Rituali funebri islamici (II parte)

Continua il viaggio nel mondo musulmano con una interessante descrizione dei rituali che vengono seguiti alla scomparsa di un menbro della comunità.

Dopo aver percorso, nel precedente articolo, una indagine generale sulla diffusione della religione musulmana nel mondo e sulle problematiche che possono insorgere nelle nostre comunità per poter rispettare, al momento della morte, i dogmi religiosi previsti dal Corano e, in particolare, come poter affrontare e risolvere la delicata questione di creare spazi cimiteriali dedicati, vediamo ora nel dettaglio quali sono i momenti rituali che accompagnano il decesso di una persona cara.

Il decesso

Tutto inizia già durante il periodo di agonia (nel caso ovviamente che una persona termini la sua esistenza terrena a causa di malattia). I parenti o gli amici presenti accoglieranno gli ultimi desideri e raccomandazioni del morente tranquillizzandolo e confortandolo nello stesso tempo. Il cambio di posizione dell'agonizzante come per orientarlo sulla Qibla (la direzione verso la Mecca) o la recita di versetti del Corano, pur non previsti dalla Sharia, sono accettati così come la recita a voce bassa della Shahàda, la testimonianza di professione di fede con cui il fedele musulmano dichiara di credere in un Dio uno e unico e nella missione profetica di Maometto, a cui anche il morente viene incoraggiato ad unirsi.
Al momento del trapasso (l'ultimo respiro corrisponde all'istante in cui l'anima abbandona il corpo) gli occhi vengono chiusi con un movimento della mano dall'alto verso il basso, la bocca e le mascelle si congiungono delicatamente utilizzando una benda larga. Le gambe sono riunite in modo simile e le spoglie vengono ricoperte con un lenzuolo, di preferenza bianco. I presenti reciteranno una supplica (Dua) ad Allah perché perdoni i suoi peccati.
A questo punto qualcuno deve attivarsi immediatamente non solo per organizzare quanto prima i funerali, ma anche per saldare i debiti del defunto ricorrendo ad una colletta presso i parenti nel caso in cui le risorse economiche dello scomparso non siano sufficienti. Chi muore non deve lasciare debiti. Non è sempre il caso dalle nostre parti!

Il lavaggio rituale (Ghusl)

Il Ghusl, ovvero il lavaggio rituale, è un precetto esaurientemente codificato dalla Sunnah, il codice di comportamento mutuato dalle consuetudini in ossequio con le disposizioni del Corano. Deve essere eseguito da familiari o amici intimi adulti, dello stesso genere dello scomparso (salvo nel caso degli sposi o di genitori con i figli e viceversa) il più rapidamente possibile al massimo entro qualche ora dal decesso. Gli esecutori avranno fatto essi stessi un lavaggio rituale prima di procedere. Durante il Ghusl il corpo del defunto viene lavato e pulito a fondo per renderlo presentabile. Coperto da un tessuto sull'avrah, la parte del corpo da nascondere secondo la Sharia, viene posto su di un tavolo con la testa e la parte superiore del tronco leggermente sollevati per permettere all'acqua calda saponata di scorrere verso il basso. Grande attenzione viene portata nell'eliminare ogni impurità. Lo stomaco verrà premuto leggermente per evacuare gli eventuali residui. Si procede dalla testa agendo prima sulla parte superiore destra e poi su quella di sinistra. Lo stesso avviene per il resto del corpo sempre iniziando dalla destra. I lavaggi vengono fatti in numero dispari e all'ultimo si aggiunge della canfora o qualche profumo. La mano sinistra del defunto viene appoggiata sul petto e la destra sopra di essa in una posizione simile a quella della preghiera.
In mancanza d'acqua o quando vi sia il pericolo di deteriorare ancor più il corpo del defunto (ustioni estese, incidenti etc.) oppure in assenza del coniuge o di altra persona dello stesso sesso si ricorrerà alla "abluzione secca" (Talammum). Colui che esegue il lavaggio, dopo aver posto i palmi della mano su una superficie secca qualsiasi (sabbia, terra, tappeto...) sfregherà con esse il volto e le mani dello scomparso. Nel caso estremo in cui si abbia a che fare con una sola parte del corpo (un braccio, una testa....), ad esempio dopo un terremoto, un attentato od altra catastrofe, le parti in questione saranno trattate come il corpo intero.

L'avvolgimento nel sudario

L'avvolgimento è un dovere della comunità (Fard Kitaia). Il sudario è costituito da un semplice lenzuolo preferibilmente di cotone bianco, di grandezza sufficiente per avvolgere il corpo. I tessuti usati sono piuttosto modesti, quanto di più normale ed usuale mai in nessun caso di seta od altro filato costoso. Gli uomini vengono avvolti in tre sudari bianchi, le donne in cinque. Il defunto può rimanere in tale stato per varie ore per permettere a chi lo desidera di raccogliersi e presentare le condoglianze alla famiglia. I lenzuoli sono tenuti chiusi da cinture in tessuto che saranno tolte al momento della messa in terra.
Come già detto i funerali dovrebbero svolgersi il più rapidamente possibile, anche in giornata, tanto più che la tanatoprassi, così come la cosmetica, è vietata e potrebbero liberarsi in breve tempo cattivi odori, tenuto anche conto della temperatura solitamente elevata dei Paesi musulmani. Laddove sia richiesto un minimo di 24 o più ore prima di poter procedere al funerale, si potrà approfittare di tale lasso di tempo per ascoltare un sermone sui doveri verso Allah ed il prossimo, per leggere il Corano ed ascoltarne la lettura anziché darsi a dei viavai inopportuni o, peggio ancora, a delle chiacchiere futili che non si addicono alle circostanze.

La preghiera funebre (Salat al-Yanazah)

La preghiera è l'occasione che la comunità ha di pregare per il perdono del defunto e può aver luogo in una moschea, in una casa funeraria oppure in una sala del camposanto. Nel caso della moschea la preghiera non deve farsi nella masjid (la moschea vera e propria) ma in un ufficio della stessa, in una sala di riunione o nel cortile.
La bara (che servirà solo per il trasporto al cimitero e che potrà venire riutilizzata) viene posta davanti all'imam (guida religiosa) che conduce l'orazione che comprende la glorificazione e le lodi ad Allah, le benedizioni sul profeta e le invocazioni in favore del defunto e dei viventi. In pratica vengono recitate quattro Takbir ("Allah akbar"- Dio è grande..) senza peraltro inchinarsi (Ruku) nè prostrarsi (Sujud). Il primo, quello di apertura è il "Takbirat il Ihrám" con la recita di Al Fátiha; il secondo con il Salatul Ibrahima; il terzo comporta una supplica per il defunto ed il quarto precede una supplica generale ed estesa che si conclude con una o due Taslima ("Assalamu 'Alaikum"- la pace sia con voi). Tale preghiera è atipica in quanto si recita in piedi (senza quindi, come visto sopra, inchinarsi o prostrarsi) e con le scarpe ai piedi a meno che questi non poggino su di un tappeto.
Il feretro viene posto al suolo in posizione perpendicolare alla Quibla (la direzione verso la Mecca). L'imam che conduce la preghiera sta dietro ad esso e precisamente dietro alla testa del defunto qualora si tratti di un uomo o all'altezza della metà del corpo nel caso di una donna. Gli astanti rimangono in piedi, in file successive, alle spalle dell'imam. Nella prima prende posto il maschio col rapporto di parentela più vicino al defunto. In quelle successive gli altri uomini adulti, poi i più giovani e da ultimo le donne.
Tutti i presenti avranno effettuato il lavaggio rituale (come lo si fa regolarmente prima di entrare nella moschea) o, non potendo farlo, ricorrendo al Talammum come visto sopra. Al termine dell'orazione l'officiante girerà la testa verso destra oppure prima verso destra e poi a sinistra. Chi, arrivato in ritardo, avesse perso una parte della preghiera seguirà l'imam fino alla fine ma dovrà completare le quattro Takbira. Se il feretro viene traslato prima di tale completamento si considera che tutto quanto recitato fino a quel momento sia sufficiente. Mirabile esempio dì pragmatismo!

Il corteo funebre (Tashii al Yanazah)

Si tratta di un momento di dignitosa separazione da un membro della comunità e il rispetto per i defunti trascende i limiti confessionali tant'è vero che certi compagni del Profeta (Maometto) si alzavano e rimanevano in silenzio al passaggio di un corteo funebre sia che il deceduto fosse musulmano o di altra religione. Durante la processione il silenzio degli accompagnatori è di rigore. Si considera che questo sia il momento di fare un esame di coscienza meditando sul significato della morte e sul carattere effimero della vita senza dimenticare che un giorno tutti verranno trasportati e renderanno conto del loro agire davanti ad Allah.

L'inumazione

Il corpo, senza bara né oggetti di valore, viene calato delicatamente in una fossa profonda di 1.45 metri. Essa dovrebbe avere angoli retti ed essere perpendicolare alla Quibla. Il corpo viene deposto ruotandolo in posizione laterale in modo che il volto sia rivolto verso la Mecca.
Si ribadisce il concetto che il lusso, anche per ciò che riguarda la tomba, sia assolutamente da biasimare. La filosofia che presiede tutte queste limitazioni evidenzia il fatto che l'Islam privilegia la praticità e l'utilità. Le risorse della terra devono servire al bene comune dei vivi. Ogni spesa, così come ogni palmo di terra devoluta senza necessità ai defunti, va a scapito di chi rimane. La fossa ha un carattere eminentemente funzionale servendo a proteggere il corpo da ogni aggressione esterna fino all'assorbimento totale in terra.
Per evitare di camminare sulla tomba o di sedervicisi sopra, vengono posti dei marcatori tombali non più alti di 30 cm. Anch'essi sono di estrema semplicità in conformità al precetto che rifiuta il lusso in tale frangente.
Nelle culture medio-orientali le donne dovrebbero evitare di partecipare al corteo e all'inumazione anche se altre comunità lo consentono. Ciò si deve al fatto nell'Arabia pre-islamica i lamenti erano ammessi. Anzi, le famiglie ricche noleggiavano le prefiche. L'Islam invece non ammette le lamentazioni. Come dire che tale prerogativa, quella di lamentarsi, è tipicamente femminile. Nulla di nuovo sotto il sole!
Tre sfere di terra fatte a mano, della taglia di un pugno vengono preparate dagli operatori funebri. Sono usate come puntelli e vengono poste rispettivamente sotto la testa, sotto il mento e sotto la spalla. La calata del corpo viene fatta dal parente maschio più vicino. Dopo che gli affossatori l'avranno posizionato correttamente tutti i presenti getteranno tre pugni di terra recitando un versetto del Corano che ricorda che terra siamo e terra ritorneremo per poi rinascere. L'altezza del tumulo non eccederà il palmo di una mano.
La cerimonia, sotto la supervisione del maschio più anziano, si conclude con il riempimento della fossa dopo che degli elementi lignei o di pietra sono stati posti sopra al defunto per evitare che la terra cada direttamente sul corpo. In certe zone del sud-est asiatico chi rimane sparge sulla sepoltura (occhiolino al buddismo!) fiori o acqua di rose profumata. Seguiranno poi visite periodiche accompagnate da preghiere e riflessioni sulla nostra sorte finale.

Il lutto

Il Corano stabilisce che i parenti osservino un lutto di 3 giorni consacrato, con una devozione ancor più intensa, al ricevimento di visite di condoglianze. Durante il lutto ci si deve astenere dall'indossare abiti appariscenti o dallo sfoggiare gioielli od altri ornamenti.
Le vedove osserveranno un periodo di lutto prolungato (Iddah) di quattro mesi e dieci giorni. In tale lasso di tempo non possono risposarsi o avere relazioni con un possibile futuro marito (na mahram) a cui spesso si pensa abbastanza in fretta soprattutto per ragioni economiche. Lo scopo di tale regola è quello di confermare che la vedova non sia incinta del defunto. Una eccezione che consente un rapporto con il futuro marito è prevista in seguito ad un'urgenza medica. I mariti invece possono risposarsi dopo tre giorni!
Durante il lutto le espressioni di dolore ed il pianto sono normali ed accettabili. Esse devono tuttavia rimanere improntate alla dignità senza quindi darsi ad alti lai, urlare, battersi il petto ed il volto, strapparsi i capelli o gli abiti, graffiarsi la faccia o dicendo parole che potrebbero diminuire la fede di un buon musulmano.

Donazione d'organi, autopsia e tanatoprassi

La donazione degli organi è ammessa. Il Corano insegna che "chiunque salvi la vita di una persona è come se salvasse la vita di tutta l'umanità". In caso di dubbio si consiglia di rivolgersi ad un imam o ad una impresa funeraria musulmana. Le autopsie non sono accettabili essendo viste come una dissacrazione del corpo. Quasi sempre le famiglie ne rifiutano l'esecuzione. Come già osservato la tanatoprassi e la cosmetica non sono ammesse a meno che non sussista un obbligo legale. Esistono quindi forti difficoltà per trasportare una salma da un Paese all'altro tanto più che, lo ripetiamo, la sepoltura deve avvenire il più rapidamente possibile. Molti musulmani, soprattutto statunitensi, chiedono di venir sepolti nei Paesi d'origine anche se ciò è in opposizione alla Sharia. Ciononostante alcune comunità religiose ammettono sottovoce il trasporto dei defunti il che sta a significare che anche l'Islam non è così monolitico come si potrebbe immaginare e che in definitiva, fatto da uomini per gli uomini, esso rispecchia la natura umana con tutte le sue sfaccettature ed emozioni.
 
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