I presidenti delle quattro Associazioni

Il nostro punto di vista (2/5)

Identificate e definite l’obiettivo fondamentale per la vostra Organizzazione.
Bellachioma: “Una organizzazione sindacale quale Federcofit non può essere definita nel perseguimento di un singolo obiettivo. La Federazione nasce, si sviluppa e cresce intorno a principi di rappresentatività del comparto funerario, di propositività e di collaborazione con le istituzioni e con i legislatori delle norme di riferimento, di difesa di tutte le posizioni regolari relative al fare impresa funebre contrastando ciò che inquina, distorce e svilisce i principi sacri della concorrenza leale e del rispetto delle regole”.
Gibellini: “Non è facile scegliere fra i tanti punti cardine del nostro programma quello che può rappresentare l’obiettivo fondamentale. Se però devo indicarne uno, allora non posso che privilegiare il pieno rispetto delle regole e la rigorosa attivazione di controlli, elementi indispensabili per contrastare, se non per eliminare, la dilagante piaga della concorrenza sleale. Anche una politica fiscale che permetta un aumento della quota di deducibilità dei costi funerari e cimiteriali sarebbe un ottimo deterrente per fare emergere situazioni illegali in tema di lavoro nero e di fatturazione sommersa”.
Ronca: “Siamo nati nove anni fa con l’obiettivo di introdurre nel comparto un CCNL più giovane e più attuale che andasse a sostituire i vecchi Co.Co.Co. in via di scadenza e che consentisse una maggiore flessibilità nel rapporto di lavoro. Come tutte le novità, fummo guardati con diffidenza anche perché mettevamo in discussione posizioni ritenute intoccabili. Ma il tempo ci ha dato ragione: già molte imprese funebri italiane hanno aderito alla nostra proposta riconoscendone l’utilità e l’assoluta validità. Il futuro ci vedrà impegnati a promuovere il nostro contratto sull’intero territorio nazionale per contribuire ad imprimere alla categoria una svolta innovativa e rispettosa degli interessi di imprenditori e lavoratori”.
Tutti dite che la categoria è estremamente frammentata e popolata da operatori improvvisati. Chi è per voi l’imprenditore funebre e come pensate di combattere concorrenza sleale, malaffare e quant’altro nuoce all’immagine della categoria.
B: “L’imprenditore vero è quello che rispetta le norme. Non esiste la figura tipo dell’operatore funebre e tracciarne l’identikit ideale è fare ideologia inconcludente. Per far rispettare le norme molte sono le azioni da adottare e nessuna, da sola, ha valore salvifico. Sicuramente, schematizzando, una volta definite regole chiare per il settore, grande rilievo riveste un rigoroso e costante controllo. È un capitolo complesso e difficile, ma più indispensabile di qualsiasi altro”.
G: “Sostenere che oggi la categoria è estremamente frammentata e popolata da operatori improvvisati, non adeguatamente strutturati e poco attenti ai fondamentali principi dell’etica è un po’ come scoprire l’acqua calda. Imprenditore è colui che crede nella propria professione e che investe su di essa risorse umane ed economiche in grado di garantire e di sviluppare il business. Nel pieno rispetto di tutte le regole, sempre! Questo principio è valido, ovviamente, anche nel comparto funerario. Se riusciremo ad affermarlo, e se riusciremo a far comprendere alla categoria i valori irrinunciabili dell’etica e della professionalità, allora avremo fatto un grande passo avanti sulla strada della modernità e della trasparenza. E al nostro fianco dovremo avere le Istituzioni che ci devono garantire regole certe e un costante, efficace controllo sulla piena applicazione delle stesse”.
R: “L’imprenditore funebre è titolare di una azienda e, come tale, ha l’obbligo morale di portare ad essa lavoro e utili. Non siamo certamente fra coloro che sostengono che tutti i mezzi siano leciti, ma riteniamo che operare nel rispetto delle persone e delle tante leggi già esistenti sulla materia porterebbe ad una drastica diminuzione del malaffare e della concorrenza sleale”.
Le camere mortuarie ospedaliere e l’acquisizione dei servizi.
B: “È un argomento di particolare rilevanza soprattutto in un Paese, l’Italia, in cui l’ospedale rappresenta l’obbligato passaggio per oltre l’80% dei decessi. Si può ben comprendere che se l’80% del mercato funebre passa da lì, in quei luoghi ci sia un affollamento dell’offerta, cioè degli operatori funebri. Anche su questo regole e controlli, con la progressività necessaria. Non è facile trovare la formula perfetta. Passo dopo passo occorrerà adeguarsi alle necessità morali e professionali. Se però, con il solito vizio italico, in assenza di disposizioni riteniamo che i problemi siano ben altri, non andremo da nessuna parte e nelle camere mortuarie continuerà il mercimonio più inaccettabile”.
G: “È uno degli elementi di maggiore criticità nel nostro settore. Anche in questo caso occorre sottolineare la supremazia delle regole, dei controlli e di un sentimento di moralità che dovrebbe contraddistinguere gli operatori funebri. E non solo essi, ma anche quelli sanitari, spesso troppo sensibili a lusinghe che sconfinano nella illegalità. La nostra posizione è molto chiara: fuori tutti dagli ospedali, anche le insegne pubblicitarie o le indicazioni delle imprese autorizzate ad operare. Occorre ristabilire l’assoluta indipendenza delle famiglie nell’identificare l’impresa funebre di riferimento e l’indispensabilità di una informazione costante, corretta ed esauriente su questa facoltà che è anche un irrinunciabile segno di civiltà”.
R: “All’interno di queste strutture c’è ancora tanto da sistemare. I soliti ignoti continuano imperterriti ad operare e ad acquisire servizi, certi di non essere scoperti. Molti ne sono a conoscenza e, nascondendo la testa sotto la sabbia, giustificano propri comportamenti altrettanto poco esemplari: sono le stesse persone che, quando scoppia uno scandalo, si ergono a moralizzatori e fustigatori di costumi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”.
Siete certi che all’interno della vostra Organizzazione tutti gli Associati rispettino i canoni deontologici cui dichiarano di ispirarsi? Come agite nei confronti di chi viene meno ai fondamentali principi base?
B: “Queste certezze non sono proprie dell’umana condizione … Anche in questo caso regole e controlli. A parte la libera adesione e l’altrettanto libera accettazione da parte degli Organismi federativi (qualche volta abbiamo respinto l’adesione di aspiranti associati con chiare ed esplicite motivazioni), in Federcofit vige la sospensione dal ruolo di dirigente ai diversi livelli a fronte di procedimenti a carico e l’espulsione in caso di condanne definitive. Quando, invece, si tratta di comportamenti contrari alle linee di condotta della Federazione, o dannosi per la stessa, sono gli organi competenti ad assumere le decisioni del caso”.
G: “Obiettivo di EFI non è quello di raggiungere grandi numeri, ma di affermare l’assoluta qualità delle prestazioni e dei servizi resi dalle Imprese associate. L’iscrizione è subordinata alla piena ottemperanza ai requisiti previsti da una griglia piuttosto rigorosa e continuamente monitorata. La costante ricerca di una migliore professionalizzazione, lo sviluppo di ulteriori strumenti operativi innovativi e moderni, la totale aderenza ad un Codice Deontologico sottoscritto al momento dell’adesione sono il comune denominatore fra i nostri Associati. Proprio perché vogliamo rappresentare la vera Eccellenza Funeraria Italiana non avremmo dubbi nello stigmatizzare comportamenti scorretti o incoerenti e nell’assumere decisioni necessarie anche se sofferte”.
R: “È difficile mettere la mano sul fuoco sul fatto che tutti i nostri Associati rispettino la deontologia. E sfido chiunque a dimostrare che, in casa propria, non accada altrettanto. Posso però garantire l’impegno costante di Asnaf nell’intervenire con rigore, se necessario, per riprendere chi ha sbagliato e ricondurlo sulla retta via. Non è impresa facile e non sempre è coronata da successo: allora si rende necessario valutare le singole situazioni e trarre le dovute conseguenze”.
[continua]


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