Identificate le ossa di Michelangelo Merisi da Caravaggio

Dove sorgerà la sua tomba?

16 giugno 2010: da Ravenna arriva la conferma che tra i resti umani rinvenuti in una fossa comune del cimitero di Porto Ercole, in provincia di Grosseto, vi sono le spoglie di Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio (dal nome del paese lombardo in cui nacquero i suoi genitori), pittore vissuto dal 1571 al 1610. Proprio nell’anno in cui ricorrono i 400 anni dalla sua morte il Maestro troverà, a quanto pare, una degna sepoltura.
Le sue ossa furono ritrovate nella cripta della chiesa del cimitero di Porto Ercole e subito si era pensato che potessero appartenere a Caravaggio, morto sulla spiaggia della cittadina toscana in seguito, sembra, ad una infezione intestinale, dopo aver passato alcuni giorni in galera, arrestato per sbaglio perché, come scrisse il suo biografo Bellori, scambiato per qualcun altro. Per arrivare alla identificazione ufficiale dei resti ci è voluto più di un anno e sono stati compiuti studi diversificati: dalle indagini storiche agli esami biochimici, fino ad arrivare al confronto tra il dna recuperato e quello dei discendenti del pittore lombardo. Proprio in seguito all’incrocio fra i dati ottenuti da queste ricerche gli esperti sono giunti alla conclusione che quelle ossa debbano essere, con una probabilità dell’85%, di Michelangelo Merisi.
La metodologia utilizzata dall’equipe di esperti, coordinati dal Professor Giorgio Gruppioni, del Dipartimento di Conservazone dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna, è indubbiamente affascinante: innanzitutto occorreva stabilire con certezza che la provenienza delle ossa rinvenute, l’anno e il luogo della morte del pittore avessero una corrispondenza significativa. Comprovato questo, una parte degli studiosi si è concentrata su un altro aspetto: verificare se quei reperti fossero compatibili con le caratteristiche fisiche di Caravaggio che, stando alle descrizioni lasciate dai suoi contemporanei, era un uomo piuttosto robusto, probabilmente alto oltre un metro e settanta, certamente morto all’età di 39 anni. Altri si sono dedicati allo studio delle caratteristiche biologiche delle ossa in esame scoprendo, tra l’altro, una forte presenza di piombo, caratteristica che ben si addice ad una persona che avesse svolto il mestiere di pittore: il piombo è una sostanza presente in quantità significativa, tanto da essere tossico, nella cosiddetta biacca, usata come colore bianco e costituita appunto da carbonato basico di piombo. Infine, una volta isolato il dna dei reperti, lo si è messo a confronto con quello di alcuni probabili discendenti di Michelangelo Merisi ed anche in questo caso i risultati hanno rivelato una alta probabilità che si tratti dello stesso ceppo familiare.
Non appena si è diffusa la notizia di questa importante identificazione, il Comune di Milano, città in cui si ritiene sia nato Caravaggio e dove certamente fu battezzato, ha espresso, per bocca del Sindaco Letizia Moratti, il desiderio che le sue spoglie vengano ora seppellite nel capoluogo lombardo; il Sindaco di Porto Ercole e il comitato che ha eseguito l’identificazione dei reperti ossei sono invece del parere che il Maestro debba tornare a riposare nella cittadina dell’Argentario in cui ha da sempre trovato sepoltura. Da una parte, insomma, si rivendica la legittimità che egli possa avere la sua tomba nella città natale o comunque nel capoluogo della sua regione di appartenenza; dall’altra si sostiene che debba continuare a riposare nello stesso luogo in cui morì, proprio come tanti altri personaggi illustri, a cominciare da Dante Alighieri che pur essendo fiorentino riposa a Ravenna.
Comunque si concluderà questa diatriba, Michelangelo Merisi da Caravaggio fu un pittore profondamente italiano, che visse e che operò lungo tutta la Penisola apprendendo le diverse poetiche pittoriche che il suo genio seppe sempre reinterpretare in modo personalissimo e assolutamente innovativo. A partire da Milano e da Venezia, dove si formò e dove apprese le peculiarità del Realismo lombardo e del Rinascimento veneto, passando da Roma, dove soggiornò per diversi anni e dove esportò la sua interpretazione della pittura settentrionale realizzando ad esempio, tra il 1591 e il 1600, la “Canestra di frutta”, il “Bacchino malato” e il “Ragazzo con canestra di frutta”. A Roma Caravaggio dipinse alcune tele in cui seppe combinare il Realismo lombardo con una personalissima elaborazione della classicità monumentale del Rinascimento romano, evidente, ad esempio, nella tela del “Riposo dalla fuga d’Egitto”. Sempre a Roma, tra il 1601 e il 1605 circa, dipinse alcuni tra i suoi indiscussi capolavori quali la “Conversione di Paolo”, la “Crocifissione di Pietro” e la “Vocazione di Matteo”, opere che gli sono valse un posto d’onore tra i Maestri con la “M” maiuscola nella storia della pittura italiana. Gli ultimi anni della sua vita Caravaggio li visse spostandosi a Napoli e poi tra Malta e la Sicilia, lasciando anche in questi luoghi opere importantissime nel panorama della pittura locale e, sarebbe ingiusto non ribadirlo, della cultura italiana.
Ciò che veramente conta, oggi, è che grazie alla ricerca e alla scienza anche le spoglie di Michelangelo Merisi sono state ufficialmente riconosciute e che ci sarà finalmente un luogo della memoria per ricordare il suo genio pittorico.
 
Daniela Argiropulos


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