SOPRAVVIVERE PER RIVIVERE

Finché riusciamo a tenere a distanza i rischi e i pericoli che minacciano la vita, possiamo pensare che l'unica cosa che ancora resta da fare è imparare a morire nel miglior modo possibile quando, il più tardi possibile, la morte arriverà.

Montaigne diceva che chi insegna agli uomini a morire insegnerà loro a vivere. Significa che quando anche sei riuscito a tenere lontano ciò che minaccia la vita, non hai ancora imparato a vivere se non hai imparato a morire.

Si incontra qui l'infinita discussione che occupa da sempre i filosofi se sia effettivamente possibile imparare a morire, dato che della morte non si può fare esperienza se non attraverso la morte degli altri. A parte questo, bisogna considerare che non sempre e non continuamente si riescono a scongiurare le minacce fatali, anche se poi si ha la fortuna di restare ancora in vita. Sono le situazioni in cui si sopravvive a queste minacce, o perché se ne è contenuta la portata distruttiva o perché ci riguardano in seconda battuta, come quando sopravviviamo alla morte di una persona cara, che ci lascia sì in vita ma con il desiderio di farla finita.

E nelle situazioni di sopravvivenza non basta aver imparato a morire perché appunto si sopravvive, non si muore, e bisogna vivere in un altro senso, nel senso di "ri-vivere". Ri-vivere è sostanzialmente diverso da vivere, non solo perché è un vivere di nuovo e altrimenti, ma anche perché è un vivere non in vista della morte lontana, da "apprendere" preparandovisi, bensì un vivere "con la morte accanto", senza poter distanziare ciò che minaccia la vita come è necessario fare per prepararsi a morire. Se, in altri termini, non è certo che ci si possa preparare a morire dato che con la morte non ci siamo più, è quasi certamente impossibile prepararsi a sopravvivere se si vuole poi ri-vivere. Il nostro tempo, infatti, che senza necessità di "natura" ci spinge a vivere sempre in competizione e in pericolo, ci educa alla sopravvivenza, ma per poterlo fare deve convincerci che dobbiamo rinunciare a ri-vivere.

Possiamo allora parafrasare Montaigne dicendo che chi aiuterà gli uomini a sopravvivere li aiuterà a ri-vivere. Il che significa che non di preparazione alla sopravvivenza si tratta, dato che non si deve permanere nella condizione di sopravvivenza ma bisogna superarla, per tornare appunto a ri-vivere. Si tratta invece di aiuto, l'aiuto di cui chi deve sopravvivere necessita se vuole tornare a vivere una vita nuova e non continuare a vivere a livello di sopravvivenza. L'esempio più chiaro è quello delle persone che devono sopravvivere alla morte di una persona cara.

Se pensassimo che aiutarle significa consentire loro di continuare ad essere dei sopravvissuti, di continuare a vivere con la morte accanto, sempre in pericolo di morte, dovremmo convincerle che l'unico modo di vivere per loro resta per sempre questo, un sopravvivere e non un vivere: un vivere con la morte vicina e non un vivere con la morte lontana. È ciò che sembra illudersi di poter fare il nostro tempo dando in cambio ai dolenti per la morte di un caro compensi più o meno efficaci in termini di sostituzioni di ciò ce hanno perso o di distrazioni per non pensarci o di potere (risarcimenti economici) per "vendicarsi" del danno subito. In tal modo, però, i dolenti restano "bloccati" nella condizione di sopravvissuti che, come tutte le vittime senza speranza, stendono sul mondo un velo di tristezza e contribuiscono ad aumentarne l'ingiustizia e la disumanità.

L'aiuto ai sopravvissuti dovrebbe al contrario essere un aiuto per tornare a vivere, per ri-vivere, cioè per allontanare nuovamente da loro la morte. Allora sì che tornerebbe ad avere ragione Montaigne e basterebbe insegnare agli uomini a morire per insegnare loro a vivere. Ora invece abbiamo di fronte ai dolenti un compito più urgente: aiutarli a uscire dalla condizione di sopravvivenza perché possano tornare a vivere. La parafrasi di Montaigne allora diventa: chi aiuta gli uomini ad uscire dalla condizione di sopravvivenza li aiuta a rivivere. Attraverso quali vie questo risultato si possa conseguire non è facile a dirsi, ma per poter cominciare a concepirlo è preliminare cambiare la prospettiva della nostra epoca ormai rassegnata a convivere con una sopravvivenza senza orizzonti di nuova vita.
 
Francesco Campione

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