La nuova edizione del Rito delle Esequie

Il senso della morte e della vita

Nell’ambito della sessantesima assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, i vescovi hanno approvato il nuovo Rito delle Esequie. Si tratta della versione italiana del libro liturgico ufficiale, utilizzato nelle veglie di preghiera e nei funerali. Il testo, che sarà pubblicato dopo la prescritta approvazione della Santa Sede, aggiorna l’edizione del 1974 tenendo conto di alcuni adattamenti suggeriti da trentacinque anni di uso, “facendo tesoro dell’esperienza maturata dopo il Concilio Vaticano II, con uno sguardo attento al mutato contesto socio-culturale e alle esigenze della nuova evangelizzazione” (Benedetto XVI). È noto che la sensibilità culturale prevalente tende oggi a censurare la morte. Il vivace dibattito assembleare, invece, ha ribadito l’esigenza di annunciare la “buona notizia” della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, come primo servizio da rendere a una sensibilità assopita e dissimulatrice, che coinvolge in particolare le giovani generazioni in un processo di rimozione collettiva. D’altra parte, è stato notato che “nascondere la morte e dimenticare l’anima non rende più allegra la vita, in genere la rende solo più superficiale. Contribuire, per parte nostra, a mimetizzare la morte, affinché il suo pensiero non turbi, significa favorire anche pastoralmente un approccio scandito per lo più dalla fretta e dal formalismo”. Per questo occorre aiutare le persone a guardare in modo meno evasivo alla prospettiva della fine, considerandola parte integrante dell’esistenza, con l’intento di sollevare lo sguardo a quanto la speranza cristiana confida al cuore umano. La celebrazione delle esequie, momento largamente partecipato anche da chi non crede o non frequenta abitualmente la chiesa, rappresenta senza dubbio un’occasione privilegiata per questo annuncio di speranza. Di qui la cura che si richiede perché tale momento costituisca una proposta pastorale significativa e coinvolgente, che attesti la vicinanza affettiva della comunità cristiana e insieme l’annuncio di “una vita che va oltre la morte e sfocia nella vita eterna.
Nella nuova edizione del Rito delle Esequie sarà previsto un formulario specifico per quanti scelgono la cremazione. Come è noto, la Chiesa, pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, se non quando è voluta in disprezzo della fede, cioè quando si intende con questo gesto postulare il nulla a cui verrebbe ricondotto l’essere umano. La memoria dei defunti attraverso la preghiera liturgica e personale e la familiarità con il camposanto costituiranno la strada per contrastare, con un’appropriata catechesi, la prassi di disperdere le ceneri o di conservarle al di fuori del cimitero o di un luogo sacro. Ciò che sta a cuore ai Vescovi è che non si attenui nei fedeli l’attesa della risurrezione dei corpi, temendo invece che la dispersione delle ceneri affievolisca la memoria dei defunti, a cui siamo indelebilmente legati nella partecipazione al destino comune dell’umanità.

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