in Spagna I CIMITERI FUORI DALLE MURA

In Spagna, la tradizione medievale di seppellire i cadaveri vicino alle chiese fu praticata sino all'inizio del secolo XIX. Il persistere di queste necropoli urbane non significa che non ci fosse una reale preoccupazione per lo stato di questi vecchi cimiteri. Nella maggior parte delle città questi piccoli camposanti medievali, a ridosso delle parrocchie, funzionarono per più di 300 anni, cosa che obbligava a periodici svuotamenti dei resti mortali per dare spazio continuamente a tutti i parrocchiani defunti in ciascuna parrocchia. La terribile situazione in cui versavano molti di questi cimiteri parrocchiali, causava una continua emanazione di odori pestilenziali e, spesso, accelerava la propagazione di infezioni e malattie. Essendo così radicata la tradizione di questo tipo di sepoltura, fu molto difficile impostare nuovi cimiteri generali fuori dalla città.

La legislazione che proibiva le sepolture entro le mura e che ordinava la costruzione dei cimiteri fuori dalle città fu promulgata durante il governo di Carlo III, nel 1787, anche se tardò quasi un secolo ad instaurarsi e ad essere applicata.

A determinare una immediata presa di posizione del governo fu, così come accadde in altri paesi europei, una epidemia di colera scoppiata in un paese della Guipùzcoa, nel nord della Spagna, nel 1781. Il governo di Carlo III si affrettò, davanti a questa situazione, a chiedere consiglio e informazioni sia alle istituzioni nazionali che alle corti straniere. Arrivarono documenti da Roma, Torino, Venezia, Parma, Firenze, Vienna e Parigi, insieme al progetto del cimitero di Torino. Le informazioni confermavano la stessa situazione in tutte le capitali europee. Le chiese e i loro dintorni cominciavano a causare terrore fra i parrocchiani.

La nuova normativa funeraria era imprecisa, più teorica che pratica, e non si stabilivano regole concrete riguardo l'ubicazione dei cimiteri: si raccomandava soltanto di situare gli stessi vicino agli eremi, in luoghi ampi e ventilati, ma non si determinava la giurisdizione municipale o ecclesiastica. Tutto ciò provocò gravi ritardi nella realizzazione dei nuovi Cimiteri Fuori dalle Mura.

Le nuove disposizioni si scontrarono con la negligenza delle autorità e con la scarsità di fondi; così, nel secolo XIX, furono emanati nuovi Ordini Reali nel 1806, 1833, 1834 e 1840, che ribadivano i divieti e concedevano agevolazioni economiche. Ma, non essendo stati risolti i problemi di giurisdizione fra la Chiesa e il Municipio, nel 1855 ancora 2.655 paesi non avevano il cimitero. Nel 1833 si pose fine a queste discrepanze mediante un Regolamento nel quale si creò una giurisdizione mista ecclesiastico-civile. Il Municipio doveva ritenersi responsabile della costruzione del nuovo recinto, mentre la custodia dello stesso rimaneva nelle mani delle autorità ecclesiastiche.

Inizialmente identificato come dipendenza della Chiesa, il cimitero conquista finalmente una sua identità e trova una collocazione adeguata nei nuovi piani urbanistici che configurano la città moderna. Ciò determinò un cambiamento di mentalità: non si trattava più di stare vicino ai defunti per prendersi cura dei resti mortali, ma di conservare gli stessi in maniera ordinata, in un luogo moderno e igienico, dotandoli di una dimora eterna il più dignitosa possibile. Fu allora che si manifestò, così come in passato, una gerarchia sociale: nacquero i panteon e i mausolei che abbellirono e attribuirono dignità ai camposanti.

IL CIMITERO DI ESTE
A BARCELLONA


Il caso del Cimitero di Este a Barcellona è significativo e speciale. Significativo in quanto la sua origine risale al 1775, dodici anni prima dell'editto reale, e speciale in quanto venne utilizzato soltanto come ossario e non come luogo di sepoltura. Il vescovo José Climent Avinent propose la realizzazione di un cimitero ossario lontano dalla popolazione e comune a tutte le sue parrocchie, dove poter seppellire decorosamente i resti delle chiese della capitale. La sua inaugurazione, nel 1775, lo identifica come il più antico del paese. La costruzione si limitava ad un rettangolo allargato, cinto da alte mura per evitarne la profanazione, e ad una cappella all'interno. Ma questa idea moderna non fu accettata dai barcellonesi che, salvo rare occasioni (cadaveri provenienti dagli ospedali), continuarono a farsi seppellire nei cimiteri all'interno delle mura. Questo primo cimitero, distrutto durante la guerra di Indipendenza, fu ampliato e ristrutturato nel 1819 da un giovane architetto italiano, Antonio Ginesi. Di formazione cosmopolita e profondo conoscitore delle culture greca e egiziana, Ginesi progettò una costruzione simile ai camposanti italiani del secolo XVIII, dal perimetro rettangolare e con gallerie porticate, sullo stile del cimitero di Pisa. Il terreno centrale, diviso in quattro grandi parti, fu poco valorizzato rispetto alle gallerie le cui nicchie, ricche di monumenti funerari, erano molto ambite dalla borghesia emergente che esprimeva, così, la sua distinzione. La conseguente carenza di spazio provocò il trasferimento di questa borghesia poderosa in nuovo cimitero, quello di Montjuich.


IL CIMITERO SACRAMENTALE
di San Isidro a Madrid

Fu il primo cimitero particolare innalzato a Madrid nel 1811 per la Arciconfraternita Sacramentale di San Pedro, San Andrés e San Isidro. La singolarità di questo camposanto è data dai successivi ampliamenti sotto forma di patii, fino ad un totale di quattro, ciascuno maggiore di quello anteriore e dedicato ad un santo; tutti fecero uso, con maggiore o minore classicismo, di strutture porticate per la distribuzione degli spazi. L'ultimo, quello di maggior grandezza, il Patio della Purissima Concezione del 1857, disegna un tracciato semicircolare porticato nella parte più alta della montagna. Circondato da una ricca vegetazione, poco simile per il resto agli altri cimiteri spagnoli, conserva in questo modo la visione e l'immagine più romantica dei primi cimiteri fuori dalle mura.


IL CIMITERO GENERALE DI VALENCIA

Il progetto, affidato all' accademico valenciano e architetto della città Cristobal Sales, fu approvato dalla Accademia delle Belle Arti di San Carlos. Il luogo più appropriato per la sua costruzione fu identificato nel chiostro di medicina nell'Università di Valencia.

Le opere, che cominciarono nel luglio del 1805 e finirono nel giugno del 1807, furono finanziate, come in altre città, con la vendita dei terreni degli antichi cimiteri parrocchiali. Il terreno, di forma rettangolare, era diviso da due strade perpendicolari, disegnando così quattro porzioni nel cui centro si ubicava la cappella. Sarà in queste porzioni che, quasi 50 anni dopo, apparirà il primo panteon monumentale, esempio che fu immediatamente seguito da tutte le famiglie nobili e borghesi di Valencia. Questo spazio fu ampliato secondo un progetto, ancora anonimo, del 1871, con una nuova porzione rettangolare con galleria porticata di carattere monumentale in stile neoclassico, così come avvenuto precedentemente nei cimiteri di Madrid e di Barcellona.
 
M. Jesus Blasco Sales
(traduzione a cura di Roberta Balboni)

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