Simboli e ritualità

Nel complesso e multiforme mondo della ritualità quale spazio e quale ruolo hanno i simboli? La risposta non può non dipendere dalla definizione che ne diamo, chiarimento che in realtà, per la sua stessa natura e per l'insufficienza terminologica da addebitare soprattutto alle lingue moderne, sfugge a qualsiasi rigida precisazione.
"Simbolo", parola espressa per la prima volta nella lingua greca, etimologicamente deriva dal verbo "unire", "mettere insieme", e designa un qualsiasi oggetto diviso in due per poter essere un giorno restituito alla propria integrità permettendo un riconoscimento, una ricomposizione. Così due persone che si accingevano a separarsi per lungo tempo avrebbero avuto ciascuna con sé la metà dell'oggetto spezzato per potersi un giorno riconoscere. Si trattava della metà di un coccio o di un legnetto che serviva esclusivamente a certificare l'identità del detentore. Questa "rottura" spiega il simbolo. Ciascun pezzo apparteneva ad una unità. Ciascun coccio conservava il tutto nel simbolo.
In particolare il termine simbolo (Σuµβολον) aveva significato di "tessera di riconoscimento" il cui perfetto combaciare delle parti provava l'esistenza dell'accordo. Per questo, in senso lato, si intende per simbolo qualche cosa che testimonia qualche cosa dell'altro. È "qualcosa", ma al contempo è anche "altro". È la via privilegiata per la comprensione dell'altro e, nello stesso tempo, di noi stessi.
In ambito rituale il simbolo permette alla persona presente di ricongiungersi con il mistero, in modo positivo e in una dimensione di senso, poiché offre una strada per trovare il significato, veicolando i presenti all'interno di una maggiore comprensione.
Di fatto, quando cerchiamo di mettere in contatto soggetti la cui molteplice natura - costituita da oggetti, affetti, memorie, dolori, eccetera - non permette loro di utilizzare un linguaggio comune, ecco che si rende necessario uno strumento di mediazione, capace di attivare un contatto, una sorta di corrispondenza. Così il simbolo, indispensabile al rito, permette di interiorizzare ciò che si realizza esteriormente, di propagare nel tempo ciò che, in un solo istante, viene percepito, permettendo in tal modo di uscire dalla oggettività degli eventi. I simboli sono gli strumenti dell'officiante, gli "spazi" dove il rito si attua.
La scelta dei simboli e la loro conseguente gestione dà forma all'azione rituale. Ecco perché è importante che la cerimonia sia personalizzata. La ritualità funeraria, una delle forme cerimoniali più antiche e più diffuse, nasce dalla esigenza di intervenire nel momento della morte affinché le spoglie del defunto abbiano una loro destinazione. È il processo naturale di decomposizione (tanatomorfòsi) che prescrive "l'azione culturale" sul corpo morto. Questa operazione è sempre associata (salvo qualche eccezione) ad un atto rituale, collettivo, volto alla tutela della dignità, della memoria e del valore universale della vita umana giunta al termine.
 
Maria Angela Gelati

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