Saint Paul de Vence, ultima dimora di Marc Chagall

A metà tra arte moderna e medioevo il paese è stato fonte di ispirazione per il pittore russo, che è sepolto nel suo grazioso cimitero.

Questa è la storia di un piccolo paesino romantico situato nel sud della Francia e di uno dei pittori più famosi e audaci: Marc Chagall.

D’altronde chiunque, passeggiando per le stradine strette e tortuose di Saint Paul de Vence, rimarrebbe ammaliato da questo borgo medievale arroccato sulle colline e lo stesso accadde proprio all’artista bielorusso che qui visse in pianta stabile per quasi un ventennio, fino al giorno della sua morte il 28 marzo 1985 e che qui è sepolto nel piccolo e grazioso cimitero cittadino.

Ma andiamo per ordine. Saint Paul de Vence è un borgo incantevole situato nel dipartimento delle Alpi Marittime, non lontano da Nizza, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Un comune di poco più di 3.000 abitanti diventato famoso grazie ai numerosi artisti che nel corso del ‘900 lo scelsero per realizzare le loro opere e ne fecero un importante centro culturale e artistico. Tra questi Paul Signac, Raoul Dufy, Chaïm Soutine, Henri Matisse, Pablo Picasso e, ovviamente, Chagall.

Ma qual è la storia di colui che è considerato uno dei più grandi pittori del secolo scorso? Mark Šagal, questo il suo nome all’anagrafe, nasce il 7 luglio 1887 a Lëzna, in Bielorussia, da una famiglia ebraica. Scopre ben presto il suo innato talento per la pittura ed intraprende gli studi artistici, con grande riluttanza della famiglia, prima nella sua città natale e successivamente a San Pietroburgo. In quel periodo però la vita era tutt’altro che facile per gli ebrei in Russia e così, una volta divenuto noto come pittore, decide di trasferirsi a Parigi per avvicinarsi alla comunità artistica di Montparnasse. La capitale francese era allora un continuo fermento culturale e proprio qui Chagall trova l’ispirazione e dipinge i suoi primi capolavori. Tornato in Russia, saranno prima la Prima guerra mondiale e successivamente la Rivoluzione russa, a cui prende parte attivamente, a tenerlo bloccato in patria per diversi anni. Intanto, nel 1915 si unisce in matrimonio con Bella Rosenfeld, suo grande amore e musa ispiratrice, che ritroviamo in numerosi dipinti, e da cui nasce la piccola Ida.
Il 1923 segna l’inizio di un nuovo cambiamento quando, in netto conflitto con le politiche del governo russo, Chagall riesce a lasciare il paese per trasferirsi a Parigi. Acquisisce la cittadinanza francese, ma il periodo di stabilità è breve poiché è nuovamente costretto a fuggire, questa volta verso gli Stati Uniti, a causa della terribile deportazione degli Ebrei e dell'Olocausto.
Oltreoceano, Chagall inizia a frequentare la comunità artistica fuggita dall'Europa ed espone in numerose mostre, ma deve anche fare i conti con la depressione che lo colpisce a seguito della morte dell’amatissima Bella e da cui si riprende solo grazie al supporto costante della figlia.
Finita la guerra, Chagall fa ritorno in Francia e l’Europa intera gli rende omaggio con mostre personali e riconoscimenti prestigiosi. Dopo l'austerità di quel periodo di devastazione, l’artista riscopre finalmente l’armonia dei colori e nelle sue opere rende omaggio all'amore e alla gioia di vivere.
Stabilitosi definitivamente a Saint Paul de Vence, Chagall conosce Valentina Brodsky, detta "Vavà", che sarà la sua nuova musa ispiratrice, affiancando il ricordo della prima moglie Bella nelle tele dell'artista.
Le richieste di nuovi lavori tra dipinti, vetrate e mosaici si uniscono ai sempre più numerosi ed importanti riconoscimenti, tra cui la nomina a Cavaliere di Gran Croce della Legion d'onore francese.
Dopo una vita lunga e caratterizzata da mutevoli sfumature, tra grandi sofferenze e importanti soddisfazioni sia artistiche che personali, Chagall muore nel 1985 a Saint Paul de Vence.

Il pittore riposa insieme alla moglie Vavà nel piccolo cimitero della cittadina francese. Un luogo senza dubbio affascinante, in cui sembra quasi che il tempo si sia fermato forse anche e soprattutto grazie alla sua collocazione, sulla cima di un’altura e lontano dal vocio dei tanti turisti che si affollano nelle boutique del centro. Immerso nel verde e protetto da piccole mura perimetrali in pietra, dal cimitero si gode di una vista a dir poco mozzafiato su tutta la valle circostante. Un meraviglioso punto panoramico che spazia dalla catena dei monti Baous fino al mare e da cui, nelle giornate limpide, si possono vedere persino le alpi innevate.
Questo borgo è meta ogni giorno di esperti d’arte, intellettuali e numerosi turisti attirati oltre che dalle vedute mozzafiato, dalle tante boutique, gallerie d’arte e botteghe artigiane che spuntano ad ogni angolo. Si ha la sensazione di visitare un vero e proprio museo a cielo aperto grazie al susseguirsi delle originali installazioni artistiche che colorano e danno vita ai vicoli di questo paesino dal fascino provenzale. Ecco la vera essenza di Saint Paul de Vence, un luogo che riunisce in un matrimonio perfetto la dinamicità dell’arte moderna con l’architettura romantica dell’epoca medievale.

Un villaggio che sembra esso stesso parte di un dipinto. Lontano dallo sfavillio modaiolo della costa, è il luogo ideale per tutti gli appassionati di fotografia che tra le sue mura non avranno certamente difficoltà ad immortalare scorci a dir poco perfetti. Ad ogni angolo, infatti, si rimane sorpresi e affascinati dalla cura quasi maniacale di ogni spazio e dai balconi che fanno a gara a chi sfoggia i fiori più belli. Passeggiando per il borgo si capisce fin da subito perché Chagall l’abbia scelto come sua dimora e qui l’artista ha lasciato il suo inconfondibile tocco. Alcune sue opere occupano infatti un posto di rilievo nella collezione permanente della Fondazione Maeght tra cui il quadro autobiografico “La Vita”.

Ringrazio il destino per avermi condotto sulle rive del Mediterraneo”. Così parlava il pittore bielorusso descrivendo quella regione che per lui divenne “casa” dopo essere rientrato in Francia dagli Stati Uniti nel 1948. La Costa Azzurra in quel periodo era un vero e proprio “circolo artistico” in cui Chagall ritrovò la felicità e l’ispirazione e noi ringraziamo Chagall, per l’immenso patrimonio artistico che ha donato al mondo.
 
Nicole Valeria Bisi

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