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IL ROMANICO e le CRIPTE

I MONASTERI E I PELLEGRINAGGI
Nel periodo medioevale sono almeno tre i grandi fenomeni che hanno fortemente caratterizzato la civilizzazione ed il diffondersi dell'architettura romanica: l'influenza normanna, i pellegrinaggi e il diffondersi degli ordini monastici. All'inizio del secolo XI i normanni, intelligenti e vigorosi vichinghi che vivevano nella Francia del Nord da più di cento anni, erano divenuti non solo francesi e integrati nel sistema feudale, ma anche protettori degli ordini monastici e delle grandi corporazioni dei maestri muratori.
La civiltà cui avevano dato vita si estendeva su gran parte del mondo occidentale, a sud fino alla Sicilia e a nord fino all'Islanda, ed il romanico normanno divenne un coerente sistema strutturale, il cui influsso può essere considerato secondo soltanto alla tradizione costruttiva ereditata dall'impero romano.
Il pellegrinaggio fu l'altro grande fenomeno che contribuì all'evoluzione dell'architettura romanica. L'Europa non aveva ancora una rete di grandi vie, ma già nell'844 si parlava di Santiago di Campostella, nella Spagna nord occidentale, luogo di culto e frequentazione popolare. Una generazione più tardi, i pellegrini, organizzati in comitive di duecento alla volta, vi affluivano attraversando le strade della Francia; partivano da Arles, Le Puy, Vézelay, St. Denis e Chartres, sedi di famosissime chiese, per convergere infine in Spagna. Contemporaneamente si assisteva al risveglio spirituale del mondo monastico con la fondazione di nuovi ordini: i più importanti furono i cluniacensi prima (dal nome del monastero benedettino di Cluny, nella Borgogna meridionale, dal 910) e i cistercensi (dall'abbazia di Cîteaux) poi, fondati fra il 1080 e il 1120. La regola benedettina esercitò un fortissimo influsso civilizzatore sull'Europa, non per ultimo nel campo dell'architettura e, allo stesso modo, più tardi lo stile delle costruzioni cistercensi si impresse su vasta scala nelle successive realizzazioni dei monaci di tutta Europa. Con il sorgere delle grandi chiese nei monasteri e nelle nascenti città prese forma quindi una nuova architettura, dallo stile oggi noto col nome di romanico. Quest'ultimo riprese dalla concezione costruttiva e tipologica romana tre caratteristiche fondamentali: la lunghezza dell'aula basilicale, le volte a crociera delle terme e, in generale, l'arco a tutto sesto. Questi tre elementi strutturali si unirono dando vita ad un nuovo tipo di costruzione: robusta, articolata, pesante, logica e nondimeno mistica.
Il monumento romanico per eccellenza è la chiesa cattedrale, immagine vivente del sistema. È vivente perché, oltre che luogo di culto, è anche "basilica" nel senso romano, luogo dove la comunità si raccoglie a consiglio, dove talvolta si trattano gli affari. Vi sono cattedrali fortificate, dove la cittadinanza si raccoglie sotto la protezione del vescovo, nel caso di minaccia di invasione e saccheggio. La cattedrale è il monumento civico per eccellenza, perché vi si conservano le memorie storiche delle imprese gloriose e le spoglie degli uomini illustri. Oggi non è facile immaginare che cosa potesse significare allora per il popolo una chiesa. Era spesso l'unico edificio di pietra entro il raggio di parecchie miglia, l'unica costruzione notevole, ed il suo campanile era un punto di riferimento per quanti venivano da lontano. Durante le funzioni religiose quotidiane o nelle occasioni di festa gli abitanti del villaggio vi si potevano incontrare, e il contrasto fra l'alto edificio e le abitazioni umili e primitive in cui essi trascorrevano la vita doveva essere schiacciante. Si comprende come l'intera comunità si interessasse alla costruzione delle chiese e si inorgoglisse della loro ricchezza. Dal punto di vista economico, l'erezione di una cattedrale, che durava per anni, doveva certo trasformare e coinvolgere una intera città. L'estrazione e il trasporto della pietra necessaria, la preparazione delle impalcature, l'impiego di artigiani erranti che recavano storie di lontani paesi, tutto costituiva un vero e proprio avvenimento in quell'epoca remota.

LA CRIPTA
"Sanguis martyrum, semen christianorum". Caratteristica delle chiese romaniche è la cripta, che assume un ruolo essenziale nel culto e nella composizione dell'edificio. Il termine cripta proviene dal latino crypta, sotterraneo, che è a sua volta derivato dal verbo greco che significa nascondere e anche seppellire; indica uno o più ambienti sotterranei che, in un edificio di culto, sono generalmente situati al di sotto dell'area presbiteriale. I primi cristiani chiamavano cryptae i locali ipogei più vasti che si aprivano lungo le gallerie delle catacombe e che servivano anche da cappelle; nelle basiliche paleocristiane la cripta era invece un piccolo ambiente ricavato sotto l'altare maggiore e collegato alle navate laterali da corridoi anulari sotterranei, terminanti in rampe di scale.
Dai secoli VIII e IX tuttavia la cripta assunse i caratteri di una vera e propria cappella sotterranea, anche di notevole ampiezza. La ragione che fece introdurre questo ambiente sotterraneo nell'organismo ecclesiastico (quando esso non sia proprio il sacello del martire su cui è poi stata edificata la chiesa) va ricercata dunque nella sempre crescente devozione per le reliquie, poste al di sotto o dentro all'altare maggiore. Una più viva devozione nei confronti delle spoglie dei santi e dei martiri, spesso traslate dagli antichi cimiteri alle nuove chiese, faceva accorrere, come abbiamo ricordato in precedenza, moltitudini di fedeli da ogni parte d'Europa.
Infatti, la religione ufficiale non dimenticò mai a che prezzo e su quali testimonianze sanguinose era fondata la sua affermazione: unica al mondo, la Chiesa Cattolica conferisce ai suoi figli più meritevoli, a quelli che chiama "i confessori di Cristo e della Fede", il titolo di Santi, consacra l'eccellenza delle loro virtù e trasmette il loro esempio ai posteri. Le loro tombe divennero così oggetto di devozione popolare e di pellegrinaggi; l'insicurezza e gli stenti del periodo avevano infatti attribuito a Santi e martiri un forte potere di attrazione e di intercessione. Per proteggere queste tombe, indicate con il nome di martyria, si eressero al di sopra di esse delle basiliche.
Le dimensioni ridotte delle cripte e la pianta chiusa non permettevano però la sosta e il deflusso di numerose persone. Presto si trovò quindi una nuova soluzione che prevedeva la discesa ad un corridoio trasversale all'asse della chiesa, dal quale si accedeva agli ambienti sotterranei che in genere coincidevano con l'area absidale. Il percorso si concludeva con una risalita, opposta, in genere, alla scala di discesa. Il successivo utilizzo delle cripte anche come oratori impose l'ingrandimento dell'area sotterranea e indusse a rendere più accogliente questo ambiente. Questo secondo scopo fu raggiunto facendo in parte emergere dal suolo la cripta, in modo che l'ambiente sotterraneo potesse ricevere anche un po' di luce. Fu innalzato quindi il pavimento del presbiterio, facendolo reggere da una serie di colonne che, contemporaneamente, articolarono lo spazio della cripta sottostante. In epoca romanica e gotica queste cripte, che in origine erano limitate alla zona absidale, crebbero rapidamente di dimensioni fino ad occupare l'intera superficie della chiesa, come ad esempio nel duomo di Chartres.
Nel corso del tempo si sono sviluppate differenti tipologie di cripta. Inizialmente vediamo la cripta anulare, costituita da un semplice corridoio con volta a botte. Disposta a semicerchio sotto l'abside, essa circondava la tomba del martire; questa, generalmente, era in corrispondenza con il soprastante altare maggiore e collegata a questo da un'apertura. Insieme alla cripta anulare si diffuse un'altra tipologia di struttura architettonica sotterranea, la cripta a galleria. Questa consisteva in più vani contigui, di forma rettangolare, coperti con volte a botte e collegati da un corridoio trasversale. L'origine di questo tipo di cripta è da ricercarsi nelle tombe a camera delle catacombe, assai venerate perché conservavano un gran numero di ossa dei martiri. Più articolata è la cripta a navate, il cui antesignano può essere identificato nella cripta di S. Maria in Cosmedin a Roma. Di particolare importanza, per questa tipologia, è la cripta della chiesa di St. Philibert, a Tournus in Borgogna. Questa ha un ambulacro voltato a botte e cappelle disposte a raggiera, dove due file di snelle colonne sostengono il soffitto del presbiterio con rozze volte a crociera. Al di sopra della cripta, al piano della chiesa, è ripetuta la stessa disposizione. Il significato di questa evoluzione è notevole: qui troviamo, infatti, in una forma che si direbbe pienamente sviluppata fin dal suo primo apparire, la raggiera di absidi alla francese.
La ragione delle cripte complesse, nate con l'aggiunta di cappelle, è data dal desiderio delle persone notabili di essere sepolte accanto alla tomba di un santo protettore, cosa che arricchiva il prestigio della famiglia. Nelle epoche successive, però, gli ambienti a cripta tornarono ad essere elemento marginale, o scomparvero del tutto, salvo quando, con l'intenzione di riaffermare l'autenticità storico-dottrinale del culto delle reliquie, alla fine del secolo XVI si è sovente proceduto al rinnovamento, ampliamento ed arricchimento decorativo delle antiche cripte delle basiliche e dei santuari. Nate invece per la celebrazione delle dinastie regnanti, altre famose cripte funerarie si trovano ad esempio nella chiesa dell'Escorial di Madrid, o nella Basilica di Superga o ancora nella Cripta dei Cappuccini a Vienna.

LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI
La cripta con le spoglie degli imperatori austro-ungarici si trova a Vienna, sotto la chiesa dei Cappuccini e collegata ad un convento; fu costruita negli anni dal 1622 al 1632 dall'imperatore Matthias e dall'imperatrice Anna. Era riservata ai membri della famiglia regnante dell'Austria, la casa d'Asburgo (e Lorena), i cui defunti vengono sepolti nella cripta fin dal 1633.
La cripta, più volte ampliata a partire dal XVII secolo, contiene 138 sarcofagi. Vi sono sepolti, tra gli altri, l'imperatrice Maria Teresa, il suo consorte l'imperatore Francesco I di Lorena e il loro figlio Giuseppe II. La tomba più toccante è quella di Francesco Giuseppe I, l'ultimo imperatore qui sepolto (1916), affiancato dalla moglie Sissi e dal figlio Rudolf, morto suicida.
Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach (1837-1898), conosciuta come Sissi, fu Duchessa di Baviera e poi Imperatrice d'Austria e Regina d'Ungheria. Figlia del Duca Massimiliano di Baviera e della principessa Maria Ludovica, Sissi aveva vissuto serenamente l'infanzia nel castello paterno di Possenhofen.
Il 24 aprile 1854 il venticinquenne Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria, sposava Sissi a Vienna nella Chiesa degli Agostiniani. Costretta a vivere secondo il rigido cerimoniale di corte spagnolo nella residenza imperiale viennese, che lei definiva "una prigione dorata", Sissi condusse una esistenza malinconica, che si concluse tragicamente nel 1898 a Ginevra per mano dell'anarchico italiano Luigi Lucheni che la colpì a morte con un pugnale. A 62 anni la vita di Sissi si spense e iniziò il mito di una donna che aveva mostrato tutte le inquietudini tipiche della donna moderna, senza timore. Avrebbe voluto essere sepolta con un semplice rito in riva al mare a Corfù.
Invece giacque, quasi imprigionata, nella Cripta dei Cappuccini. La sepoltura avvenne il 17 settembre 1898 con una solenne cerimonia cui parteciparono i sovrani di tutto il mondo. Fin dall'alba molta gente si era raccolta nei pressi della Cripta. Numerose le delegazioni dei Paesi dell'Impero, fra cui quella ungherese, che lamentò il fatto che sulla bara vi fosse solo l'iscrizione di "Elisabetta, imperatrice d'Austria": così, durante la notte, venne aggiunta quella di "regina d'Ungheria". Secondo un antico rito il frate cappuccino, che precedeva la bara, bussò tre volte annunciando: "Chiede di entrare Elisabetta Amelia Eugenia di Wittelsbach, imperatrice d'Austria e regina d'Ungheria".
Dall'altra parte per ben due volte ci fu silenzio. Allora il frate disse "Chiede di entrare un povero peccatore", e la porta si aprì. La cripta dei Cappuccini ha dato il proprio nome ad un celebre romanzo dello scrittore austriaco Joseph Roth, scritto nel 1938 sulla fine di un'epoca e sul rimpianto per il tempo perduto. Nel romanzo, Francesco Ferdinando Trotta, erede di una famiglia nobilitata dall'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, descrive la sua vita dissipata nella Vienna alla vigilia della prima guerra mondiale, poi della fine dell'impero e del violento dopoguerra. E, prima che i nazisti entrino nella capitale, scende nella cripta dei Cappuccini e confessa il fallimento della sua vita. Il giovane Trotta è il simbolo di un mondo decadente che assiste impotente alla sua dissoluzione.
 
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