La Memoria culturale

TRA RICORDO E COMMEMORAZIONE

I temi della morte e del lutto, rimasti per lungo tempo quasi ignorati ad eccezione di quanto accade in occasione di clamorosi fatti di cronaca, sembrano avere determinato nell’attuale ambito culturale un sensibile cambiamento delle modalità di sentire e di considerare la morte, reso ancora più evidente dalla diffusione di pubblicazioni, di dibattiti, di convegni, di formazione professionale e di informazioni sull’argomento. Se il ricordo, inteso come facoltà della mente di conservare e di richiamare alla coscienza persone ed esperienze del passato, è oggetto di studio continuo delle più disparate discipline (teologiche, filosofiche, mediche, storiche, psicologiche, sociologiche, letterarie, artistiche e mediatiche), la celebrazione dei morti, con l’intrinseco bisogno di trasmettere ai posteri il loro nome, costituisce il nucleo antropologico della memoria culturale per la “commemorazione dei defunti”.
Il culto dei morti è la forma originaria più diffusa di vincolo sociale che lega i viventi ai defunti e conserva il ricordo trasmesso attraverso modalità che, per forza di cose, solo i vivi possono garantire. Ha valori diversi, l’uno legato alla religiosità, l’altro alla laicità, identificabili rispettivamente nella pietas e nella fama: la prima coincide con l’onere morale dei discendenti di mantenere vivo il ricordo dei defunti, la seconda, intesa come forma di ricordo o di proiezione di sé per chi è ancora in vita, è legata all’esigenza atavica di immortalità dell’uomo.
Nell’antico Egitto i rituali funebri e l’esigenza di dare valore eterno al nome individuale erano al centro della vita culturale: così, durante l’annuale “festa del deserto”, i familiari si recavano sulle tombe dei congiunti per celebrarvi, in loro compagnia, un banchetto solenne. Il banchetto funebre, molto diffuso nel mondo romano o nelle comunità paleocristiane, fu abolito verso la fine del IV secolo da Sant’Ambrogio, che proibì tale forma di culto privato. Venne così sostituito da celebrazioni commemorative collettive in cui le reliquie dei martiri venivano esposte nelle chiese e, quale nuovo rituale di socializzazione, entrò nella consuetudine la cena collettiva organizzata in seno alla comunità parrocchiale.
Le preoccupazioni dei cristiani legate al luogo di espiazione dei peccati dopo la morte assumevano connotati sempre più precisi rapportati alla prospettiva di salvezza ultraterrena, più incerta e lontana rispetto alla redenzione dell’anima attraverso il Purgatorio. Gregorio Magno sosteneva che in tale passaggio il destino delle anime poteva essere influenzato positivamente dai vivi e per tale motivo riteneva quanto mai opportuno garantirsi, in terra, la salvezza del Cielo.
Le cerimonie funebri medioevali erano caratterizzate dalle premure nei confronti dei morti e dei poveri. Chiese e conventi, come a Cluny, si specializzarono in questo ambito e diedero vita ad una vera e propria “industria di massa” per la produzione di diverse misure per la salvezza dell’anima: commemorazioni liturgiche durante le messe e donazioni di denaro ai non abbienti o elargizioni per l’allestimento delle mense per i poveri e per le opere di carità erano “soluzioni” frequenti per cercare di compensare i peccati commessi in vita, per abbreviare la permanenza dell’anima in Purgatorio e per essere ricordati dalla collettività.
L’attenzione verso i morti consisteva nel dare il più possibile perpetuità al ricordo del defunto il cui nome doveva essere citato nella liturgia della messa nei giorni feriali e festivi ed essere iscritto nel “libro della vita”. Le comunità religiose si scambiavano gli elenchi contenuti nei registri delle confraternite dei monaci - alle quali era riconosciuta la responsabilità della redazione e della tenuta dei “libri della vita” - e si promettevano vicendevolmente le prestazioni liturgiche rituali. Questa organizzazione del rituale funebre, mantenutasi fino al Settecento, si incrinò e si dissolse intorno al 1800, quando il diritto moderno ritenne che la personalità giuridica veniva meno con la morte e i defunti persero lo status di soggetti giuridici.
 
Maria Angela Gelati


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