UNO SGUARDO AL FUTURO

"Uno degli errori che normalmente si commettono quando si analizzano questioni legate alle sepolture e alla cremazione è quello di leggere i fenomeni come fotografie, scattate sulle questioni dell'oggi e semmai del domani, senza pensare che invece i fatti cimiteriali sono più assimilabili ad un film che si estende temporalmente per decine, se non per centinaia d'anni nel passato e nel futuro. Una decisione assunta ieri può avere nel domani effetti largamente indesiderati, non percepibili immediatamente perché lontani nel tempo".

L'Ingegner Daniele Fogli, Responsabile della SEFIT e Presidente del Comitato Cimiteri e Crematori della EFFS, la Federazione Europea dei Servizi Funerari, ha una idea precisa sugli effetti del mancato ingresso delle ceneri nei cimiteri conseguente alle possibilità di dispersione o di affido ai familiari.

"Fermo restando il diritto per ciascuno di decidere liberamente la destinazione dei resti del proprio corpo, c'è da domandarsi quale potrebbe essere, in prospettiva, il futuro dei cimiteri a seguito di queste nuove opportunità. Oggi, in Italia, la cremazione si attesta intorno all'8% (circa il doppio nel Nord del Paese) ed è ragionevole supporre che nell'arco dei prossimi venticinque anni, poco più di una generazione, possa giungere a valori vicini al 33%. Se teniamo conto del progressivo abbandono della tradizione di frequentazione dei cimiteri, soprattutto da parte di quelli che oggi sono i giovani e le persone di media età e che tra 25 anni diventeranno rispettivamente persone di media età ed anziane, non si è lontani dalla realtà se si calcola che l'affido familiare e la dispersione delle ceneri possano passare a valori medi italiani nell'ordine del 10% del totale delle sepolture, con punte, in alcune zone, tra il 25% ed il 30%. Si inizierebbe così a rompere la continuità generazionale della memoria custodita nei cimiteri. Di lì all'abbandono delle sepolture prima e dei cimiteri poi, il passo è breve".

Con conseguenti gravi difficoltà nel mantenimento dei cimiteri.

"I cimiteri sono luoghi in cui si riscopre un comune senso di appartenenza e in cui si ricompongono relazioni e spesso, frequentandoli, si ritrovano ricordi o persone che non si incontrano da tempo, anche al di là dei rapporti parentali. Sono, unitamente agli ospedali, ai supermercati e agli stadi, uno dei pochi luoghi di aggregazione sociale che ancora rimangono alla società dei nostri tempi che si relaziona sempre più attraverso mezzi artificiali e sempre meno attraverso il dialogo e la riflessione. Dobbiamo però interrogarci anche sul perché di scelte come quelle dell'affido e della dispersione delle ceneri. Direi che quattro sono le cause principali: l'anonimato di molti dei cimiteri moderni, le carenze progettuali e di soluzioni pensate per chi li deve frequentare; l'onerosità delle sepolture e del loro mantenimento nel tempo; la voglia di onnipotenza che pervade l'uomo moderno che, con la dispersione, rifiuta intimamente la morte volendo addirittura sovrastarla, determinando così la forma massima di appropriazione degli spazi infiniti e di negazione in qualche modo del destino umano connesso con le parole bibliche del ritorno alla terra; la privatizzazione del rapporto con le spoglie mortali (prima una proprietà pubblica, laddove sepolte dentro il luogo che è loro proprio, cioè il cimitero) e quindi una sorta di affermazione di proprietà privata anche di queste".

Che fare, dunque?

"L'unica risposta possibile è quella del miglioramento qualitativo delle soluzioni per la sepoltura delle urne cinerarie, un ripensamento globale del sistema tariffario e la pubblica discussione di questi temi, per far riflettere sulle conseguenze delle scelte adottate. Attenzione, l'effetto atteso è anche di tipo economico, con una forte compressione dei proventi cimiteriali derivanti da concessioni. Restano i costi del mantenimento dei cimiteri che non possono gravare solo su chi sceglie le sepolture tradizionali, ma che devono essere caricati anche su chi sceglie la dispersione o l'affidamento familiare delle ceneri. In altre parole occorre individuare quanta parte dei costi di gestione cimiteriale coprire con ricorso a tariffa per le sepolture e quanta parte coprire con tassazione generalizzata a carico della collettività e quindi anche di chi sceglie la dispersione o l'affido delle ceneri".

Ingegner Fogli, non possiamo non parlare della nuova Legge sulla Funeraria.

"È un argomento che, credo, abbia ormai assunto i tratti del tormentone, generando negli addetti ai lavori un senso di stanchezza. La posizione di SEFIT è chiara, ed è stata bene espressa da alcuni interventi di parlamentari dell'opposizione in fase di approvazione alla Camera. Pur condividendo a grandi linee la normativa, siamo critici su alcune parti di essa, soprattutto laddove si interviene a modificare la natura stessa delle sepolture, del cimitero e della cremazione. Inoltre il sistema di separazioni societarie tra mercati contigui (cimiteri, cremazione e funebre) può alterare l'equilibrio esistente a sfavore delle imprese pubbliche operanti nel settore funebre, riducendone la presenza. Vengono però introdotte norme interessanti a tutela del cittadino e soprattutto per la moralizzazione del settore funebre, in particolare sullo snodo fondamentale dato dal controllo delle camere mortuarie ospedaliere".

Con la modifica del Titolo V della Costituzione è in atto una stagione di regionalizzazione delle norme di settore.

"Nel 2004 e nel 2005 sono stati emanati oltre 20 provvedimenti regionali con riflessi sul settore funerario: una imponente mole di norme regionali che hanno modificato ampiamente il quadro del settore funebre e cimiteriale di quelle zone. In taluni casi si è assistito ad una fuga in avanti cercando di emulare a livello regionale quel che stava cercando di modificare il Governo a livello nazionale; in altri casi le Regioni hanno voluto interpretare il loro nuovo ruolo alla luce anche di spinte corporative particolarmente accentuate. Quando l'AS 3310 sarà legge della Repubblica le Regioni dovranno nuovamente legiferare sulla materia, talvolta cambiando, poco per fortuna, quel che hanno appena normato. I Comuni si troveranno a gestire una legge che male hanno digerito, sulla quale hanno tentato, senza riuscirvi, di arginare la tendenza liberalizzatrice e dissennatamente distruttrice del modello cimiteriale all'italiana. Così si rischia un'altra incompiuta con in mezzo, come al solito, cittadini, operatori comunali e imprenditori. Sempre meno capaci di capire dove stiamo andando!".

Un'ultima domanda. Oggi sembra essere stato dimenticato l'allarme destato nei mesi scorsi dal paventato arrivo, anche in Italia, dell'influenza aviaria. Ma, nel malaugurato ipotetico caso che ciò dovesse accadere, sarebbe il nostro Paese attrezzato per fronteggiarne adeguatamente le nefaste conseguenze?

"Esperti internazionali, riuniti in settembre a Malta per la II Conferenza Europea sulla influenza, hanno affermato che, in assenza di serie contromisure, una volta arrivata in Italia tale sindrome provocherebbe 16 milioni di contagi, 2 milioni di ricoveri, 150 mila morti, e metterebbe in ginocchio il Paese. Sono informazioni diffuse da organi di stampa alle quali il Ministero della Salute italiano ha fatto seguito con dichiarazioni e con atti che affrontano il possibile problema attraverso una massiccia dose di vaccinazioni preventive e cercando di minimizzare il diffondersi del panico. Senza entrare nel merito della polemica se siano o meno sovrastimate 150.000 morti in Italia a seguito di una pandemia, mi pare quanto meno responsabile porsi la domanda di come si possa affrontare in via preventiva la situazione che si potrebbe determinare sul sistema funebre e cimiteriale italiano.

Qualcuno ricorderà le difficoltà connesse con le punte di mortalità legate alle onde di calore del 2003. Facendo i conti, a posteriori, nel 2003 l'ISTAT ha registrato circa 29.000 decessi in più rispetto al 2002. In quei due mesi cruciali del 2003 il Ministero della Salute ha calcolato che vi sono stati circa 7.600 decessi aggiuntivi rispetto al trend usuale. Fatti i debiti scongiuri, proviamo ad immaginare quali potrebbero essere le conseguenze della possibile diffusione di un virus letale nel nostro Paese. In Italia, anche con le vaccinazioni obbligatorie, si potrebbe determinare un aumento di mortalità di almeno 50.000 decessi, probabilmente diffusi in un arco di tempo superiore a quello in cui si registrarono le onde di calore, ma con intensità maggiore. Il che significa che ci si dovrebbe attrezzare per circa 3-4 mesi di estrema difficoltà.

La situazione di base è peggiore, perché in genere la mortalità estiva è bassa o media, mentre quella invernale è alta. Per cui l'incremento pandemico sarebbe più complesso da gestire. In altri termini, non basterebbe richiamare il personale dalle ferie o allungare gli orari di attività di cimiteri e crematori, ma effettivamente vi potrebbe essere la necessità di integrazioni di mezzi e di organico. Potrebbero scarseggiare poi i posti negli obitori e nei cimiteri. Inoltre, mentre l'onda di calore ha effetti soprattutto su persone anziane, una pandemia colpisce i diversi strati di popolazione e quindi anche i lavoratori del settore funebre e cimiteriale, ma pure quelli amministrativi che devono autorizzare sepoltura, trasporto, cremazione. Per cui, se la preoccupazione per la diffusione del virus dovesse crescere, è necessario valutare in anticipo nei singoli Comuni piani preventivi per garantire l'efficienza dell'intero settore funerario senza attendere che arrivino input dal Ministero della Salute, intento com'è a pensare ai soli effetti sanitari e alle vaccinazioni, o dalla Protezione Civile, purtroppo silente sulla materia".

 
Carmelo Pezzino


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