Nuovi progetti di case funerarie

Spazi di riflessione

Il progetto, che si estende per una superficie di 800 m2 e che è stato elaborato da Leonardo Brizzi, Valentina Forcillo, Fabio Paolini e Giacomo Pizzardi, oltre a prevedere “Camere Ardenti”, con prospiciente salottino, e una “Sala per il Commiato”, contempla anche spazi funzionali ad una funeral home contemporanea: un punto informazioni, un’area ristoro, una zona preposta al trattamento della salma ed alcuni ambienti utili ad ospitare le consuete attività di una impresa funebre. Il contesto urbano dell’intervento si è ipoteticamente individuato in un lotto indefinito del tessuto periurbano di una città mediterranea di medie dimensioni, inserito in un contesto senza uno spiccato pregio dal punto di vista paesaggistico.
Il percorso progettuale è stato incentrato, nelle sue fasi iniziali, in una analisi funzionale accurata volta ad individuare con chiarezza i diversi percorsi dei dolenti e del feretro. L’Architettura proposta è stata studiata curando i movimenti delle categorie di utenze, evitando opportunamente sovrapposizioni indebite tra gli spazi tecnici o di lavorazione e quelli dei sentimenti, degli affetti e del cordoglio. I dolenti, che hanno subìto il lutto, sono i principali fruitori rispetto ai quali sono stati concepiti gli ambienti. Per questo motivo è stata loro rivolta grande attenzione, finalizzata a far sì che le aree a loro dedicate fossero in qualche modo protette, riparate e distaccate da altre attività, in virtù della delicatezza del momento in cui si sarebbero trovati. Parallelamente, si è effettuata l’analisi del programma per gli operatori. La consegna, oltre agli spazi per il Commiato, prevedeva un punto informazioni aperto al pubblico, un’area ristoro e servizi igienici, uffici commerciali ed amministrativi, locali per esposizione e stoccaggio, per la tanatoestetica, per il deposito materiali e per gli spogliatoi degli operatori. Definiti gli ambiti relazionali di funzionamento si è passati alla elaborazione dell’Idea Architettonica. La Morte, e la separazione da un proprio caro, è stata interpretata come un evento che inevitabilmente ci trasporta in una dimensione altra, lontana e rarefatta rispetto a quella quotidiana. Si tratta di un viaggio, un tragitto intimo che si affronta con la propria comunità e con il proprio nucleo familiare. L’intento della proposta progettuale è quello di assecondare e di agevolare questo naturale percorso. Con tali presupposti si prefigura la possibilità di dar vita ad un complesso architettonico isolato nei confronti dell’esterno: un grande Recinto ove poter trovare riparo per se stessi e per le proprie emozioni. All’interno di esso i due principali protagonisti, la Sala per il Commiato e le Camere Ardenti, rivestono ruoli diversi non solo da un punto di vista funzionale, ma anche nel modo in cui si vogliono porre nei confronti dei fruitori. La Sala per il Commiato, luogo in cui la comunità si raccoglie per il Ricordo e il Saluto o per la celebrazione laica delle esequie, svolge un ruolo di riferimento, solido legame diretto con la città, visibile e riconoscibile anche dall’esterno del recinto e direttamente relazionato con l’inizio dei percorsi. Le Camere Ardenti si prefigurano come elementi personali di ogni nucleo familiare, immaginate come dislocazioni locali della propria dimora, per costruire un ambiente quanto più possibile rilassato per l’Omaggio al proprio caro, in un tempo di pace e di tranquillità. Immerse in un contesto naturale, esse intendono essere la tappa più intima e protetta dei flussi, sia fisici che emozionali, immaginati all’interno dell’hortus. Tutto il resto, gli spazi funzionali finalizzati al corretto svolgimento delle attività accessorie, andava nascosto, celato tramite un accostamento al Recinto stesso in modo da non rappresentare una fonte di disturbo per questi momenti di particolare fragilità emozionale.
Per scrivere questo racconto in termini architettonici il gruppo di lavoro ha deciso di utilizzare parole semplici come forme pure. Questo sia per dialogare con delicatezza con le emozioni dei fruitori, sia per elaborare una proposta valida per contesti diversi tra loro, suggerendo logiche di prefabbricazione. Una idea leggera, dunque, adattabile a diverse situazioni e a differenti configurazioni, capace di reggere al variare delle condizioni di contorno.
Si immagini ora di percorrere, nelle sue diverse componenti, una delle possibili configurazioni con cui l’Idea può prendere corpo: un lotto rettangolare adiacente ad una strada che lo confina su un lato. I dolenti entrano all’interno dell’Architettura attraverso una grande apertura nel recinto esterno che si presenta come un nastro continuo semplice ed intonacato di bianco, a correre lungo tutto il perimetro; attraversata la soglia del recinto, giungono in una piazzola di raccolta dove la comunità si riunisce, di fronte alla Sala per il Commiato. Essa esprime in tal modo un rapporto immediato, in termini visivi e temporali. Si tratta di un cubo perfetto (10x10x10m) di volumetria archetipa, dotato di un taglio centrale che sottolinea il collegamento diretto con il mondo esterno e ne indica l’ingresso all’utenza. Il taglio, messo in opera con un vetro opacizzante per favorire una illuminazione diffusa, prosegue lungo tutta la superficie esterna, segnando, dalla parte opposta, l’ingresso del feretro. Lo spazio interno, a pianta quadrata, è agevolmente interpretabile secondo diverse disposizioni liturgiche e, mediante sedute modulari cubiche, può essere di volta in volta configurato in base alle esigenze e al numero degli utenti (per un massimo di 100 posti a sedere). La Sala, pensata per momenti corali e di condivisione, si integra al recinto esterno e, svettando da esso, ne è l’elemento di riconoscibilità.
Coloro che devono recarsi alle Camere Ardenti entrano nel complesso attraverso lo stesso grande ingresso. Un punto informazioni, parte del core funzionale del progetto, è integrato al recinto stesso ed è situato subito a sinistra dell’entrata. Ottenute le debite informazioni, dalla piazzola di ingresso una piccola salita risolve la connessione con il giardino interno. Questa rampa a bassa pendenza suggerisce comunque un moto verso l’alto e un progressivo allontanamento dalla dimensione quotidiana per dedicare il nostro tempo alla Riflessione, al Saluto, alla Preghiera. Al termine della leggera pendenza, in cemento grezzo a vista, la pavimentazione cambia, divenendo di ghiaia bianca. Essa permea uno spazio aperto, protetto e silenzioso, dove la luce viene alternata alle ombre proiettate da alberi di ciliegio ed essenze vegetali locali. La ghiaia bianca fa “suonare” nel silenzio i nostri passi, sottolineando una dimensione diversa che qui inizia. Nel giardino sono disposti cinque elementi architettonici di forma regolare, in due diverse tipologie prefabbricabili. Di essi, quattro sono pensati per soddisfare il ruolo di Camere Ardenti, ognuna di 50m2. Un altro, di 70m2, è posto vicino alla Sala per il Commiato e può rivestire anche quest’ultimo ruolo nel caso in cui il programma del complesso ne richiedesse la necessità. In alternativa essa può configurarsi semplicemente come una Camera Ardente di maggiori dimensioni, al fine di diversificare l’offerta. Cuore del progetto sono gli spazi interni. È all’interno delle Camere che i parenti possono ripiegarsi per condividere il proprio dolore. Così, perdendo il loro significato preponderante, gli esterni subiscono un processo di dissolvenza tramite un film specchiante applicato in modo semplice alle pareti prefabbricate secondo moduli standard. L’unica cosa distinguibile, solida da un punto di vista percettivo, è la soglia mediante la quale si perviene all’intimità dell’accesso, al proprio spazio privato di riflessione. Di fronte ad essa, una pavimentazione d’ingresso in pietra chiara rende nuovamente silenzioso l’avanzare, appena prima del varco. Entrando, un setto delimita uno spazio ristretto, in cui passa una persona per volta. Qui il tempo subisce la dilatazione maggiore e l’intimità è massima: questo spazio è la finestra attraverso la quale ci si affaccia nel paesaggio delle emozioni. La luce è allora esclusivamente zenitale. Superata questa partizione ci si ritrova in una prima sala (zona A), dove i familiari arrivati precedentemente accolgono il nuovo visitatore, sostando su sedute componibili predisposte. Un ambiente familiare dove poter scambiare una parola, un saluto con chi ci è vicino. Un ultimo setto si frappone tra l’utente e l’ultimo ambiente (zona B), destinato alla vista del feretro.
Varcato anche questo elemento, giungendo alla fine del percorso, ci si può dedicare al saluto della salma in uno spazio dall’illuminazione naturale soffusa, zenitale e radente le pareti esterne. Entrambe le pareti citate, che delimitano gli spazi e regolano i flussi, sono pensate come elementi mobili e rimovibili secondo le richieste dei fruitori, potenzialmente diverse dalle dinamiche immaginate. Ogni Camera presenta al proprio esterno uno spazio a sé stante del giardino (zona C) ritagliato dai ciliegi e dalle essenze, collegato alla zona A, dove poter sostare all’aperto. La sala dove la salma riposa è invece direttamente connessa, in maniera nascosta e riparata dagli agenti atmosferici, ad un percorso corrente lungo il perimetro del recinto grazie al quale gli operatori trasportano il feretro in maniera separata e nascosta da quanto avviene all’interno del giardino. Il nascondimento di questo corridoio di distribuzione è il medesimo che si è inteso dare a tutti gli spazi funzionali. Per questo motivo, l’area ristoro, gli uffici, lo showroom, i magazzini, gli spogliatoi ed i servizi aperti al pubblico ricevono tutti illuminazione e ventilazione naturali da aperture (studiate in moduli standard) presenti sul solaio di copertura, onde evitare collegamenti diretti con gli esterni e il giardino. I locali delle sale autoptiche, con servizi annessi, presentano analoghe soluzioni illuminotecniche e sono disposti a metà del percorso che la salma può percorrere, per ottimizzare i tempi. La disposizione dei posti auto è stata studiata in modo da regolare anche i flussi dei mezzi delle utenze nella maniera più fluida possibile. Anche l’uscita della salma dalla Sala per il Commiato è stata posta in stretta relazione con l’area parcheggio dei dolenti, per permettere un agevole inizio del corteo.
Lavorando con elementi architettonici semplici, standardizzabili e dai costi contenuti, si è tentato di fornire risposte convincenti a domande complesse: elementi configurabili in più soluzioni, resilienti nei confronti delle variabili e degli input in gioco, assemblabili utilizzando diverse possibilità tecnologiche a seconda del contesto e delle disponibilità del territorio in cui si andranno ad inserire.

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