Il Dolmen

Quando l'uomo ha sentito l'esigenza di seppellire i propri defunti

L’approccio dell’uomo moderno alla ritualità è costituito da una serie di gesti che affondano le proprie radici in un passato lontanissimo: da migliaia di anni, ad esempio, la preparazione della salma viene compiuta con grande amore e con il massimo rispetto. Viene quindi spontaneo domandarsi quando ha iniziato a seppellire i propri defunti avvertendo la necessità di costruire un luogo atto a custodire le salme dei propri cari. Il Dolmen è la prima costruzione funebre in pietra realizzata dall’uomo ed è interessante notare come l’uomo abbia sentito il bisogno di costruire la tomba in pietra prima ancora della città: da questo si evince chiaramente quanto la dimensione fisica e spirituale della morte potesse essere importante già nelle civiltà più antiche.
Il Dolmen è un elemento megalitico e rappresenta, per l’architettura, uno dei primissimi esempi di costruzione in pietra. Da un punto di vista simbolico la pietra è un componente affascinante e complesso che racchiude profondi significati riproposti nel tempo nella storia delle religioni. Basti pensare alla rappresentazione cristiana di Dio, inteso spesso come Pietra/Roccia, invulnerabile ed immutabile. Non a caso il primo Papa fu chiamato “Pietro”, nome che deriva dalla parola ebraica “Kephas” (dall’aramaico “Kefa” il cui significato è appunto “roccia”). O all’usanza ebraica secondo la quale dei sassi vengono posti sulle tombe dei defunti. Il sasso non si muove, non perisce a causa dello scorrere del tempo rimanendo stabile e inalterabile. Il simbolismo della Pietra è assai vasto e ricco di elementi che, tessuti tra di loro, formano una tela fittissima che abbraccia storia, cultura e religione unendo i popoli nelle diverse epoche storiche. Il Cristo è il diamante, pietra preziosa per eccellenza, nonché la vera espressione della Pietra Filosofale per gli Ermetisti Cristiani come possiamo evincere dalle opere di Robert Fludd.
Con ogni probabilità l’uomo ha avvertito il bisogno di seppellire i defunto da quando ha iniziato a vivere in una società più o meno organizzata. Secondo l’antropologo inglese John Henry Hutton queste costruzioni megalitiche avevano in origine l’obiettivo di impedire alle anime di vagare e di essere pericolose per i vivi rovinando i raccolti, ad esempio, o rendendo poco fertili gli animali da allevamento. Di norma il Dolmen veniva costruito in prossimità delle case dei vivi ed eccezionalmente, in caso di morte violenta causata da un fulmine o da un animale selvatico, sul luogo stesso del decesso.
Era convinzione diffusa che l’anima di un uomo la cui vita fosse stata interrotta bruscamente avrebbe vagato ancora per tutto il tempo che gli sarebbe spettato da vivere, senza trovare pace.
Di rito funebre ancora non se ne parlava; sopravverrà più tardi, di pari passo con l’evoluzione religiosa e culturale. La pietra funebre diviene quindi simbolo di protezione della vita nei confronti della morte. L’anima del defunto abita il Dolmen, così come successivamente abiterà la tomba, anche se per un lasso temporale definito. Oggi i vivi non vogliono più proteggersi dai defunti, ma proteggere i defunti. Il Dolmen è l’origine, il modello primordiale, la prima rappresentazione, e risiede in una dimensione arcaica della sacralità che ci appartiene profondamente svelandoci chi siamo e da dove provengono le nostre origini archetipiche: quelle origini che, proiettandoci verso il futuro, ci svelano il passato.
 
Miranda Nera


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