Spettacolo e cultura molto alternativi

La saga di "Quando la ruota gira controvento"

Una scelta originale è diventata realtà nei teatri del Nord Italia. È spettacolo, ma non soltanto. È una iniziativa di “Terapia d’Arte”, associazione che annovera artisti abili e disabili che si sono ritrovati attorno ad un problema sociale niente affatto secondario: l’autogestione lavorativa di persone afflitte da gravi forme di handicap motorio non per colpa o per scelta, ma per malaugurata sorte.
La trama è quanto mai originale. Sul palco, stravagante anticamera di un bizzarro paradiso, due disabili si incontrano, morti da poco, ma ancora in carrozzina. La prospettiva non è delle migliori: trascorrere l’eternità da invalidi è antibiblico, è terribile. La causa della mancata guarigione è burocratica, da ricercare in una serie di conflitti di potere e in problemi di accoglienza che, recentemente, hanno trasformato l’eden in un facsimile di tutte le distorsioni dell’apparato sociosanitario. Un problema quanto mai di attualità. La situazione si sviluppa in maniera ilare e grottesca: i due cercano di far valere le proprie ragioni, districandosi attraverso una serie di pregiudizi e di conflitti istituzionali che hanno reso ingovernabile anche il paradiso. Si rivolgeranno a un Dio stanco e deluso in cerca di una ragionevole soluzione.
Il titolo della commedia già ne traccia le linee: “Quando la ruota gira controvento si viaggia per il cosmo nel segno degli angeli in lotta sindacale”. È uno spettacolo che ha sorpreso il pubblico di ogni piazza in cui è stato rappresentato, andando in scena con vitalità dal 2008 fino al 2012 … pur essendosi sviluppato in un panorama di allegorica morte. Il primo, imbarazzante impatto con i due invalidi, Carlo Mariano Sartoris e Luciano Marchisio, limitati nei movimenti e imperfetti nella dizione, si dissolve nella autenticità della recitazione “a soggetto”, nella capacità di raccontarsi con una autoironia che invita alla riflessione e che strappa risate a scena aperta, nella interazione con gli altri stralunati personaggi di un paradiso modellato sulla realtà terrena. Alla fine, i due tenteranno la fuga.
Il successo dello spettacolo ha generato, alla fine del 2012, la seconda puntata di una saga apprezzata per la sua profonda leggerezza e che non lesina di intercalarsi con sviluppi e con distorsioni dell’attuale momento storico, dialogando anche con il pubblico, con coloro che “afflitti da normalità”, sono anch’essi vittime di occulte manipolazioni e della decadenza del nostro sistema socio-culturale-produttivo, origine di una crisi economica per molti versi sospetta, ma che ha coinvolto tutti. La nuova commedia, “l’Ospizio nello spazio”, ripropone il gruppo di eroi confinato in una ipotetica casa di cura fuori dall’orbita terrestre, gestita da un gruppo di medici  non propriamente integerrimi. Ma, lontano dalla Terra e dalle sue consuetudini, la diversità non è più tale. L’ospizio è l’isola che non c’è, dove “divertirsi malandato non è colpa né peccato”. Nello spazio i disabili cantano, si amano senza mezzi termini, si divertono, lanciano messaggi di vitalità e di appartenenza che lasciano il pubblico a ragionare più su se stesso che non sulle pur visibili disgrazie altrui. I testi esperti e pungenti di Carlo Mariano Sartoris, sono gestiti dalla frizzante regia di Maurizio Ferrero.
 
Claudia Grassi


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