In India

Riti funebri complessi e molteplici

Nel nostro immaginario viaggio alla scoperta di usanze e di cerimonie di commiato officiate da diverse popolazioni approdiamo questo mese in India, subcontinente che offre una enorme varietà di culti e di credenze per cui risulta difficile parlare di un atteggiamento comune riguardo ai riti funebri. I musulmani seguono quanto scritto dal Corano, i buddisti si rifanno alle tradizioni tibetane, seppur talvolta con notevolissime differenze, gli induisti, da sempre ritenuti i rappresentanti più emblematici della cultura indiana, offrono un corpus variegato di tradizioni originali che si tramanda da moltissimi secoli e che, di volta in volta, ha accolto influenze derivate da molteplici religioni.

La credenza della rinascita è alla base della tradizione religiosa indiana; essa segna l'obbligo, per tutte le anime che non hanno completato il proprio ciclo di vita, di ritornare a vivere, in modo da poter apprendere direttamente quale sia la vera natura del mondo. Per chi muore dopo aver commesso crimini o misfatti, il destino riserva una vita ad essi commisurata: un uomo può rinascere povero o in forma di animale, se si è macchiato di colpe particolarmente gravi. Il rito funebre segna per gli induisti il passaggio da una ad altre forme di vita; il morto viene purificato, avvolto in una veste nuova o pulita, in particolare un sudario bianco se uomo, oro-arancione se donna, ornato di fiori, e poi trasportato al crematorio con l'accompagnamento di canti e di preghiere. In seguito la salma viene nuovamente purificata e posta sulla pira. Spetta al figlio maschio maggiore, o a un parente stretto, il compito di accendere il fuoco. Alla fine le ceneri vengono raccolte e spesso disperse nelle acque di un fiume sacro. Benares, sulla riva sinistra del Gange, è una delle principali capitali religiose, meta di pellegrinaggi fin dal VII secolo avanti Cristo. Ampie scalinate, i ghat, permettono ai pellegrini di immergersi e di purificarsi nelle acque. Qui, ogni mattina, si scende in preghiera e, in occasione dei funerali, si officiano i riti sacri di cremazione.

Il processo di reincarnazione o la trasmigrazione delle anime è detto samsara, mentre i vantaggi o gli svantaggi morali, che sono conseguenza della propria condotta di vita, sono definiti karma. La profonda convinzione che esista un'altra vita dopo la morte per tutti gli esseri umani è espressa, nella tradizione indiana, mediante i riti funebri della cremazione, pratica dai costi molto elevati in quanto occorre molta legna; chi non se lo può permettere sarà destinato a bruciare solo in parte e i suoi resti saranno facile preda degli animali randagi. Non è insolito assistere ad atti di sciacallaggio nei confronti di ciò che rimane dei cadaveri: la povera gente setaccia il fiume in cerca degli avanzi con la speranza di trovare capsule d'oro di denti rifatti o gioielli preziosi lasciati sul corpo del defunto. La tradizione impone regole ben precise per la cremazione: le donne in gravidanza, chiunque sia stato morsicato dal cobra e i bambini sotto i dieci anni non verranno mai bruciati, ma i loro corpi saranno abbandonati al largo, in balìa delle acque del fiume.

Anche il Buddismo è a favore della cremazione poiché è considerata il mezzo migliore per liberarsi dei resti umani, ma soprattutto perché lo stesso corpo di Buddha fu cremato nel VI secolo avanti Cristo. Si ritiene, infatti, che il distacco dell'anima dal corpo sia un processo graduale e che finché il cadavere è ancora integro, ossia prima della cremazione, sia possibile intervenire sul karma dell'anima del morto con l'assistenza dei vivi. Per questo è usanza diffusa la recitazione di testi sacri, come i Veda, in presenza del defunto. Tradizionalmente i riti funebri tibetani prevedono la sistemazione dei cadaveri nell'acqua, la loro sepoltura o il loro smembramento per essere gettati in pasto agli animali selvaggi. Il rito più importante è senza dubbio quello della recitazione del Bardo Thotrol (Libro Tibetano dei Morti); questo testo fornisce una serie di istruzioni sui sei metodi di liberazione, intesa come il contatto per raggiungere la pace interiore: attraverso l'udire, attraverso l'indossare, attraverso il vedere, attraverso il ricordare, attraverso il gustare e attraverso il toccare.

Nel Sikkim e nell'Himalaya del sud i buddisti considerano la morte come un processo naturale attribuibile alla volontà divina; di conseguenza il sikhismo si oppone a ogni manifestazione smodata del dolore durante i riti funebri e viene scoraggiato il culto dei morti tramite lapidi e immagini, in quanto il corpo è ritenuto un mero involucro dell'anima. In genere si celebrano una prima serie di cerimonie per il defunto all'interno dell'abitazione, mentre altre vengono officiate fuori dalla casa dai sacerdoti Mun, che rappresentano una antica tradizione del Paese. I monaci, con pratiche fisiche e con la meditazione, si accostano all'essenza del mondo e insegnano ai vivi quali siano gli atteggiamenti migliori per non tornare a vivere. Essi predicano insegnamenti incentrati sulle pratiche di annullamento della personalità, in favore di un atteggiamento personale di accettazione del dissolvimento del proprio essere.

La complessità e la molteplicità dei riti praticati in India rende, dunque, difficile un discorso omogeneo; in ogni caso è bene ricordare che le tradizioni religiose di qualsiasi tipo vengono officiate con particolare spirito di devozione da parte dell'intera popolazione indiana. Se da un lato si potrebbe obiettare l'eccessivo rigore nel rispetto delle credenze religiose antiche, occorre ricordare che anche in un paese come l'India, spesso indicato come simbolo di arretratezza e di povertà, esiste una consapevolezza della modernità e del progresso che dilagano, anche in campo religioso. È proprio un crematorio indiano che ha deciso recentemente di andare incontro ai suoi clienti con un'offerta di servizi all'avanguardia; propone, infatti, di filmare i funerali e di diffondere le immagini in diretta su internet, con lo scopo di permettere alla famiglia del defunto, geograficamente distante, di poter assistere alla cerimonia. Il sito, temporaneamente battezzato Mokshadam.org, che in sanscrito significa "la dimora del saluto", è operativo dal giugno 2005 e offre esclusivamente servizi a pagamento per i membri registrati; tra le varie possibilità, è prevista anche la presentazione delle proprie condoglianze on line e la possibilità di discutere con gli altri partecipanti al funerale. È una novità che sembra totalmente discostarsi dalle peculiarità dei riti tradizionalisti delle varie religioni indiane, ma che al tempo stesso fa i conti con la realtà quotidiana della tecnologia e della globalizzazione. Un tempo, forse non tanto distante, per i praticanti sarebbe stato impensabile partecipare a cerimonie religiose senza essere presenti, oggi le nuove tecnologie ci consentono di superare i limiti di tempo e di spazio ed è affascinate pensare come in fondo tutte le religioni possano avere un culto dei morti e come ognuno di noi possa essere accomunato all'altro nella ricerca di una vita migliore nell'aldilà o nella reincarnazione, proprio come ci insegnano gli indiani.

 
Claudia Grassi

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