Scambi commerciali e culturali sulla Via della Seta

I popoli dell’Eurasia: Tatari e Buriati tra sciamanesimo, culti animisti e le influenze di altre importanti religioni come l’islamismo e il buddismo.

L’Eurasia è un super-continente. Questo nome è stato proposto nel 1858 per indicare l’insieme dell’Europa e dell’Asia proprio perché i due continenti non sono fisicamente divisi ed appaiono come un’unica massa all’interno del globo terrestre. Le connessioni tra loro sono tante, la prima tra tutte è la Via della Seta che con la sua fitta rete di rotte commerciali, ha messo in contatto l’Asia (la Cina in particolare) con l’Europa. Gli scambi di mercanzie non hanno solamente influito sullo sviluppo economico dei due continenti, ma anche e soprattutto sulla loro visione del mondo, della religione e della ritualità legata al culto dei morti.

Le etnie di questo grande continente nel corso del tempo sono entrate  in contatto con religioni differenti e di conseguenza i Tatari dell'Europa orientale e dell’Asia del Nord hanno accolto la religione musulmana mentre i Buriati della Siberia si sono avvicinati al culto Buddhista. Un elemento comune a questi popoli riguarda la collocazione dei mondi ultraterreni. Secondo l'immaginario collettivo il mondo degli spiriti era collocato sopra la Terra, ed era caratterizzato da diversi cieli che si susseguivano uno dopo l’altro. Per le popolazioni siberiane, ad esempio, esistevano nove cieli sede delle divinità e degli spiriti, il cui rapporto con gli uomini era regolato dagli sciamani. I Tatari invece credevano all’esistenza di sette cieli, proprio perché il numero sette, per i musulmani era il numero perfetto, simbolo dell’abbondanza divina e della totalità dell’universo.

Al contempo il regno dei morti era posizionato sotto la Terra, rappresentato come una copia esatta del regno dei vivi. La sorte dell'anima era decisa dal giudizio post mortem che con grande similitudine con il popolo egizio avveniva attraverso la pesatura della pietra bianca e della pietra nera. Se la pietra bianca era leggera l'anima era salva e poteva volare verso il cielo, altrimenti era destinata agli inferi.

Influenze musulmane nella visione degli inferi dei Tatari

Per spiegare l’idea dell’aldilà propria dei Tatari (o Tartari), popolo di origine turca, bisogna sicuramente considerare la grande influenza della religione musulmana che a sua volta si è arricchita delle credenze sciamaniche provenienti da una cultura più antica.

Subito dopo il decesso si credeva che l’anima fosse sottoposta ad un giudizio, in base alle azioni commesse in vita, da parte di un’assemblea di spiriti eletti che avevano il potere di decidere del suo futuro, Lo spirito degli inferi, Erlik, era immaginato come un mostro o come un essere vecchio e malvagio che spesso teneva in mano un serpente. Egli viveva all'interno di un palazzo collocato sopra un fiume ed accoglieva le anime dei defunti facendole passare su un simbolico ponte. Il percorso per arrivare al suo palazzo era lungo e tortuoso e, secondo la leggenda, solo gli sciamani potevano tornare indietro illesi.

L’influenza dell’Islam è chiaramente visibile all’interno di questa leggenda: il fiume che portava al palazzo della divinità degli inferi ha una grande similitudine con il fiume As-Siraat che nel Corano rappresenta proprio il fiume in cui passano le anime dei defunti che non potranno mai più fare ritorno sulla Terra. La struttura del mondo degli inferi varia a seconda delle tradizioni, le caratteristiche di base rimangono, tuttavia, più o meno le stesse.

Influenze buddiste nella visione dell’aldilà dei Buriati

I Buriati sono una popolazione mongola distribuita tra la Russia, la Mongolia e la Cina. Anch’essi hanno subìto diverse influenze e la religione dalla quale hanno preso gli spunti più importanti è il buddhismo mongolo-tibetano. Anche per questa etnia l’influsso sciamanico è una caratteristica significativa che però si è scontrata duramente con il pensiero buddhista. La loro visione del mondo ultraterreno pullula di una serie di divinità divise tra spiriti, demoni ed entità sacre che restano legate al mondo dei vivi grazie ad un profondo e costante dialogo con lo sciamano; questo rappresenta, nelle varie comunità, la guida delle anime nel mondo dei defunti.

Anche la loro visione è caratterizzata dall’esistenza dei cieli che si sviluppano sopra la Terra e che rappresentano il mondo dell’aldilà. In questo caso, però, le anime non trovano una collocazione statica ma fanno parte di un ciclo di reincarnazioni dettato dal corretto comportamento e dalle buone azioni praticate in vita. Le anime possono reincarnarsi in umani o animali, a seconda del tipo di morte che hanno avuto e dell’assiduità con la quale hanno venerato i propri antenati. Le anime dei defunti che non hanno portato a compimento cicli positivi, rimangono sulla Terra sotto forma di spiriti vaganti. Un elemento interessante riguarda come, nello stesso gruppo etnico, riescano a coesistere visioni diverse e molto articolate della vita ultraterrena.

Studiando le religioni dei vari popoli ed indagando in particolare sulla loro visione della morte, è sempre più evidente come i pensieri propri delle varie culture si accavallano e si compenetrano per il bisogno di risposte su un mistero che non può trovare una spiegazione razionale.
 
Miranda Nera


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