la Tanatoprassi

LA RICOSTRUZIONE

“La ricostruzione, che chiamiamo anche tanatoplastica, è costituita da un insieme di tecniche che permettono di rendere il corpo presentabile e che hanno come obiettivo quello di far scomparire i segni della morte, ma anche di eventuali traumi denaturanti lasciati da una malattia sfigurante, da un incidente, da un suicidio, da un omicidio o da una autopsia. Esse sono numerose: vanno dall’applicazione di cosmetici alla ricostruzione di tessuti ossei, muscolari e cutanei. […] È impossibile fare una bella ricostruzione con una semplice toeletta. Occorre che i tessuti siano preventivamente puliti, trattati con formalina e seccati. Si potrà allora lavorarli, effettuare le suture e applicare più facilmente le cere, i mastici e i cosmetici per ottenere un risultato ottimale”. (Karine Pesquera, tanatoprattrice).
Il campo di applicazione della ricostruzione è molto vasto (ridurre un gonfiore, estrarre un tumore, ricorrere a una lipoaspirazione o ricostruire delle membra sezionate o danneggiate). Questa pratica meriterebbe diverse pagine per arrivare a comprenderne le differenze e la complessità!  Le possibilità plastiche e riparatrici della ricostruzione funeraria sono assai molteplici,  il  campo di applicazione è vasto e non conosce limiti se non quelli imposti dallo stato di deterioramento del corpo stesso (ridotto allo stato di lembi sparsi o distrutto) e dalla professionalità dell’operatore. Pochi tanatoprattori francesi sono infatti capaci di occuparsi del trattamento di corpi gravemente danneggiati perché, anche se la ricostruzione figura nel programma dei loro studi, sono rari coloro che hanno realmente potuto o voluto formarsi.
“Se mi sono interessata alla ricostruzione tegumentaria è innanzitutto perché ho potuto incontrare, durante la mia formazione iniziale, professionisti che la praticavano. Ho trovato straordinario poter permettere ai familiari annientati dal decesso spesso brutale dell’essere amato di rivederlo un’ultima volta liberato da tutti i segni sfiguranti. Penso sinceramente che l’ultima immagine, quella di un defunto sereno, possa e debba sovrapporsi a quella traumatizzante di un decesso a causa di incidente o di suicidio. Sono convinta, dalle reazioni delle famiglie, dell’importanza di questa possibilità. Ed è per questa ragione che mi occupo di ricostruzione”. (Karine Pesquera).
I “tanatoplastici” formano quindi un gruppetto a parte nella cerchia dei tanatoprattori. Una cerchia i cui membri sono capaci, grazie alle proprie competenze, alla propria ingegnosità e alla propria maestria, di compiere l’ultimo atto alla scomparsa del proprio caro. In materia di ricostruzione, le invenzioni tecniche e altre astuzie derivanti dall’arte del cavarsela sono effettivamente numerose! Ogni professionista ha la propria “firma” e si impegna ogni giorno ad ampliare sempre più il campo delle proprie competenze per accompagnare al meglio le famiglie restituendo loro un corpo “accettabile”, il più vicino possibile a quello che era e che loro amavano. Vera chirurgia plastica per defunti, la ricostruzione eleva e nobilita le ambizioni estetiche della tanatoprassi.
Detentore di un sapere e di un savoir faire incontestabile in materia di riabilitazione estetica del cadavere, il tanatoprattore lavora così ogni giorno in Francia, mosso dall’intima convinzione di compiere una vera e propria missione a favore dei vivi. La certezza di accompagnare e di sostenere le famiglie in lutto di fronte al decesso del loro caro è per questa figura un vero motore, sia che si occupi di trattamenti di conservazione o di ricostruzione. Una missione che gli permette di “persistere nella professione” e che trova il proprio senso quando le famiglie testimoniano la loro riconoscenza davanti al lavoro svolto.
“Un giorno l’orrore ci ha annientati. Al di là di questo bisognava poter elaborare il lutto della perdita di nostro figlio Guillaume. Questo bel ragazzo, non avrei avuto il coraggio di vederlo sfigurato. La ringrazio ogni giorno. Grazie al suo encomiabile lavoro, ci ha permesso di conservare una bella immagine di Guillaume, che ha addolcito il nostro dolore. Guillaume è morto l’8 marzo 2003. Fino ad oggi non sono riuscita a scriverle. Mi perdoni” (lettera della madre di Guillaume inviata a Karine Pesquera nel marzo 2005).

 
Mélanie Lemonnier
Traduzione a cura di Nara Stefanelli


Nota della redazione:
per visionare alcuni esempi di ricostruzioni, con relative foto esplicative, si rimanda alla versione cartacea di Oltre Magazine di dicembre.

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