrociate) fa pensare a sepolcri con dona militaria, fatti costruire da veterani di età augustea, che probabilmente scelsero di essere sepolti presso la Mutatio ad Victorìolas, il “luogo della Vittoria”, in ricordo degli eventi che - a partire dalla battaglia di Mutina del 43 a.C. - favorirono l’ascesa al potere di Augusto. Dopo una fase di abbandono, in età tardoantica, tra III e IV secolo d.C. vengono deposte nuove sepolture attorno ai monumenti di età imperiale, che in questo periodo costituiscono una “cava” di materiale da reimpiegare. Si tratta di sepolture modeste, che si trovano a circa 30 metri dalla via Emilia e che sono orientate parallelamente rispetto alla strada. Da queste tombe tardoantiche sono emersi bicchieri, bottiglie, ciotole e balsamari in vetro, ceramiche per la mensa e la cucina in uso nell’Italia centro-settentrionale, oltre a ornamenti personali come braccialetti e spilloni in avorio: tutti oggetti che costituivano il corredo per il viaggio nell’aldilà del defunto.
 
Carmelo Pezzino


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