Quando in cielo non c'era il Paradiso

Breve viaggio a ritroso nei secoli, alla riscoperta delle origini della civiltà europea, ben prima dell'avvento dell'era cristiana, quando la mitologia greca in primis e, a ruota, quella romana, identificarono con assoluta determinazione personaggi e ruoli del Regno dei Morti.

Contrariamente all'attuale immaginario comune, affermatosi durante il Medioevo, che raffigura sotto terra il luogo della punizione eterna e in cielo il luogo della beatitudine perpetua, i nostri antenati pagani assegnavano agli inferi un ruolo più variegato e connotato positivamente. Signore del mondo sotterraneo era Ade, chiamato poi Plutone dai Romani; questo dio rappresentava la ricchezza del suolo (plutos, in greco, significa ricchezza), e perciò la fertilità della terra dipendeva da lui. Al tempo stesso Ade era il signore dei morti. Secondo la tradizione greca più antica il regno di Ade non si trovava sottoterra, ma ad Occidente, nella direzione dove gli uomini ogni giorno vedono tramontare il sole; tuttavia, per molti secoli, fino a tutta l'epoca romana, il suo regno fu ritenuto collocato negli inferi. Così come gli altri dei dell'Olimpo, anche Ade aveva la sua rete di legami familiari: fratello di Zeus, signore del cielo, e di Poseidone, dio del mare, si era scelto in sposa Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, Cerere per i Romani. Persefone, o Proserpina, era, al pari della madre, venerata come dea della fertilità della terra e, in senso più allargato, come dea del matrimonio e della fertilità della donna. Il culto degli dei del mondo sotterraneo era dunque associato in parte ai defunti, ma soprattutto alla terra e ai suoi frutti, indispensabili per la sopravvivenza degli uomini. Ade non era nulla di simile al diavolo, né, in alcun modo, una creatura malevola, ma un dio dell'Olimpo, capace, al pari degli altri, di dispensare favori o di agire in modo sfavorevole agli uomini, a seconda delle situazioni.
Sempre secondo la mitologia classica, l'aldilà inteso come il luogo dove dimoravano tutti i defunti, era suddiviso in tre regni, nessuno dei quali collocato in cielo; ad ognuno di questi venivano assegnati gli uomini in base al modo in cui avevano condotto la loro vita sulla terra: coloro che si erano distinti per aver vissuto in modo esemplare, primi fra tutti gli eroi, venivano destinati ai Campi Elisi, dove conducevano una esistenza beata. Coloro che avevano, invece, adottato stili di vita invisi agli dei, finivano nel Tartaro, l'antenato dell'Inferno sito al di sotto dell'Ade. Queste due destinazioni riguardavano, tuttavia, una piccola minoranza di persone; la maggior parte dei defunti andava a finire nella Pianura degli Asfodeli, e qui proseguiva un'esistenza simile a quella terrena e, tutto sommato, priva di gioia. Occorre ricordare che per gli antichi quella terrena era la vera esistenza, concetto lontanissimo da quello introdotto dal cristianesimo secondo cui sulla terra ci si prepara alla vita vera, quella eterna, che troverà compimento solo nell'aldilà. Secondo la mitologia greco-romana tutti i defunti, subito dopo il trapasso, si presentavano al cospetto di Ade. A condurli da lui era Caronte, il traghettatore di anime, che li raccoglieva sulla sua imbarcazione dalle rive di due fiumi, l'Acheronte e lo Stige. Da qui la tradizione di seppellire i morti con una monetina in bocca, un obolo col quale pagare il servizio di Caronte. L'ultimo importante personaggio del regno dei morti era Cerbero, cane a tre teste, posto a guardia dell'ingresso, con il compito di accogliere i nuovi arrivati, di divorare chi tentava di fuggire una volta entrato, di impedire l'accesso ai viventi. Secondo la mitologia e le credenze dell'antichità classica, insomma, tutti gli spazi del mondo ultraterreno si trovavano da qualche parte sulla terra o sotto terra, ma mai in cielo; la dimora per eccellenza degli stessi dei era la vetta dell'Olimpo, protesa verso il firmamento, protetta dalle nuvole, ma pur sempre una montagna e, dunque, inequivocabilmente ancorata alla terra.
 
Daniela Argiropulos

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