Stand by me

“I cimiteri sono come le città: ci sono i quartieri residenziali, i sobborghi, le periferie, perfino le baraccopoli. I miei clienti, invece, hanno bisogno di villini, di cottage”. Bastano queste poche parole riportate nel trailer per delineare il profilo del Cavalier Pacucci, il protagonista dell’ultimo cortometraggio di Giuseppe Marco Albano.
Il giovane regista lucano, dopo i successi de “Il Cappellino”, sul tema della malattia nell’infanzia, e di “Xie Zi”, sull’integrazione razziale, racconta nel suo ultimo lavoro, “Stand by me”, la storia di una famiglia di Matera di impresari di pompe funebri che, grazie al carattere deciso e determinato del protagonista, vivono una grande svolta imprenditoriale.
È una commedia grottesca dove non si ride di pancia, ma di testa, e soprattutto non si sbeffeggia la professione, come è accaduto spesso nel cinema italiano, ma la si racconta attraverso la storia di un uomo che fin da piccolo, da quando leggeva i fumetti di Superman, sognava di diventare il più grande imprenditore funebre di tutti i tempi, forte dell’esperienza del nonno marmista e del padre autista di carro funebre.
Nello scrivere la sceneggiatura Albano si è ispirato ad uno dei capolavori del cinema giapponese di qualche anno fa, “Departures”, vincitore del premio Oscar quale migliore film straniero, un’opera di eccezionale poetica che racconta il lavoro del tanatoesteta, ovvero di colui che tratta i defunti per renderli gradevoli all’ultimo saluto dei propri cari e per l’ingresso nell’aldilà.
Dal punto di vista della fotografia e del montaggio, invece, il cortometraggio risente dei grandi Maestri del cinema che hanno voluto come location la “Città dei Sassi”. Matera, come si sa, è stata scelta da registi come Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson per i loro celebri film a carattere biblico. E le scene girate nella zona delle chiese rupestri da cui si vede il panorama dei Sassi è una delle fotografie più nette del contesto territoriale che si staglia per bellezza dei luoghi e per centralità nella narrazione.
I messaggi che il cortometraggio vuole trasmettere, infatti, oltre a quelli della forza di volontà, della determinazione e della perspicacia imprenditoriale del protagonista, sono anche quelli del contrasto con un territorio, quello meridionale e in particolare della Basilicata, che sconta ancora un ritardo nell’innovazione e nel progresso, a cui si aggiunge il retaggio culturale che la professione porta con sé. Come a dire “volere è potere”, anche là dove sarebbero pochi a scommettere sulla buona riuscita di una idea.
Come gli altri lavori di Albano, anche questo sarà candidato a diversi festival nazionali ed internazionali e, ancora una volta, si prevede un ottimo successo di critica e di pubblico. Intanto la prima del film ha avuto luogo a Matera il 16 marzo. E adesso non resta che vedere Albano e il suo “Stand by me” farsi strada tra le migliori rappresentazioni cinematografiche che trattano del settore funerario.

 
Angela Laguardia


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